Il naufragio della Prestige

Part of an oil slick of several kilometers follows the stricken
Part of an oil slick of several kilometers follows the stricken Bahamas-flagged Prestige oil tanker
21 Novembre 2002

Per arginare il disastro ambientale dovuto al naufragio della petroliera Prestige in Galizia, che ha oltre 70000 tonnellate di nafta nella stiva, la protezione civile spagnola, attraverso l’Unione Europea, ha chiesto anche l’aiuto dei satelliti.

Due anni fa, nel giugno 2000, l’Agenzia Spaziale Europea ha siglato un accordo con l’Agenzia Spaziale Francese e successivamente con quelle Canadese e Indiana e con la NOAA statunitense per garantire l’attivazione delle osservazioni via satellite di aree colpite da disastri naturali o causati dall’uomo. In pratica è sufficiente che un ente come una Protezione civile nazionale richieda l’osservazione della zona colpita attraverso uno dei satelliti delle agenzie che hanno firmato l’accordo.

L’ESA mette a disposizione due satelliti per l’osservazione della Terra: ERS2 ed Envisat. Entrambi seguono un’orbita quasi polare. Envisat sorvola la Terra ogni 100 minuti all’incirca lungo un meridiano mentre la Terra ruota su se stessa, un po’ come quando si taglia a spicchi un’arancia. In pratica, componendo il moto del satellite con quello della Terra, risulta che si ha una copertura globale del pianeta ogni 3 giorni e il passaggio sopra una stessa area del pianeta ogni 35 giorni. Questo significa che una prima osservazione di una zona colpita da disastro può essere fatta entro 3 giorni dalla richiesta. Ma è anche chiaro che occorre mobilitare il maggior numero di satelliti possibile, per garantire la continuità della copertura.

ASAR wide-swath image acquired November 2002

Abbiamo un’immagine radar presa da satellite della macchia di nafta che si dirige verso le coste spagnole. Sono immagini che non sono facili da interpretare. Come si legge questa mappa?

Si tratta di un’immagine radar, ottenuta attraverso lo strumento ASAR. L’ASAR manda un fascio di onde radio verso la Terra e ne raccoglie la riflessione. Nel caso degli oceani, sono le onde marine che riflettono le onde radio. Le macchie di nafta sono quelle più scure non perché la nafta sia di quel colore, ma perché la nafta sparsa sulla superficie oceanica impedisce alle onde di crescere. La riduzione delle onde fa sì che il mare rifletta meno onde radio e che ci appaia più scuro. Insomma: quando osserviamo il mare con un radar, più è calmo, meno luminoso ci appare.

A che cosa serve questa immagine? Innanzitutto ci dà una visione globale della situazione. Si tenga conto che Envisat si muove a 800 km di quota, dunque ha una campo di vista notevolmente maggiore di quello di un aereo di linea. Inoltre l’ASAR funziona a onde radio prodotte dallo strumento stesso (strumento attivo): può “vedere” la Terra di giorno e di notte, anche attraverso le nubi.

Non si possono utilizzare anche i satelliti come il Meteosat, che hanno immagini più semplici da capire?

I dati vengono forniti alle Protezioni civili in modo che siano facilmente leggibili. Ma come viene ribadito da tutte le dichiarazioni degli esperti l’entità del danno dipende anche dalle condizioni meteo. Ecco perché il supporto del Meteosat è utile: ogni 30 minuti fornisce un’immagine della zona, della copertura nuvolosa e permette di seguire l’evoluzione delle condizioni meteo. D’altra parte, però il Meteosat osserva la Terra proprio in modo da osservare anche le nubi: quindi non riesce a scrutare la superficie terrestre in presenza di una copertura nuvolosa.

La zona, in particolare, è caratterizzata da venti piuttosto forti che hanno conseguenze di vario tipo: secondo alcuni, i venti potrebbero aver giocato in modo positivo, per esempio disperdendo le perdite minori di nafta. Ma è anche chiaro che hanno provocato la diffusione della macchia d’olio. Inoltre hanno “ripulito” la superficie dell’oceano dalle componenti oleose più leggere, diluendole, senza però intaccare le componenti più pesanti della macchia di petrolio, che galleggiano sotto la superficie e che quindi diventano difficili da rivelare.

I satelliti come ENVISAT raccolgono anche dati sulla direzione e l’intensità dei venti. A medio-lungo termine, dunque non per l’intervento immediato, sono osservazioni utili per approfondire lo studio dei venti oceanici e per prevedere il comportamento dell’ambiente in modo più dettagliato. In altri termini, sono dati utili per migliorare i modelli per le previsioni del tempo.

Questo per quanto riguarda il controllo di una situazione in corso e l’intervento immediato. Ma è chiaro che i disastri come quelli della Prestige devono essere prevenuti. Anche in questo caso lo spazio può darci una mano?

Esiste il vecchio detto “aiutati, che il cielo ti aiuta”. E senz’altro vale anche per lo spazio. Per esempio sarebbe possibile tracciare la rotta delle navi che portano carichi pericolosi attraverso sistemi di navigazione guidata da satellite, come il sistema Galileo, un analogo del GPS statunitense. Questo permetterebbe da una parte di controllare che la rotta sia seguita nel modo corretto, dall’altra un intervento immediato in caso di necessità. Inoltre un satellite come ENVISAT compie un monitoraggio continuo delle perdite o degli scarichi di petrolio o derivati.

Oltre a essere aiutati dal cielo, occorre però anche aiutarsi: un conto sono disastri naturali, come un’eruzione vulcanica o un terremoto, ed anche in questo caso gli studi proseguono per cercare di capire e prevedere questi fenomeni; altra cosa sono i disastri provocati dal comportamento dell’uomo. A volte sembra di assistere al suicidio di un’intera razza! Occorre cambiare completamente il modo di rispettare il nostro ambiente: non si può chiedere aiuto né allo spazio né al cielo per questo. La distruzione o la salvezza del nostro ambiente dipende esclusivamente dall’uomo, dai comportamenti individuali e dalle responsabilità politiche. Di fronte a scelte sbagliate, non c’è spazio che tenga. E non c’è Terra, a lungo andare, che resista.

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