Astronauti non si nasce, si diventa

Launch STS-75
La navetta spaziale Columbia offre a Guidoni la sua prima esperienza di volo spaziale nel 1996, a bordo della missione STS-75.

"Nulla sulla Terra può veramente prepararti all'incredibile esperienza del decollo" dice l'astronauta dell'ESA Umberto Guidoni che ha compiuto il suo primo volo nello spazio nel 1996 sulla missione del Tethered Satellite STS-75.

"Pochi istanti prima del lancio si stenta a credere di essere in un vero Shuttle. Il quadro dei comandi è talmente somigliante a quello del simulatori che è solo pochi secondi dopo il lancio che ci si rende conto di vivere un'esperienza reale".

"Le scosse e le vibrazioni sono più galvanizzanti di quanto si possa immaginare. Poi è solo una volta che sei in orbita e che sei pervaso dalla sensazione di fluttuare che ti accorgi veramente di esserti lasciato alle spalle il pianeta. Basta dare un'occhiata fuori dal finestrino: la vista è assolutamente mozzafiato" afferma Umberto.

Ma questi sono gli aspetti più esteriori della vita di un astronauta. Quello che sta in secondo piano, molto meno spettacolare, è un programma di addestramento lungo e spesso difficile.

Umberto Guidoni in training
Tutto sorrisi durante una sessione di addestramento.

Come gli altri membri del team dell'ESA composto da 16 astronauti, Guidoni si è allenato instancabilmente per più di cinque anni per il suo viaggio sulla Stazione Spaziale.

Il suo addestramento è iniziato presso il centro EAC di Colonia, in Germania, per poi proseguire con una formazione come specialista di missione al Johnson Space Centre di Houston, in Texas.

"L'addestramento per la Stazione Spaziale Internazionale è intensissimo e bisogna imparare ad utilizzare sistemi assai diversi" dice Guidoni. "La tecnologia dello Shuttle è nata a partire dagli anni '60 e '70 mentre la tecnologia della Stazione Spaziale fa parte della generazione del nuovo secolo. La transizione può essere difficile ma è importante saper gestire tutt'e due", soggiunge.

La simulazione della missione è una parte importante del programma di addestramento, particolarmente nei pochi mesi che precedono il lancio.

"Possiamo passare in media quattro giorni su cinque nel simulatore" dice Guidoni. "La missione viene passata in rassegna a più riprese sotto tutti gli angoli, per assicurarci che, una volta in orbita, siamo preparati a fronteggiare qualsiasi eventualità, malfunzionamento o situazione di emergenza".

STS-100 Crew
STS-100 crew

La forma fisica è altrettanto importante delle buone condizioni mentali. La maggior parte dell'addestramento di base dell'astronauta porta su esercizi e discipline specifici come l'immersione subacquea per simulare le condizioni di assenza di peso, nonché l'addestramento alla sopravvivenza.

Della sua precedente missione Guidoni ricorda che viaggiare nello spazio è tutt'altro che facile. "Il corpo è sottoposto a una quantità di diverse sensazioni e i programmi di volo prevedono di regola 10 o 12 ore di lavoro al giorno, con compiti complessi e che richiedono un'elevata precisione: è un'attività molto stressante".

Per quanto riguarda gli effetti dell'assenza di gravità, Guidoni si sente abbastanza a suo agio. "Occorre un po' di tempo prima di abituarsi, ma alla fine diventa una cosa abbastanza naturale. Il problema poi è quando si ritorna a Terra e bisogna rimettersi camminare di nuovo" dice scherzando.

Ultima modifica: 18 Aprile 2001

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