L’Europa combatte gli incendi anche dallo spazio

30 Agosto 2007

INTERVISTA 25-2007. Il 29 agosto la Grecia ha richiesto ufficialmente l’attivazione della International Charter “Space and Major Disasters”, un trattato internazionale a cui aderiscono una decina di agenzie spaziali a livello mondiale.

In che cosa consiste l’azione del trattato?

La Carta Internazionale mira ad offrire un sistema di acquisizione e trasmissione di dati satellitari al fine di gestire catastrofi di origine naturale o umana, attraverso una collaborazione internazionale tra le agenzie che hanno aderito al trattato.

La Carta, infatti, è il risultato di un progetto iniziale messo in piedi da ESA, Agenzia Spaziale Francese (CNES) e Agenzia Spaziale Canadese (ASC) nel 2000 intorno al quale, nel tempo, si è poi formato un nucleo più vasto comprendente le statunitensi NOAA e USGS, la JAXA giapponese, l’Agenzia Spaziale Indiana, quella argentina e recentemente anche la CNSA, l’Agenzia Spaziale della Cina. Danno il loro supporto al trattato anche gestori privati di satelliti come Digital Globe, con il suo satellite QUICKBIRD, e la GeoEye, con il suo IKONOS. I membri della Carta sono chiamati a collaborare in tutto il mondo per mettere rapidamente a disposizione degli enti civili di protezione, di sicurezza e difesa, e per le vittime stesse di una catastrofe, le tecniche di osservazione satellitare: alla richiesta di attivazione segue un lavoro di esperti che redigono un piano di acquisizione di nuovi dati e di selezione di archivi, utilizzando le informazioni di quei satelliti che al momento si trovano nella posizione orbitale migliore per compiere le osservazioni sull’area colpita.

La stessa area vista da tre strumenti diversi: MERIS (in alto), AATRS (centro), ASAR (in basso)

Ma che tipo di informazione è possibile ricavare da satellite rispetto a quelle raccolte a terra o con panoramiche aeree?

Quando si parla di osservazione della Terra da satellite vengono alla mente quelle bellissime immagini panoramiche, ma in effetti il “mondo” delle osservazioni satellitari del nostro pianeta è molto più vasto. A bordo del solo satellite Envisat, il più grande satellite per le osservazioni della Terra mai stato costruito, troviamo ben 10 strumenti per guardare il nostro pianeta in modo diverso l’uno dall’altro. E se MERIS è uno strumento ottico in grado di produrre bellissime panoramiche, nelle quali sono evidenti persino i ‘’pennacchi’’ di fumo derivanti dall’incendio, l’AATRS è un radiometro avanzato, cioè uno strumento sensibile all’emissione infrarossa della superficie terrestre. Rilevare quel tipo di radiazione infrarossa significa, in pratica, saper misurare la temperatura della superficie terrestre stessa.

Uno strumento simile si trova a bordo anche di ERS-2, l’altro satellite europeo per le osservazioni del pianeta. Attraverso dati raccolti con questi strumenti è possibile realizzare la mappatura dei possibili focolai del territorio. E questo non sempre è possibile con ispezioni sul campo, ovviamente.

Mettendo insieme i dati raccolti, si hanno informazioni sul territorio colpito dall’incendio non ottenibili in altro modo, e questo consente una gestione del territorio molto più consapevole.

Global hot spots
Mappatura globale dei ''punti caldi'' terrestri

L’utilizzo dei dati satellitari permette anche di prevedere l’evoluzione degli incendi?

I dati dallo spazio presi “al volo” possono essere importanti per identificare i confini dell’incendio, mentre i dati di archivio possono servire ad analizzare il tipo di vegetazione, il suo contenuto medio di acqua.

Altri dati possono indicare statisticamente la mappa dei venti del territorio. Mettendo insieme tutti questi dati si può provare a predire il modo con il quale un incendio si diffonde e il danno che può provocare. Utilizzando i radiometri a cui accennavo, da circa dieci anni i satelliti dell'ESA ERS-2 ed Envisat, in effetti, hanno identificato un numero statisticamente significativo di “punti caldi”, ovvero di luoghi nei quali la temperatura notturna è superiore ai 38,85 ºC.

I dati raccolti da satellite formano l’atlante mondiale degli incendi (ATSR World Fire Atlas), che viene aggiornato in tempo quasi-reale, e che è in grado di fornire dati circa 6 ore dopo l’acquisizione. L’Atlante mondiale degli incendi, che è un progetto del DUP (Data User Programme) del’ESA, viene utilizzato per molte applicazioni, in prevalenza di tipo scientifico, ma anche per la prevenzione e la gestione degli incendi: avere la mappatura delle zone a rischio, nelle quali statisticamente si sviluppano incendi – qualsiasi origine abbiano – è uno strumento utile a stabilire lo stato di allerta. L’aiuto che viene dai dati scientifici e dagli scienziati capaci prontamente di applicarli, andrebbe comunque completato dal senso civico comune di controllo del nostro territorio.

Emissione di CO2

Gli incendi si diffondono, mietono vittime, e intere foreste vengono bruciate. Che fine fa tutta l’anidride carbonica – il biossido di carbonio – che viene rilasciato in atmosfera?

Gli ossidi di carbonio naturalmente vengono diluiti in atmosfera, modificandone le proprietà. Ogni anno bruciano più di 50 milioni di ettari di foreste e, per fare un esempio specifico, quando nel 1998 il Borneo fu devastato dalle fiamme, aiutato anche dal clima secco dovuto al fenomeno de El Niño, furono immesse in atmosfera circa 2,5 miliardi di tonnellate di carbonio, soprattutto sotto forma di anidride carbonica prodotta dalla combustione delle biomasse. Questa quantità corrisponde all’intera emissione di carbonio dell’Europa in un anno.

È chiaro che questo non significa automaticamente riscaldamento globale, ma è altrettanto chiaro che gli incendi sono una sorgente di gas serra che non può e non deve essere trascurata quando si computano i modelli climatici. Occorre, invece, tenere bene in conto anche i dati che quantificano le emissioni dovute agli incendi a livello globale, mese dopo mese, per studiare i cambiamenti della chimica atmosferica e gli eventuali cambiamenti climatici connessi.

Le interviste

Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

I giornalisti della Rai, Lorenzo di Las Plassas, Stefano Masi, Marco Dedola si alternano nel discutere con il giornalista scientifico che collabora con l'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Franca.Morgia@esa.int.

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