| | |  | Ciclone Floyd | | Ciclone Floyd
Si stima che la furia dell’uragano Floyd abbia causato almeno 70 vittime e provocato la più grande evacuazione mai avvenuta in tempo di pace negli Stati Uniti. Nelle Bahamas, tre giorni dopo che la tempesta mortale si era scatenata sulle isole di Abacos, Eleuthera e Grand Bahama, l’energia residua non si era ancora esaurita e nelle isole più lontane scarseggiavano i viveri e le scorte di acqua. I soccorsi internazionali e delle Bahamas si mobilitarono per raggiungere le comunità ancora isolate e per fornire cibo e acqua alle vittime dell’uragano. Su un’isola, un intero villaggio fu risucchiato dal mare, le case furono fatte a pezzi e metà del cimitero fu spazzato via.
La tempesta devastò la comunità di immigrati haitiani di New Providence, particolarmente vulnerabile perché insediata in baraccopoli fatiscenti lontano dalle strade principali dell’isola. Floyd spazzò via le loro fragili capanne di legno, le finestre e le porte e inondò numerose fattorie.
Gli incidenti e i problemi causati dall’inondazione nella Carolina del Nord provocarono almeno 42 morti, 10.000 sfollati, 30.000 case inondate e danni per 6 miliardi di dollari. I danni all’agricoltura furono devastanti. Le perdite stimate superarono un miliardo di dollari, soprattutto per danni alle colture di cotone e soia.
La maggior parte dei morti fu trovata ancora intrappolata nelle automobili, vittima dell’ingrossamento delle acque che hanno spazzato via i veicoli in ruscelli e torrenti impetuosi. Le inondazioni avevano virtualmente colpito la parte est della Nord Carolina, un’area di 2,1 milioni di abitanti. Si corse anche il rischio di epidemie a causa delle centinaia di migliaia di maiali, polli e tacchini morti.
L’inondazione spazzò via almeno 1.000 container di materiali esplosivi e tossici (es. benzina, solventi, gas propano, ecc.) riversandoli nei corsi d’acqua di tutto il New Jersey. Le autorità dell’Agenzia per la protezione ambientale statunitense EPA (Environmental Protection Agency) dichiararono che oltre un milione di galloni di acque di rifiuto, contenente probabilmente cromo, fuoriuscì dall’impianto della Occidental Chemical di Castle Hayne. I tecnici dell’EPA valutarono inoltre una potenziale minaccia di contaminazione di mercurio a causa dei danni subiti da una vasca di contenimento nell’impianto della HoltraChem di Riegelwood.
Per ulteriori approfondimenti sui cicloni e sullo scatterometro, cliccare qui. Immagini dallo scatterometro per il vento dell’ERS-2
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10 settembre 1999
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Sinistra: Immagine da uno scatterometro per il vento con campo del vento calcolato.
Destra: Dati ricavati da uno scatterometro per il vento, sovrapposti su un’immagine del GOES 8.
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12 settembre 1999
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Sinistra: Immagine da uno scatterometro per il vento con campo del vento calcolato. Il ciclone è ora classificato nella categoria tre, velocità max. del vento (Km/h) 144,0 nell’immagine.
Destra: Dati ricavati da uno scatterometro per il vento, sovrapposti su un’immagine del GOES 8.
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14 settembre 1999
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Sinistra: immagine da uno scatterometro per il vento con campo del vento calcolato. Il ciclone è ora classificato nella categoria quattro, velocità max. del vento (Km/h) 250,2 nell’immagine.
Destra: dati ricavati da uno scatterometro per il vento, sovrapposti su un’immagine del GOES 8.
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Immagine ricavata da uno scatterometro per il vento.
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Come si è formato il ciclone Floyd Il ciclone tropicale Floyd ebbe origine da un’ondata tropicale sopra la zona dell’Oceano Atlantico tropicale centrale, il 7 settembre (14.6N 46.2W, alle 21Z). Fino al 9 settembre il sistema (classificato come tempesta tropicale) si spostava in direzione ovest, ovest - nord ovest, con un aumento delle velocità del vento fino ad una punta massima (sostenuta per 1 minuto) sulla superficie di 110 km/h. Floyd fu classificato come uragano il 10 settembre, con velocità massime sulla superficie di 130 km/h e piegò poi in direzione ovest – nord ovest sopra il Mare dei Caraibi orientale.
Il 12 settembre fu classificato come uragano di categoria tre nella scala Saffir-Simpson, con venti sulla superficie di 195 km/h ad una velocità di 22 km/h. Il ciclone mantenne la sua direzione ovest – nord ovest.
Il 13 settembre la pressione minima al centro del ciclone aveva raggiunto i 923 millibar, vale a dire una caduta di 44 millibar in circa 27 ore. Quel giorno Floyd fece registrare la punta massima di velocità delle raffiche sulla superficie (250 km/h) e la punta minima di pressione nel centro (921 millibar) e fu così classificato come uragano di categoria quattro nella scala degli uragani.
Il 14 settembre Floyd fu sopra le Bahamas con raffiche di 220 km/h. Il giorno seguente (15), il sistema si diresse nord – nord ovest e in seguito nord est, a causa di un anticiclone nella parte estrema dell’Atlantico Occidentale, che impedì al ciclone di dirigersi verso l’interno in Florida.
Il 16 settembre Floyd si diresse verso l’interno attraversando la parte orientale del Nord Carolina, nelle vicinanze di Cape Fear, come uragano di categoria due, con raffiche massime sulla superficie di 175 km/h, in attenuazione al suolo. Successivamente fu riclassificato come uragano di categoria uno, con venti di 150 km/h (36.0N 76.6W, alle 13Z) e successivamente come tempesta tropicale (39.3N 74.6W, alle 21z, sulla costa del New Jersey, 10 miglia circa a sud di Atlantic City), con venti di 90 km/h. Immagini dai satelliti NOAA 14/15 e GOES 8 Le immagini NOAA che seguono sono prodotte da GOES 8 e NOAA 14/15.
Immagini gentilmente concesse dall’Agenzia NOAA.
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 8 set 99 - GOES 8
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 9 set 99 - GOES 8 |
 10 set 99 - NOAA 14 |
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 12 set 99 - NOAA 15
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 13 set 99 - GOES 8 |
 14 set 99 - NOAA 14 |
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14 set 99 - NOAA 14
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 14 set 99 - NOAA 15 |
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 14 set 99-NOAA 15
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 15 set 99 - GOES 8 |
 16 set 99 - GOES 8 |
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