CryoSat-2: salvare l’orso polare dall’estinzione

5 Maggio 2006

INTERVISTA 17-2006. L’Unione Internazionale per la conservazione della natura ha pubblicato il 2 maggio l’elenco aggiornato delle specie a rischio di estinzione. E tra queste, a causa dello scioglimento dei ghiacci dell’Artico, troviamo per la prima volta anche gli orsi bianchi. Quale è lo stato dei ghiacci secondo le osservazioni da satellite?

Com’è noto c’è ormai concordanza sul fatto che l’atmosfera del pianeta si stia riscaldando. In linea teorica, però, è praticamente impossibile prevedere l’entità del riscaldamento su lunghi periodi né l’effetto del riscaldamento sui ghiacci polari.

Occorrono dunque misurazioni in-situ, con campagne aeree e satelliti. E le misurazioni hanno registrato, nel corso dell’estate, riduzioni significative dei ghiacci marini nell’Oceano Artico, mentre è stata osservata una altrettanto significativa attività di produzione di iceberg giganti e di profondi cambiamenti nelle coste del continente Antartico.

Questo andamento è stato confermato anche nel corso di un recente convegno internazionale sull’altimetria radar, che si è svolto a Venezia. Alcuni scienziati statunitensi, utilizzando i dati raccolti dai satelliti dell’ESA ERS-1 ed ERS-2, hanno mostrato che tra il 1992 e il 2002 i ghiacciai costali della Groenlandia e dell’Antartico sono diminuiti di spessore. E hanno registrato anche un corrispondente aumento del livello delle acque. Tuttavia, per quanto riguarda la Groenlandia in modo specifico, gli scienziati hanno messo in evidenza che lo scioglimento dei ghiacciai lungo le coste è più che compensato da un aumento delle nevicate a latitudini maggiori. Quindi la questione non è semplice, richiede analisi dettagliate e, nel complesso, va capita con maggior precisione.

Per quanto riguarda l’orso polare, però, l’aumento del ghiaccio ad alte altitudini è poco consolante: è lo scioglimento dei ghiacci costali che ne sconvolge l’habitat naturale e ne mette in crisi la sopravvivenza.

Iceberg collision
Una collisione fra iceberg rivelata da Envisat

Per migliorare lo studio dei ghiacci dallo spazio, l’ESA ha recentemente approvato lo sviluppo di una seconda missione CryoSat, dopo il fallimento del lancio del primo CryoSat. Che cosa aggiunge di nuovo questo satellite alle indagini da terra e dallo spazio che già sono in corso?

Lo scopo della missione CryoSat è di misurare con estrema precisione la variazione dello spessore dei ghiacciai continentali e marini, facendone una mappa globale. In questo modo si vuole determinare quali ghiacciai si stanno effettivamente sciogliendo, quali altri stanno aumentando, quali sono i ritmi a cui si modificano e quali sono, naturalmente, le quantità di ghiaccio in gioco.

L’obiettivo della missione è complesso, perché occorre misurare variazioni di pochi millimetri. Questa accuratezza è fondamentale, perché vogliamo conoscere non solo come cambia un ghiacciaio nel complesso, ma come si modificano i suoi confini. Gli strumenti utilizzati nelle precedenti missioni spaziali, infatti, si sono rivelati molto buoni per quanto riguarda le misure su ampie distese di ghiaccio, ma inadeguati per capire come cambia nel tempo lo spessore dei confini dei ghiacciai. Lo strumento principale di CryoSat-2, il SIRAL, è invece stato progettato per poter funzionare in varie modalità, una delle quali è dedicata proprio alla soluzione di questo problema.

Alla tecnologia si accompagna inoltre anche una grande accuratezza nella calibrazione degli strumenti. In questi giorni scienziati dell’ESA e studenti del Cimate Change College sono all’opera in Groenlandia per raccogliere dati sul comportamento delle nevi e dei ghiacci che saranno fondamentali per interpretare i dati di CryoSat-2.

Perché il ruolo svolto dalla criosfera è così importante?

Misure sul campo per preparare la missione CryoSat

La criosfera è delicata e svolge un ruolo fondamentale per il clima terrestre. La presenza di ghiacci modifica localmente le condizioni climatiche e attraverso questi cambiamenti, influenzano il clima a livello globale.

Dal 50% all’80% della luce solare, infatti, viene riflessa dai ghiacci. È una percentuale molto maggiore di quanto non accada per la terra o le distese di acqua allo stato liquido, che riflettono una frazione di luce solare compresa tra il 10% e il 30%. Attraverso questo meccanismo, la presenza di ghiacci determina un raffreddamento delle zone in cui si trovano. Non solo: uno strato di ghiaccio, per esempio sulla superficie di un oceano, separa il mare dall’atmosfera. E il mare è una enorme sorgente di energia, che non viene più messa a disposizione dell’atmosfera, che dunque risulta più fredda. In un certo senso, quindi, i ghiacci si creano le condizioni ambientali che ne assicurano la preservazione.

Naturalmente un riscaldamento globale che porta allo scioglimento dei ghiacci ha l’effetto di rompere questo meccanismo: i ghiacci si sciolgono, la luce viene riflessa in misura minore, l’atmosfera ha più energia a disposizione grazie all’aumento degli scambi con gli oceani e la terra liberati dai ghiacci e dunque si riscalda ancora di più.

Il motivo quindi per il quale la variazione dello stato dei ghiacci deve essere monitorata è anche la consapevolezza di un possibile effetto a catena, che una volta innescato è ben difficile interrompere: si teme l’innalzamento delle acque e un catastrofico effetto sul clima del pianeta.

Quindi né noi né l’orso polare possiamo dormire sonni tranquilli?

Antarctica
La mappa delle quote del ghiaccio in Groenlandia

Diciamo che la scienza può aiutare a prendere decisioni di buon senso: da questo punto di vista le misure di CryoSat-2, come di altri satelliti dedicati, avranno il pregio di mettere nero su bianco e di fornire ai politici una “fotografia” complessiva della situazione più chiara ed evidente di quella che oggi abbiamo: i politici avranno la possibilità di decidere quali strumenti adottare e i cittadini avranno la possibilità di decidere se gli strumenti adottati sono i migliori.

Nota:

Le interviste

Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

Il giornalista della Rai, Lorenzo di Las Plassas, passa cinque minuti con il rappresentante dell'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Simonetta.Cheli @ esa.int.

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