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Roboclimber computer animation
Scalare usando tecnologia spaziale
Uno strano scalatore di possibili frane
 
3 Dicembre 2003
Sarà chiamato Robotclimber, ovvero robot scalatore, la nuova macchina progettata per evitare frane e smottamenti, senza pericolo per gli uomini. Così, uno dei più grandi robot mai costruiti sarà anche uno dei più agili, grazie alla tecnologia spaziale targata ESA.
 
Una volta completato, il robot sembrerà un gigantesco ragno a quattro zampe e 3 tonnellate di peso tra struttura e strumentazione. Con Robotclimber verranno messe in sicurezza le pareti di roccia e terra a rischio: grazie a bracci robotizzati, a una trivella e a un avanzatissimo software che calcola in tempo reale l’equilibrio statico e dinamico e tutti i parametri critici operativi della macchina, lo “scalatore” si muoverà su superfici sia orizzontali sia verticali, arriverà nei vari punti prescelti dagli ingegneri, comincerà a trivellare fino a 20 metri di profondità e inserirà barre di metallo nella parete, controllato e monitorato da lontano.

Grazie al programma di Trasferimento di Tecnologie dell’ESA e all’interno del programma europeo EU CRAFT, questo prototipo sarà realizzato da un team di sette industrie e centri di ricerca europei, guidati dalla genovese D’Appolonia, non nuova allo sviluppo di spin off spaziali su progetti dell’Agenzia Spaziale Europea.  
 
Micro-rover NANOKHOD
Micro-rover NANOKHOD
“Ci è stato subito chiaro che con le tecnologie spaziali avanzate era possibile creare un grande robot telecomandato per inserire barre di metallo lunghe 20 metri e assicurare così pendenze e declivi a rischio” – ha affermato Giorgio Pizzuto, Project Manager di D’Appolonia. “Questo è un lavoro molto rischioso, solitamente portato a termine da operai assicurati alle impalcature a parecchi metri dal suolo e a contatto con pareti instabili. Volevamo arrivare a sviluppare un sistema robotizzato che facesse tutto il lavoro”. E infatti sarà possibile ridurre, se non eliminare, i rischi legati a questo tipo di operazioni: “il sistema eviterà agli operai anche l’esposizione alla polvere di silicio e all’inquinamento acustico” ha aggiunto Pizzuto.

Nella progettazione ingegneristica, sono stati coinvolti l’Università di Genova per la meccanica e il controllo tridimensionale del robot, secondo una tecnica usata recentemente per le manovre satellitari di aggiustamento dell’orbita; e la SAS (Space Application Services) belga che ha implementato per il Robotclimber un sistema di controllo robotizzato a distanza, sviluppato sempre per ESA nel 1997 e usato nel micro-rover NANOKHOD.

“Le tecnologie europee per lo spazio hanno spesso avuto risvolti stupefacenti nella vita quotidiana sulla Terra – ha sottolineato Pierre Brisson, Capo dell’Ufficio Promozione per il Trasferimento Tecnologico dell’ESA – Molte delle soluzioni innovative sviluppate per automatizzare i lavori più pericolosi provengono dai programmi spaziali dell’ESA”. E infatti negli ultimi 10 anni l’Agenzia Spaziale Europea ha distribuito oltre 160 tecnologie spaziali in settori industriali non-spaziali.
 
 

 
 
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