Da Kourou a Vega: lavori in corso

Imagine artistica di Vega
21 Ottobre 2004

Lavori in corso nella base spaziale dell’ESA: Il 20 ottobre, a Korou, è stato aperto ufficialmente il cantiere per la costruzione del segmento di terra di Vega. Lo spazioporto europeo si sta espandendo, anche se il mercato globale dei lanci è in ribasso rispetto a qualche anno fa. Perché questa scelta?

Se vogliamo che l’Europa nei prossimi decenni conservi una sua indipendenza nell’accesso allo spazio la scelta è obbligata. Ed è una scelta che va fatta a livello strategico, avendo la vista lunga, come mette in evidenza il “libro verde” sullo spazio dalla Commissione Europea, nel 2003: è necessario investire affinché il peso dell’Europa a livello mondiale aumenti.

Sviluppare una buona flotta di lanciatori significa essere competitivi nel mercato globale dei lanci satellitari, che nonostante la contrazione del mercato, svolgono un ruolo sempre più rilevante nella vita quotidiana.

Del resto la situazione è molto cambiata nel contesto internazionale da quando si è sviluppata la politica commerciale europea. Alla fine degli anni ’80 e negli anni ’90, quando l’Ariane4 ha conquistato gran parte del mercato globale dei lanci, i lanciatori russi non erano ancora stati commercializzati, mentre gli USA avevano da poco virato verso lanciatori riutilizzabili come gli Shuttle. Ed è in questo contesto che la politica europea ha avuto buon gioco: l’Ariane4 era affidabile, garantiva un discreto numero di lanci ogni anno e il prezzo era competitivo.

La situazione oggi è cambiata: i russi sono molto aggressivi nella vendita dei loro servizi spaziali, dai Soyuz ai Rockot, mentre l’Ariane5, che nel frattempo ha sostituito l’Ariane4, è un lanciatore molto potente ma dai costi elevati, che quindi non può coprire quella fetta di mercato occupata dai satelliti di dimensioni modeste. A questo l’ESA ha risposto con una duplice strategia: aprire la base di lancio di Kourou alle Soyuz russe e sviluppare in proprio un nuovo lanciatore, il Vega destinato proprio ai satelliti di dimensioni ridotte.

È la construzione del segmento di terra del lanciatore Vega

Ma quali sono le previsioni sulla fetta di mercato a cui è destinato Vega?

Vega nasce per stimolare, in Europa, un nuovo segmento di mercato, capace soprattutto di coinvolgere le istituzioni: Università ed enti di ricerca, ma anche i governi e i ministeri nazionali e della UE. Uno dei problemi dello spazio europeo, infatti, riguarda i soggetti che investono nello spazio. Mentre negli USA il mercato dei lanci è foraggiato sia dagli agenti commerciali che dalla istituzioni, in Europa c’è un notevole sbilanciamento a favore della commercializzazione. Le istituzioni, insomma, investono poco.

L’ESA ha deciso quindi di sviluppare un lanciatore che sia al tempo stesso affidabile e poco costoso, ideale per la messa in opera di satelliti scientifici ambientali, ma anche per satelliti dedicati al controllo e alla difesa del territorio.

Quest’ultimo aspetto punta al rafforzamento di quelle missioni che hanno un taglio "duale", cioè che nascono in sinergia tra interesse civile e interesse militare. Ovviamente solo a scopi pacifici.

Gli USA sono molto "protezionisti" da questo punto di vista. Il numero di satelliti con queste finalità è notevole ed è un mercato chiuso: solo industrie e lanciatori sotto lo stretto controllo USA possono essere coinvolti. Naturalmente un mercato istituzionale dedicato alle industrie nazionali garantisce non solo la sicurezza del paese, ma anche un continuo foraggiamento delle attività industriali. È una differenza enorme rispetto all’Europa, dove le nostre industrie sono molto più esposte al mercato commerciale dei satelliti, nonostante la qualità assoluta di livello mondiale.

La zona di lancio di Vega

E quando è prevista l’entrata in funzione di Vega?

Per lo sviluppo del programma Vega si sono voluti tenere i costi al minimo indispensabile. Quindi si è deciso di procedere alla ristrutturazione completa della piattaforma di lancio ELA1, la piattaforma dalla quale ha preso il volo il primo Ariane e che è stata dismessa 15 anni fa.

Siamo ora nella fase “cantieristica” dei lavori: recintazione dell’area, ristrutturazione degli edifici e della loro messa in sicurezza, lo smantellamento della vecchia piattaforma della lancio, il cablaggio, la costruzione di strutture per civili e così via.

Lavori di questo genere sono una buona notizia in generale per l’Europa, ma in particolare per il nostro paese: l’industria responsabile della costruzione è l’italiana Vitrociset, che lavorerà in situ non solo con i propri lavoratori, ma anche assumendo personale locale.

Accanto alle opere citate, il programma prevede un forte riutilizzo delle strutture già esistenti: il Centro di controllo di Vega, per esempio, sarà nello stesso edificio dell’Ariane. È il luogo dove fisicamente avviene il conto alla rovescia e si segue il satellite fino all’orbita corretta: è una sala a teatro da dove anche i giornalisti, gli scienziati, gli ospiti possono seguire in diretta il lancio.

Lo stesso vale per i test sul motore principale di Vega, che sarà controllato nella medesima struttura dove ora vengono testati i razzi dell’Ariane. È una torre alta circa 50 metri, sotto la quale è stata scavata una fossa di 60 metri, lunga circa 200 e larga 35. Qui i motori scaricano tutta la loro potenza nelle fasi di test che precedono il lancio. Se tutto va bene nella fase di sviluppo del lanciatore, ci aspettiamo di poter vedere all’opera il primo Vega per la metà del 2007.

Intanto, però, godiamoci il 164esimo lancio di un Ariane, previsto in novembre.

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