COROT, tra terremoti stellari e nuovi pianeti

COROT
28 Dicembre 2006

INTERVISTA 46-2006. L’anno spaziale 2007 si chiude con il lancio, dalla base russa di Baikonour, del satellite COROT, una missione internazionale guidata dal CNES, l’Agenzia Spaziale Francese, a cui partecipa anche l’ESA. Che cosa ci aspettiamo da COROT?

Il primo obiettivo di COROT è lo studio dei terremoti in stelle diverse dal Sole.

Una stella, com’è noto, è una massa di gas tenuto insieme dalla gravità. Al suo interno vi è una fornace nucleare che, a decine di milioni di gradi a una densità di oltre cento volte quella dell’acqua, fonde protoni per darne nuclei di elio. Come se fossero pentoloni cosmici, le stelle hanno strati che, a causa della produzione di energia centrale, vengono continuamente rimescolati. Attraverso meccanismi che coinvolgono il campo magnetico, si originano anche esplosioni, che danno luogo a onde sismiche, terremoti stellari identificabili sulla superficie delle stelle o che ne attraversano le zone più interne.

La presenza di questi terremoti causa una variazione di luminosità della stella: ed è proprio questo segnale che COROT è in grado di identificare.

Si stima che COROT riesca a studiare i terremoti su una cinquantina di stelle diverse, permettendoci di studiarne le condizioni interne e, in definitiva, di capire meglio come una stella di modifica nel corso della sua vita. Questo genere di analisi è già stata sperimentata sul Sole, grazie a oltre dieci anni di osservazioni condotte con il satellite SOHO, realizzato in collaborazione tra NASA ed ESA. Si tratta insomma di un settore di ricerca ormai in fase di consolidazione che con COROT dovrebbe fare un salto di qualità.

Tra gli aspetti più affascinanti di questo nuovo telescopio spaziale, c’è anche la ricerca di pianeti intorno a stelle diverse dal sole?

Si tratta dell’obiettivo secondario di COROT. Anche in questo caso il segreto sta nella misura di deboli variazioni di luminosità delle stelle intorno alle quali i pianeti orbitano: se siamo abbastanza fortunati da osservare una stella proprio mentre un pianeta si sta interponendo tra la stella e il nostro telescopio, allora COROT potrebbe essere in grado di identificare un indebolimento della luce della stella, come in una piccola eclisse.

Ci aspettiamo che COROT scopra diversi pianeti di dimensioni paragonabili a quelle del nostro Giove. Inoltre ci aspettiamo di scoprire soprattutto pianeti che percorrono un’orbita vicina alla stella che li illumina, perché con queste caratteristiche la variazione di luminosità sarà relativamente semplice da misurare. Potrebbero essere “Giove caldi”, cioè corpi principalmente gassosi, ma potrebbero essere anche “pianeti di acqua”, cioè sufficientemente lontani dalla stella da lasciare che gran parte del gas che li forma si liquefaccia, a formare un immenso oceano.

Ma poiché COROT misurerà la luminosità di migliaia e migliaia di stelle, è possibile che alcuni nuovi pianeti possano avere dimensioni paragonabili alla Terra. Quindi non giganti gassosi come Giove, ma pianeti rocciosi.

Four terrestrial planets
Spettri di diversi pianeti

C’è la possibilità che pianeti di questo genere possono ospitare la vita?

Di solito si dice che la fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo. Nel nostro caso se riuscissimo a scoprire pianeti in grado di ospitare la vita dovremmo dire il contrario! Scherzi a parte, è onestamente una speranza molto remota.

Se anche riusciremo a scoprire pianeti rocciosi, relativamente simili alla Terra, rimane comunque probabile che si tratti di corpi vicini alla loro stella-madre più di quanto il nostro Mercurio non sia vicino al Sole. A una distanza del genere, se la stella è simile al Sole, un pianeta è spazzato da radiazione gamma, X e UV così energetica da rendere sterile la superficie. In questo caso, sarebbero luoghi inadatti a ospitare la vita. Tuttavia non tutte le stelle sono uguali al Sole: man mano che le stelle hanno massa minore di quella del Sole per esempio, emettono una minore quantità di luce di alta energia. In linea di principio non si possono escludere pianeti in orbita intorno a stelle deboli che abbiano in superficie acqua allo stato liquido, che per come noi conosciamo la vita è un elemento indispensabile per lo scambio di calore e sostanze nutritive.

Darwin's flotilla
Darwin

Quanto dovremo aspettare per la prima scoperta di un pianeta come la Terra, alla distanza giusta dalla propria stella-madre per ospitare, almeno in teoria, la vita?

Al momento ci sono molti progetti che hanno fra propri scopi anche questo obiettivo. Per quanto riguarda l’Europa. l’ESA sta sviluppando una missione innovativa, Darwin, che sarà lanciata in data ancora da definire, ma non prima di cinque – sei anni, e che punta a identificare i pianeti in modo diretto rivelando la luce che emettono. Il problema principale, infatti, è che impossibile osservare direttamente un pianeta che orbita vicino a una stella utilizzando la luce visibile, perché luce emessa dalla stella è circa un miliardo di volte più intensa di quella del pianeta.

Darwin osserverà il cielo in infrarosso, una luce nella quale la luminosità stellare è “solo” un milione di volte più intensa di quella di un pianeta. Darwin sarà costituito da quattro o cinque satelliti. Agendo in sincronia e puntando la stessa stella, saremmo in grado di ottenere dati di estrema precisione. C’è un altro motivo per il quale Darwin osserverà il cielo nell’infrarosso: il gas emesso da piante e animali assorbe radiazione a questa lunghezza d’onda, lasciando così un’impronta digitale molto chiara nella radiazione emessa. Sarà come andare a caccia delle impronte digitali dei pianeti.

Nota:

Le interviste

Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

I giornalisti della Rai, Lorenzo di Las Plassas e Stefano Masi, si alternano nel discutere con il rappresentante dell'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Simonetta.Cheli@esa.int.

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