L’Agenzia Spaziale Europea inizia le operazioni di recupero di Artemis

The Ariane 5 Flight 142 launch
23 Luglio 2001

Artemis, il satellite per le telecomunicazioni dell’Agenzia Spaziale Europea, è ormai sotto il completo controllo del team operativo e degli ingegneri di sistema dell’Altel (Alenia Spazio-Telespazio), al lavoro nel centro del Fucino, in Italia, con il supporto di una squadra di specialisti dell’Agenzia Spaziale Europea, dopo che la scorsa notte era andata a buon fine una prima manovra volta a posizionare il satellite in un’orbita superiore.

Il satellite era stato lanciato da Ariane 5 giovedì 12 luglio dalla base di Kourou, ma era stato lasciato in un’orbita degradata a causa di un malfunzionamento dello stadio superiore del lanciatore. Artemis è stato iniettato in un’orbita con un perigeo di 590 chilometri., un apogeo di 17.487 chilometri e un’inclinazione di 2.94°, contro una posizione orbitale corretta di 858 chilometri al perigeo, 35.853 chilometri all’apogeo e 2° di inclinazione. Dal momento dell’iniezione in orbita, il satellite ha avuto un comportamento nominale. I gruppi di batterie solari sono stati in parte posizionati come previsto dal programma un paio di ore dopo il lancio e hanno iniziato a fornire l’energia necessaria per le operazioni. In questi ultimi giorni sono stati effettuate una serie di operazioni di riposizionamento e di accensione simulata del propulsore di apogeo, propedeutiche alle manovre descritte di seguito necessarie al raggiungimento dell’orbita.

La strategia di recupero adottata è volta a portare il satellite in posizione geostazionaria nominale e a mantenere il livello di propellente chimico e xeno (il gas utilizzato dal sistema di propulsione elettrica a ioni) in modo da sfruttare al massimo il ciclo di vita del satellite, previsto originariamente a 10 anni.

Il team congiunto ESA/Alenia Spazio /Telespazio ha concordato una strategia a 4 fasi intesa a portare Artemis dall’attuale orbita non nominale a quella geostazionaria:

Fase 1: Il propulsore di apogeo, che utilizza un propellente chimico, entra in funzione durante una serie di passaggi in perigeo (ovvero alla distanza più breve dalla Terra) per aumentare l’apogeo (la distanza massima dalla Terra) fino a circa 31.000 chilometri. Il valore del perigeo, invece, non aumenterà di molto. Le stazioni terrestri del Fucino (Italia), Malindi (Kenia), Perth (Australia), Goldstone (USA) e Kourou (Guyana francese) assicureranno il monitoraggio del satellite.

Fase 2: L’orbita ellittica sarà trasformata in orbita circolare mediante una serie di manovre in perigeo e apogeo il cui risultato finale sarà il posizionamento del satellite in un’orbita quasi circolare di attesa a 31.000 chilometri dalla Terra e una durata di circa 18 ore. Al termine di questa fase, verrà completato il posizionamento delle batterie solari e dei riflettori di antenna. A quel punto, il satellite opererà in modo nominale, seppure non ancora in orbita geostazionaria.

Fase 3: Mentre il satellite si troverà in orbita di attesa, verranno svolte alcune operazioni di collaudo nominale (attivazione e verifica del corretto funzionamento di tutti i componenti del satellite), per quanto possibile in questa orbita subgeostazionaria.

Fase 4: Il satellite verrà innalzato con un movimento a “spirale” dall’orbita di attesa a quella geostazionaria nominale con l’ausilio del sistema di propulsione elettrica a ioni di cui esso è provvisto.

La prima accensione al perigeo del propulsore di apogeo è stata effettuata con successo ieri sera (18 luglio) fra le 17:19 e le 17:39 CEST. I controllori di volo hanno riferito che tutto si è svolto nel migliore dei modi, e attualmente il satellite si trova ad una quota di apogeo di 19.164 chilometri (il perigeo è aumentato a 609 chilometri, mentre l’inclinazione è rimasta a 2.9°).

La conclusione della fase 2 (arrivo nell’orbita di attesa) è prevista per i prossimi giorni. La fase 3 durerà all’incirca 2 mesi, durante i quali verranno condotti i vari test di collaudo e le operazioni preliminari all’innalzamento dell’orbita. La fase 4 comincerà alla fine di settembre e durerà diversi mesi.

Il programma di recupero messo a punto è quello che offre le migliori garanzie di successo per riposizionare il satellite dall’orbita degradata in cui è stato iniettato a quella geostazionaria nominale, risparmiando una quantità di combustibile chimico e xeno che consentirà ad Artemis di funzionare nominalmente per alcuni anni. L’esatta quantità di combustibile disponibile e la durata del ciclo di vita del satellite potranno essere quantificate solo al termine della fase 2, seppure con qualche imprecisione.

Le operazioni di recupero includono una serie di interventi insoliti che non possono essere pianificati in anticipo, come nel caso del sistema di propulsione elettrica a ioni, per il quale dovrà essere definita una nuova modalità operativa.

Il prossimo rapporto di avanzamento delle operazioni sarà reso noto al termine della fase 2.

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