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    Il Trasporto di Materiali Pericolosi

    Truck
     
    18 Ottobre 2001

    A Napoli è in corso un’importante conferenza sul trasporto di materiale pericoloso: scorie radioattive, materiali inquinanti percorrono ogni giorni il nostro pianeta, esponendolo a tutti i rischi legati a incidenti. Ma quali sono i controlli sul trasporto di rifiuti di questo tipo?

    I problemi legati a controlli di questo genere sono molto complessi, perché entrano in gioco non soltanto questioni di tipo tecnico, ma anche di tipo politico. Mi riferisco in particolare a tutte quelle operazioni di monitoraggio e controllo che prevedono l’utilizzo di spazi aerei di nazioni diverse e cosi via.

    D’altra parte i controlli devono essere efficaci: si deve controllare che le petroliere, per esempio, siano conformi alle regole internazionali, che seguano le rotte autorizzate o che non scarichino illegalmente la stiva, inquinando i mari.

    Ma lo stesso si può dire anche di qualsiasi altro mezzo di trasporto impiegato nel trasferimento di rifiuti; per esempio, è partito un progetto pilota negli Stati Uniti che prevede la concentrazione in un sito del New Mexico delle scorie nucleari prodotte in 50 anni di guerra fredda e temporaneamente stoccate in 10 luoghi diversi degli USA. È chiaro che più efficace è il controllo effettuato sui mezzi di trasporto e più sicuro sarà lo smaltimento di questi materiali.

    Attualmente vengono adottati controlli basati su tecnologie terrestri, che hanno però diversi limiti, come accennavo. Si tratta di deficit che, di fatto, limitano la capacità di crescita del settore, non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista della sicurezza di per se stessa.

    La conferenza che si sta tenendo a Napoli nel corso della settimana, organizzata da EURISY con il patrocinio dell’ESA e sotto gli auspici della Regione Campania ha lo scopo proprio di fare il punto sulle applicazioni satellitari in questo delicato settore.

    Ma quali potrebbero essere i vantaggi della tecnologia satellitare?

    Innanzi tutto su un satellite si può fare affidamento indipendentemente dalle infrastrutture di terra. E questo è già un enorme vantaggio, perché rappresenta una vera e propria via alternativa per la comunicazione.

    I satelliti implicati in queste operazioni potrebbero essere di tre generi diversi. Ci sono satelliti specializzati nell’osservazione della Terra, come il satellite europeo ERS-2 ed ENVISAT, che sarà lanciato nel gennaio del 2002. In passato sono state messe a punto varie tecniche che permettono, per esempio, di rivelare perdite di olio in mare. Dunque il compito di questi satelliti sarebbe di sorveglianza e controllo.

    Ma si pensi anche al caso in cui si debba raggiungere telefonicamente un trasporto di materiali pericolosi che sta attraversando una zona non coperta dalla telefonia cellulare, per esempio. In questo caso ci si può affidare alla telefonia satellitare. E in questo caso si utilizzerebbero satelliti dedicati alle telecomunicazioni.

    E infine bisogna considerare casi in cui, per esempio, una nave si trova fuori rotta o in una qualsiasi situazione di emergenza e deve conoscere o far conoscere la sua posizione a una squadra di soccorso. In un caso di questo genere, per esempio, è chiaro che la nave deve essere dotata di un sistema di posizionamento affidabile, come oggi sono il GPS americano o il Glonass russo, e come domani sarà la rete satellitare europea di Galileo.


    Galileo constellation
    Galileo

    Oltre a garantire una via di comunicazione che non dipende dalle infrastrutture di terra, i satelliti garantiscono anche una copertura assai maggiore di quella fornita, per esempio, da una panoramica aerea.

    Certamente. Tieni conto che un aereo di linea vola a circa 10 km sulla superficie della terra, mentre satellite per l’osservazione della Terra, come ERS-2 ed Envisat, percorrono orbite a una quota di circa 800 km mentre satelliti in orbita geostazionaria, come alcuni di quelli che faranno parte del sistema di navigazione globale Galileo si trovano a una quota di 36000 km.

    La Terra, da un satellite geostazionario, appare grande quanto una mano quando il braccio è completamente allungato: è chiaro che satelliti di questo tipo non hanno grandi problemi di copertura. D’altra parte un satellite geostazionario, come suggerisce il nome, è fermo sulla verticale. Quindi ne occorrono diversi per coprire l’intero globo. E questo è il motivo per cui i sistemi di navigazione globale utilizzano “costellazioni” di satelliti.

    Ma quindi si va verso una situazione in cui saremo sempre più dipendenti dalle agenzie spaziali?

    No: non si tratta di sostituire tutto quanto oggi si fa con infrastrutture di terra con la tecnologia satellitare: occorre invece arrivare a soluzioni che prevedano canali alternativi di comunicazione, in modo da poter fare comunque affidamento sull’uno o sull’altro. E ogni volta che sia possibile prendere il meglio dall’uno e dall’altro. I satelliti non sono un’alternativa 'globale'. Piuttosto vanno visti come un valore aggiunto.

    In applicazioni di questo genere, occorre essere estremamente pratici. Al centro della questione sono i servizi che si possono fornire: quindi il primo punto da chiarire è quali siano le necessità delle comunità che useranno queste tecnologie. Per esempio, dal punto di vista delle compagnie di assicurazione, per esempio, una delle sfide cruciali è quella relativa all’equilibrio tra margini di sicurezza da adottare e costi da sostenere, che devono essere tali da garantire sempre la competitività dell’azienda. Ma evidentemente questo aspetto riguarda anche il pubblico, i governi stessi.

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