Il breve incontro di Giotto

 Giotto and Halley's comet (artist's impression)
13 Marzo 2006

Venti anni fa, nella notte tra il 13 e il 14 marzo del 1986, la sonda Giotto, lanciata dall'ESA, era protagonista di un breve incontro ravvicinato con la cometa di Halley. Il viaggio di Giotto costituiva la prima missione dell'ESA nello spazio profondo e faceva parte di un ambizioso sforzo internazionale per risolvere gli enigmi che circondavano questo misterioso oggetto.

L'avventura era iniziata il 2 luglio del 1985, quando Giotto venne lanciato da un vettore Ariane 1 (il volo V14). Dopo tre orbite attorno alla Terra, il motore di bordo venne acceso per consentire l'inserimento della navicella in un’orbita interplanetaria. Dopo una navigazione di otto mesi e quasi 150 milioni di chilometri, il 12 marzo del 1986 gli strumenti del veicolo spaziale individuarono i primi ioni di idrogeno della cometa di Halley. In quel momento Giotto si trovava ancora a una distanza di 7,8 milioni di chilometri dalla cometa.

Giotto incontrò la cometa di Halley circa un giorno più tardi, quando attraversò l'onda d'urto che viene prodotta dal vento solare quando le particelle solari supersoniche rallentano fino a velocità subsonica. Quando Giotto entrò nella parte più densa della chioma polverosa della cometa, la fotocamera di bordo iniziò a seguire l'oggetto più luminoso (il nucleo) mantenendolo nel proprio campo di vista.

Un entusiasmo irrefrenabile si scatenò allo European Space Operations Centre (ESOC) di Darmstadt, in Germania, quando le prime immagini sfocate e i dati relativi iniziarono ad arrivare. . I dieci team sperimentali analizzarono a fondo le prime informazioni raccolte e si gettarono a capofitto nella preparazione di un'analisi preliminare.

122 minuti prima del massimo avvicinamento venne registrato il primo di una serie di oltre 12.000 impatti con particelle di polvere della chioma della cometa. Le immagini dell'avvicinamento di Giotto sino a una distanza di circa 2000 chilometri dal nuclo cometario vennero trasmesse a Terra. Nel suo avvicinamento alla cometa, Giotto dovette attraversare un getto di materiale che sgorgava direttamente dal nucleo e quindi la frequenza degli impatti con particelle di polvere crebbe enormemente.

A quel punto, la sonda stava viaggiando alla velocità di 68 chilometri al secondo rispetto alla cometa. Appena 7,6 secondi prima del punto di massimo avvicinamento, il veicolo spaziale venne fatto piroettare su sé stesso dall'impatto con una particella di “grandi” dimensioni (un grammo). Questo portò alla perdita temporanea del contatto con la Terra. Il pubblico televisivo e gli angosciati membri del team Giotto temettero che la navicella fosse andata distrutta nell'impatto ma, con grande sorpresa di tutti, ben presto le informazioni di Giotto ripresero ad arrivare a Terra, sia pure in modo intermittente. Giotto era ancora operativo.

Nei successivi 32 minuti, i razzi direzionali del robusto veicolo spaziale ne stabilizzarono il movimento e fu possibile ristabilire completamente il contatto con la navicella. Quando finalmente si riuscì a riprendere il controllo della sonda, Giotto era già passato a circa 596 chilometri dal nucleo e stava proseguendo verso lo spazio interplanetario.

Il piccolo veicolo spaziale, così incredibilmente resistente continuò a inviare a terra dati scientifici per altre 24 ore durante il suo viaggio verso lo spazio profondo. L'ultimo impatto con particelle di polvere venne rilevato 49 minuti dopo il massimo avvicinamento.

Lo storico incontro ebbe termine il 15 marzo, quando gli esperimenti condotti dai vari team di Giotto vennero interrotti.

Per ulteriori informazioni:

Gerhard Schwehm, ESA Rosetta Project Scientist
E-mail: gerhard.schwehm @ esa.int

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