Il lanciatore VEGA

Vega (Artist's impression)
Vega, il piccolo lanciatore
6 Marzo 2003

Mentre il lancio fallito della nuova versione dell’Ariane 5, in dicembre, e la tragedia dello Shuttle Columbia sembravano suggerire una battuta d’arresto nell’utilizzo dello spazio, il 25 febbraio è stato firmato il contratto per completare la fasi di sviluppo di un nuovo lanciatore europeo, il Vega.

Vega sarà un vettore di piccole dimensioni, se confrontato con quelle degli altri membri della famiglia degli Ariane: circa 27 metri di altezza contro gli oltre 50 metri dell’Ariane 5, una massa al lancio di 128 tonnellate contro le 710 dell’Ariane 5. Alle ridotte dimensioni si associa naturalmente una capacità di lancio diversa rispetto a quella degli Ariane 5. Le prestazioni di Vega sono stato progettate per rispondere a un requisito di base: il lancio di un carico utile, cioè di un satellite, destinato a un’orbita polare bassa, cioè un’orbita inclinata di 90° rispetto all’equatore, a una quota di 700 km.

Questo non significa che Vega potrà essere usato solo per missioni di quel genere: diminuendo l’inclinazione dell’orbita richiesta e mantenendo la medesima quota, Vega può lanciare carichi utili più pesanti. Se poi ci interessa una quota maggiore, naturalmente dovremo diminuire il carico utile, come è intuitivo. Vega avrà tre stati a propulsione solida a cui è affidato il compito di vincere la forza di gravità e uno stadio addizionale a propulsione liquida, tra il terzo stadio e il satellite da lanciare, che dovrà controllare l’assetto del lanciatore, la sua traiettoria, il rilascio del satellite e il rientro nell’atmosfera dell’ultimo stadio.

In questo contesto europeo, l’Italia è senz’altro uno dei protagonisti di questa nuova sfida. Quale è il ritorno per il nostro paese?

Vega è un progetto che nasce in Italia e che è stato fatto proprio dall’Agenzia Spaziale Europea, che lo ha ritenuto di interesse strategico. Oggi l’Italia sostiene il programma di sviluppo con il 65% dei finanziamenti, seguita dalla Francia con circa il 12,5%. Allo sviluppo di Vega partecipano con quote minori anche Spagna, Svezia, Svizzera e Paesi Bassi.

Dal punto di vista industriale i ruoli chiave sono giocati da società italiane: la ELV, una società per azioni a cui partecipa il gruppo Fiat e l’Agenzia Spaziale Italiana, è responsabile dello sviluppo del lanciatore nel suo complesso. La FiatAvio, del gruppo Fiat, è invece responsabile dello sviluppo del primo stadio, il P80, una versione rivista dei razzi booster degli Ariane 5, che utilizzano lo stesso tipo di propellente. Lo stadio P80 costituirà di fatto anche un banco di prova per lo sviluppo di nuovi booster per l’Ariane5, chiudendo il cerchio. Inoltre il team responsabile del progetto risiederà in Italia, presso ESRIN, la sede di Frascati dell’Agenzia spaziale Europea.

Vega launcher artist view
Una elaborazione artistica dei prossimi lanci di Vega

Il primo volo di Vega è previsto per la metà del 2006. Ma che genere di satelliti lancerà?

C’è oggi la possibilità di sviluppare satelliti scientifici per l’astronomia e per l’osservazione della Terra di dimensioni piuttosto ridotte. Mettere in orbita satelliti sui 1500 kg con un lanciatore come Ariane 5 è talmente dispendioso da precludere il lancio alle piccole-medie imprese o alle Università e agli enti di ricerca. Vega cerca di cogliere queste nuove possibilità e, al tempo stesso, di stimolarne la crescita. Mentre oggi per mettere in orbita un piccolo satellite si è costretti ad acquistare un lancio con un vettore americano o con un vettore russo, Vega garantisce all’Europa, cioè alle imprese e agli enti europei, un accesso allo spazio indipendente e a basso costo. Il costo del lancio, infatti, dovrebbe essere circa il 15-20% in meno di un lancio con un vettore americano.

Finora sono stati individuati già 13 potenziali lanci di satelliti che hanno le caratteristiche giuste per Vega. In generale si suppone di utilizzare Vega per almeno 3-4 lanci all’anno, indipendentemente dal mercato. In più si aggiungono i lanci commerciali, la cui frequenza oggi è più difficilmente prevedibile, perché dipende dall’andamento del mercato stesso.

Ragioni strategiche a parte, in un periodo di scarsi investimenti nella ricerca, perché l’Italia si è impegnata nello sviluppo di un lanciatore?

Il lanciatore, nonostante l’impegno italiano, non è un lanciatore nazionale. Il programma è svolto in ambito europeo, all’interno dell’Agenzia Spaziale Europea. Ma per l’Italia, in definitiva, era un’occasione unica: per lo sviluppo di questo lanciatore vengono usati massicciamente sia le competenze che le strutture sviluppate in precedenza. Si tenga conto che si riutilizzano tutti gli investimenti europei per l’Ariane: per la fabbricazione degli elementi, per le competenze, per la base di lancio, per le infrastrutture. Per fare un esempio, il modulo a propellente liquido utilizza un sistema di guida e controllo del volo con una piattaforma inerziale identica a quella utilizzata per gli Ariane5. Ho già citato il primo stadio P80, che non solo deriva direttamente dall’Ariane5, ma che utilizza lo stesso propellente: dunque permette di utilizzare gli stessi gli impianti di produzione. Infine, Vega sarà lanciato dalla base di Kourou, ormai una base con un funzionamento e un’efficienza collaudati. In particolare sarà riutilizzata la rampa di lancio ELA1, che era stata usata per il primo lancio di un Ariane, nel 1986, rivista e corretta in base alle nuove necessità. L’intero sviluppo costa circa 1 decimo rispetto a una situazione in cui si parte da zero.

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