El Niño e i suoi fratelli

20 Marzo 2003

Aumento dell'inquinamento atmosferico, riscaldamento globale, cambiamento climatico, fenomeni come El Niño o il buco nell'ozono: che relazione hanno uno con l'altro? È possibile fare il punto della situazione a sei mesi dal meeting mondiale di Johannesburg per lo sviluppo sostenibile?

L'inquinamento atmosferico e il buco nell'ozono sono dati di fatto, così come sembra essere accertato un riscaldamento medio globale della superficie del pianeta di circa 0,5 °C nel corso del '900. Come l'inquinamento atmosferico, buco nell'ozono e riscaldamento globale siano legati è ancora molto dibattuto, ma gli indizi sono a favore dell'esistenza di un legame reale. E naturalmente è ancora più dibattuto se il riscaldamento globale debba essere interpretato come un cambiamento climatico del pianeta o piuttosto una variazione nel corso degli anni da ritenersi normale. E comunque svincolata dal consumo e dall'inquinamento dell'uomo.

El Niño, d'altra parte, non è un certo fenomeno recente: è conosciuto da secoli, tanto che questo nome è quello stesso che i pescatori delle coste peruviane usavano per indicare, alla fine dell'800, un surriscaldamento della superficie dei mari che ne interrompeva la grande pescosità. El Niño, cioè il bambino, si riferisce al bambino Gesù, a sottolineare che il suo arrivo era in coincidenza con il dicembre. L'attenzione nei confronti di El Niño è dovuta soprattutto alla notevole intensità del fenomeno nel corso del 1997 e all'esposizione sui mass media che ne è seguita.

I primi mesi del 2003 sono stati registrati fra i più rigidi sulle coste orientali degli USA e tra i più umidi nell'Europa occidentale. Di chi è la colpa?

Il clima sull'Europa è influenzato soprattutto dal sistema di circolazione oceanico e atmosferico sull'Oceano Atlantico. I dati che abbiamo a disposizione non indicano El Niño come la causa di particolari effetti climatici sull'Europa: sembra piuttosto essere un fenomeno che nasce e si consuma soprattutto nel bacino dell'Oceano Pacifico e dei paesi che vi si affacciano, dal continente americano all'Australia, fino addirittura all'India e alle coste orientali dell'Africa.

Recentemente però è stato messo in evidenza un fenomeno simile a El Niño che si verifica però sull'Oceano Atlantico, e che influenza il clima sui paesi europei e sugli USA orientali in modo molto più diretto di quanto non possa fare El Niño: l'oscillazione dell'Atlantico del Nord. Si tratta di una distribuzione del campo di pressione sull'Atlantico, che comporta la discesa di aria fredda dalle zone artiche e dell'Islanda verso sud, fino alle Azzorre e alle coste atlantiche della penisola iberica. Questo determina un rafforzamento dei venti atlantici che soffiano verso l'Europa e che portano sul continente una grande quantità di aria umida. Umida, non fredda: l'aria umida favorisce a sua volta inverni poco rigidi ma molto piovosi, come quello che si è avuto sulla Spagna quest'anno. Al contrario, sulle coste orientali degli USA l'effetto sembra essere proprio quello descritto: inverni rigidi e secchi.

Envisata, RA-2 - Sea Level Anomaly in October 2002
Envisat, RA-2 - Sea Level Anomaly in October 2002

Ma a che punto siamo nella comprensione di questi fenomeni?

El Niño è certamente più studiato rispetto all'Oscillazione dell'Atlantico del Nord: intanto perché è noto da maggior tempo, e poi perché ha effetti molto più estremi su una larga area del pianeta. Alla conoscenza concorrono dati satellitari, come quelli di Envisat, il satellite ambientale europeo, ma anche rilevamenti attraverso sistemi di boe e di navi. Capire El Niño significa capire un'anomalia, una rottura della situazione normale. Dunque occorre prima comprende quale sia la situazione standard nella fascia tropicale dell'Oceano Pacifico.

In condizioni normali il livello dell'oceano sulle coste indocinesi è circa 60 cm maggiore del livello oceanico sulle coste del Perù: il motivo è che i venti superficiali spingono da est verso ovest (dall'America verso l'Asia), accumulando acqua da quella parte dell'oceano, proprio come sulle sponde di un lago sul quale soffia il vento. L'acqua oceanica accumulata è acqua di superficie, riscaldata dal sole. Questo dà luogo a una vera è propria piscina termica, che rende le acque indocinesi di circa 6-8 °C più calde di quelle peruviane. E a sua volta questo determina forte evaporazione, grande umidità e notevoli rovesci sulle coste asiatiche, mantenendo quelle americane relativamente poco umide e piovose. Le stesse coste americane sono molto più pescose, proprio in virtù dell'acqua fredda che circola a ridosso della superficie.

Ma è possibile prevedere El Niño o l'Oscillazione dell'Atlantico del Nord?

Quando ha luogo El Niño i venti che spingono la superficie oceanica verso l'Asia cessano o si indeboliscono. Così le acque più calde non sono mantenute esiliate su quelle coste: c'è un innalzamento della temperatura nel centro del Pacifico e addirittura sulla coste del continente americano, per esempio sul Perù. Questo rompe completamente il ciclo normale dell'acqua: ci sono grandi evaporazioni nei pressi delle coste americane, che si trovano poi a fare i conti con grandi precipitazioni, a causa della notevole umidità dell'aria. E viceversa, sulle coste asiatiche e australiane imperversa la siccità.

Ci sono indici che mettono in evidenza l'insorgere di questo fenomeno: in particolare il confronto fra le pressioni a livello del mare delle zone ad est e ad ovest del Pacifico. In genere si prendono come punti di riferimento la città australiana di Darwin e l'isola di Tahiti: quando El Niño è in fase attiva, allora la pressione di Darwin è maggiore di quella di Tahiti. Un indice analogo è stato messo a punto per l'Oscillazione Atlantica, prendendo come punti di riferimento la pressione a livello del mare in Islanda e quella a livello del mare di Lisbona, delle Azzorre o di Gibilterra. Attenzione però: si tratta di indici e non di previsioni. Per le previsioni occorrono ancora molti dati da terra e dallo spazio e un salto di qualità nella comprensione dell'accoppiamento tra atmosfera e oceano.

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