L’ESA aderisce all'OGC: l'Osservazione della Terra nella prospettiva di una cartografia digitale standard

Esempio di ricerca multimissione sulle aree colpite dallo Tsunami del Dicembre 2004
11 Aprile 2005

“In quell’Impero, l’Arte della Cartografia raggiunse tale Perfezione che la mappa d’una sola Provincia occupava tutta una Città, e la mappa dell’Impero, tutta una Provincia. Col tempo, codeste Mappe Smisurate non soddisfecero e i Collegi dei Cartografi eressero una Mappa dell’Impero che uguagliava in grandezza l’Impero e coincideva puntualmente con esso (…).”

Così scriveva ne L’artefice, lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, con il suo classico amore per il paradosso. Ma se la mappa immaginaria di Borges era così esaustiva da dover essere tanto estesa quanto l’area rappresentata, e dunque del tutto inutile, la moderna tecnologia oggi ci permette di organizzare una quantità considerevole di informazioni territoriali in modo estremamente compatto ed efficiente. Da diversi anni sono infatti sempre più diffusi i cosiddetti Sistemi Informativi Geografici (GIS, Geographic Information System). Per dirla semplicemente, un GIS è un sistema informatico che, attraverso la visualizzazione di una mappa geografica, permette all’utente di interrogare un archivio di dati legati al territorio rappresentato. La mappa, quindi, oltre a dare tutte le informazioni caratteristiche di una carta geografica, è la chiave d’accesso ai dati territoriali.

Quick look ENVISAT su mappa digitale

"Il limite alle applicazioni di sistemi di questo tipo è posto solo dalla fantasia," dice Sam A. Bacharach, dell’Open Geospatial Consortium (OGC), l’organizzazione internazionale no profit che guida il processo di standardizzazione dei servizi basati sui dati informativi geografici e di localizzazione. “Il sistema può essere incrementato con qualsiasi tipo di dati, purché si rispettino gli standard che ne permettono l’integrazione in un archivio ben organizzato.”

Si va dal controllo dei meccanismi oceanici, che consentono la previsione e la gestione di un fenomeno potenzialmente disastroso come un uragano (progetto GoMOOS, USA), alla mappatura delle risorse, come la qualità dell’acqua dei fiumi (progetto CANRI, Australia) o la tutela delle foreste (progetto del Servizio Forestale Canadese), fino ad applicazione molto più semplici, legate alla vita di tutti i giorni, come per esempio poter rintracciare il negozio più vicino all’utente che vende una particolare marca di scarpe.

“Ma un limite molto concreto, ancora oggi, è dato dalla difficoltà di mettere d’accordo le organizzazioni nella definizione delle accortezze necessarie a rendere compatibili i dati. Questo è un passo cruciale per la creazione di archivi semplici da usare,” ammonisce ancora Sam A. Bacharach.

Se dal punto di vista teorico, infatti, è possibile rendere fruibile un GIS attraverso un computer portatile o un terminale di telefonia mobile, la messa a punto di standard per la condivisione dei dati non è ancora giunta a una completa maturazione, nonostante sia altrettanto necessaria per vincere le sfide del futuro.

Servizi GMES

In progetti di questo tipo, si stima infatti che la mancanza di uno standard comune comporti che oltre l’80% del tempo venga speso in attività non produttive come, per esempio, la raccolta dei dati acquisiti da fonti diverse e le operazioni per renderli compatibili fra loro. Mettere a punto degli standard aperti significa risparmiare una notevole quantità di tempo, a tutto vantaggio dello sviluppo delle applicazioni e dei servizi.

Tenuto conto di queste necessità, che vanno facendosi sempre più stringenti, in qualità di principale fornitore di dati satellitari di osservazione della Terra, l’ESA ha deliberato di entrare a far parte dell’OGC, varando il progetto Harmony.

Harmony, come indica il nome, ha lo scopo primario di promuovere in primo luogo l’adesione agli standard di OGC nella fornitura dei dati di osservazione della Terra e di armonizzare gli standard proposti dall’Agenzia con quelli del Consorzio. Come è caratteristica dell’OGC, si tratta di standard aperti, che non richiedono da parte di nessun utente l’acquisto di un software particolare, ma che sono visualizzabili, per esempio per quanto riguarda i personal computer, attraverso qualsiasi browser.

Questo approccio fa parte delle linee guida del documento del piano di implementazione decennale del GEOSS (il Sistema dei Sistemi di Osservazione Globale della Terra) sottoscritto a Bruxelles nel febbraio 2005. Su scala più ridotta, l’ESA aveva avviato nel 2003 nell’ambito del progetto Oxygen, un’attività pilota che aveva lo scopo di armonizzare l’accesso agli archivi dei dati raccolti dal satellite francese SPOT con quelli delle misure del satellite Envisat dell’ESA.

Al Junaynah area
Esempio di un servizio GMES

Più in generale, nell’ambito delle attività di preparazione del GMES, il contributo europeo al GEOSS, l’ESA si fa carico di promuovere la collaborazione e la definizione di nuovi standard OGC con particolare attenzione ai dati di osservazione della terra, con la partecipazione delle agenzie nazionali e dei vari operatori che partecipano al programma (Heterogeneous Missions Accessibility). In linea con questa scelta, l’ESA sta progettando la realizzazione di un segmento di terra che abbia una reale funzione multimissione. Le infrastrutture di servizio dovranno essere utilizzate per minimizzare gli investimenti, rendendo efficiente la produzione di applicazioni legate ai dati satellitari di osservazione della Terra e riducendo drasticamente i tempi di maturazione dei nuovi servizi.

“In questa fase, la gestione dei rischio di catastrofi naturali è uno degli argomenti più dibattuti,” afferma Pier Giorgio Marchetti (ESA). “Il contatto diretto con le associazioni che operano sul territorio è cruciale: occorre che gli specialisti riescano a offrire servizi che utilizzino i dati che sono stati ottenuti da satellite, perfettamente registrati su una cartografia per quanto possibile dettagliata.

Contiamo di poter utilizzare una nuova serie di standard definiti assieme a OGC per vincere l’altra grande sfida: utilizzare contemporaneamente dati globali da satellite, dati locali da centraline installate sul territorio e dati geo-spaziali provenienti da comuni, province e regioni. Questo, in ultima analisi, è uno degli scopi principali del programma GMES.”

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