L’ESA e il cambiamento climatico

Le conseguenze di una alluvione nell'ottobre 2000 nel Nord Italia
11 Gennaio 2007

INTERVISTA 1-2007. La Commissione Europea ha lanciato un pacchetto integrato per ridurre le emissioni nel corso del XXI secolo. Obiettivo: una gestione intelligente dell'energia disponibile e mantenere sotto controllo il cambiamento climatico. È fattibile?

Il documento della Commissione appare concreto e le misure che indica sembrano realistiche. In particolare l’Unione Europea indica l’obiettivo di una riduzione del 20% del valore del 1990 delle emissioni di biossido di carbonio (anidride carbonica) e di altri gas serra entro il 2020. Questa percentuale dovrebbe essere incrementata al 30% nel contesto di un protocollo internazionale più ampio. Entro il 2050, poi, l’obiettivo è di dimezzare le emissioni, sempre rispetto a quelle del 1990.

Un piano di così ampio respiro è necessario: il 2012 è l’anno in cui termina il protocollo di Kyoto, che è stato un primo passo significativo, perché a livello internazionale ha permesso di mobilitare governi e popoli per un obiettivo comune. Si tratta quindi di proseguire nel processo e di aumentarne significativamente la portata, anche con azioni unilaterali.

L’ESA e le Agenzie Spaziali, dal canto loro, possono dare un contributo importante con il controllo delle emissioni dallo spazio e dal supporto alla ricerca scientifica.

Global air pollution map
La mappa globale dell'inquinamento prodotta da SCIAMACHY, uno strumento di Envisat

Secondo le stime, queste misure a livello planetario dovrebbero essere in grado di limitare l’aumento di temperatura a livello globale sotto i 2°. Ma è una previsione significativa?

Rispetto agli anni in cui è stato siglato, certamente abbiamo capito di più il funzionamento dei meccanismi climatici e queste previsioni medio-lungo termine sono piuttosto credibili. Tuttavia, al di là delle soluzioni fisico-matematiche, lo stato attuale dell’inquinamento del nostro pianeta è oggettivamente preoccupante: basti pensare alle mappe di ossido di azoto ricavate da ENVISAT, il satellite ambientale dell’ESA, o alle misure satellitari di biossido di carbonio.

Oggi si può sperare in un’azione condivisa anche alla luce del recente Rapporto Stern che ha avuto una notevole eco e che quantizza le conseguenze economiche del cambiamento climatico. La conclusione di Stern è chiara e limpida: i costi che oggi dobbiamo pagare per limitare il cambiamento climatico sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli che dovrebbero pagare le generazioni future se non facessimo niente. Anche perché l’inquinamento, al di là del cambiamento climatico, è responsabile di un numero sempre maggiore di decessi in ambienti per complicazioni alle vie respiratorie o che indicano una diffusione sempre maggiore di irritazione delle vie aeree e di altre reazioni allergiche, come l’asma. E con l’industrializzazione sempre maggiore dei paesi emergenti è difficile pensare che la situazione possa migliorare se non interveniamo.

L’ESA ha recentemente avviato alcuni progetti per approfondire lo studio del cambiamento climatico. Di che si tratta?

Heat maps of the Mediterranean
Mappa delle temperature superficiali dei mari dal 8 al 26 luglio del 2006

Due progetti sono legati ai mari. Il particolare Medspiration ha l’obiettivo di realizzare una mappa delle temperature superficiali dei mari, mentre GlobCOLOUR ha lo scopo di raccogliere dati sul loro colore. Questa accoppiata si spiega perché il fitoplancton, la cui presenza o meno da luogo a un colore delle acque rivelabile da satellite, assorbe circa la metà biossido di carbonio giornalmente immessa in atmosfera. Quel che oggi non sappiamo è se e come il riscaldamento globale, e dunque l’aumento della temperatura, ha conseguenze sulla efficienza dell’assorbimento. Una preoccupazione è che temperature più alte inibiscano parzialmente il meccanismo. Questo significherebbe che l’aumento dell’effetto serra determinerebbe l’aumento della temperatura e, abbassando l’assorbimento del fitoplancton, l’aumento del biossido di carbonio atmosferico. Che, a sua volta, farebbe aumentare l’effetto serra. Un meccanismo drammatico, se confermato.

L’altro progetto dell’ESA è a tutela della biodiversità. Da più parti, infatti, ci sono indizi che sia in corso una vera e propria estinzione di massa. Si stima che ogni giorno scompaiano circa 100 specie animali. Non se ne accorge nessuno perché si tratta soprattutto di insetti, ma sono stati recentemente lanciati anche allarmi anche per la diminuzione della popolazione di orsi bianchi, messi in difficoltà dall’arretramento dei ghiacciai. L’inquinamento e il cambiamento climatico sono stati identificati come alcune delle cause di questa apparente estinzione di massa. Per ridurne il tasso, l’ONU ha varato la Convenzione sulla diversità biologica. Dal canto suo l’ESA ha ideato il progetto DIVERSITY, che si prefigge il controllo satellitare delle attività di implementazione del progetto, in particolare del Centro America, una delle maggiori riserve di biodiversità del mondo.

Saranno realizzate mappe delle barriere coralline, mappe della distribuzione delle mangrovie, saranno implementati servizi per il controllo della qualità dell’acqua, verranno studiati i flussi migratori tra Isole Galapagos e Isole Cocos e così via.

Un recente risultato di alcuni ricercatori dell’Università di Miano e di Cagliari evidenzia addirittura una relazione tra il cambiamento climatico e disagio psichico. In quali termini?

Secondo la ricerca, che sarà pubblicata sul Journal of affective disorders e che ha preso in esame i dati dal 1974 al 2003, c’è un evidente legame tra incremento della temperatura e incremento della probabilità di occorrenza di suicidi. La relazione vale soprattutto per i maschi ed è evidente per il periodo che va dalla tarda primavera alla fine dell’estate. La relazione tra temperatura e tendenza all’omicidio era già nota, naturalmente, ma è la prima volta che in Italia si dimostra che lo stesso disagio vale anche per i suicidi.

Esiste anche un altro periodo “a rischio”: sono i mesi di novembre e dicembre, quando un maggior calore in atmosfera comporta una maggiore copertura nuvolosa e, dunque, una minore esposizione diretta al Sole. Per le donne non sono state trovate correlazioni analoghe: la spiegazione che viene data, dal punto di vista psicologico, è che, in media, una donna dispone di una migliore rete sociale: più amici e più capacità di esprimere sentimenti.

Nota:

Le interviste

Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

I giornalisti della Rai, Lorenzo di Las Plassas e Stefano Masi, si alternano nel discutere con il rappresentante dell'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Simonetta.Cheli@esa.int.

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