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L’angolo vicino dell’universo: dalla Luna a Venere

7 Settembre 2007

INTERVISTA 26-2007. A un anno dall’allunaggio della sonda SMART-1, l’ESA appare molto soddisfatta della missione, che aveva come aspetto principale la prova sul campo – nello spazio – di nuove tecnologie per future missioni, come per esempio la propulsione termico-ionica.

Qual è la valutazione sul contributo di SMART-1 sulla conoscenza della Luna?

Quando poi è stato necessario mettere fine alla missione, si è scelto di indurre l’allunaggio della sonda, con un impatto al suolo a una velocità considerevole, circa 2 km/s, 7200 km/h. L’allunaggio è stato seguito da telescopi da Terra, che hanno rivelato il lampo dell’impatto e la nube di polvere lunare che si è alzata, ricavando informazioni sia sulla composizione chimica della polvere, sia sulla gravità lunare.

In generale, i dati raccolti dalla SMART-1 stanno dando un contributo significativo per comprendere molte delle poche informazioni sul nostro satellite naturale. Questo può sorprendere, perché la Luna è l’unico corpo celeste su cui l’uomo abbia messo piede. Inoltre da sempre è stata studiata da Terra, fin dalle prime osservazioni telescopiche di Galileo, nel 1609. Tuttavia, conosciamo molto poco della sua storia geologica, del suo vulcanismo, della sua tettonica, del bombardamento meteoritico. Per esempio, è vero che della Luna abbiamo raccolto campioni di roccia, ma è vero anche che sono stati prelevati da un numero molto limitato di siti, per cui la loro rappresentatività è necessariamente limitata.

SMART-1 - Simulazione dell'impatto

Quale può essere un esempio significativo di un risultato scientifico della sonda?

Oggi i dati raccolti dalla micro-camera AMIE di SMART-1, accoppiati con quelli della sonda Clementine, una missione della NASA di qualche anno fa, ci permettono di studiare in dettaglio le caratteristiche geologiche dei bacini lunari da impatto sia di grandi che di medie dimensioni.

I dati combinati di SMART-1 e Clementine permettono di legare fra loro strutture geologiche di dettaglio e composizione chimica dell’area. Un esempio è il Mare Humorum, un bacino da impatto con un diametro di circa 825 Km. Ha una forma circolare, ed è stato creato dall’impatto di un unico asteroide. Per la prima volta, grazie alla SMART-1, nel Mare Humorum sono state identificate delle faglie, simili alla celebre faglia di Sant’Andrea, negli Stati Uniti, anche se sulla Luna non c’è attività tettonica. La formazione di queste strutture è dovuta alla deformazione della crosta a causa della presenza di un eccesso locale di massa, come è stato evidenziato dalle misure della sonda Clementine.

Cratere Plaskett - immagine ottenuta con la camera AMIE di SMART-1

Oggi ‘’Nature’’ pubblica l’ipotesi scientifica di alcuni ricercatori, secondo i quali il grande asteroide che portò alla scomparsa dei dinosauri è solo un frammento di un'immensa collisione fra grandi asteroidi che sarebbe avvenuta circa 160 milioni di anni fa. Studiare la Luna ci fa capire meglio anche il fenomeno del bombardamento degli asteroidi?

L’intera storia dei pianeti del sistema solare porta i segni degli impatti fra corpi, come asteroidi, comete, lune. Non solo, secondo la teoria più accreditata, la nascita stessa della Luna è dovuta ad un impatto tra la Terra primitiva, ancora non solidificata, e un corpo delle dimensioni di Marte. La Luna ha passato un periodo (Late Heavy Bombardment) da 350 a 750 milioni di anni dopo la sua formazione, durante il quale è stata sottoposta a un bombardamento intensissimo di asteroidi e comete. In quel periodo anche la Terra, Venere, Marte sono stati bombardati dagli asteroidi, tanto che oggi si ritiene che la crosta della Terra sia stata parzialmente fusa da quel fenomeno.

Con i dati di SMART-1, per esempio, oggi possiamo studiare i dettagli dei bacini da impatto più grandi - circa 50 bacini hanno un diametro di oltre 300 km – dovuti ai movimenti della crosta lunare. Con l’analisi dei crateri di dimensioni medie, possiamo invece capire qualche cosa sulla storia dell’attività vulcanica.

Venus’ fickle atmosphere
La capricciosa atmosfera di Venere

Se la Luna è poco conosciuta Venere rappresenta una vera e propria sfida scientifica, anche a causa della spessa atmosfera del pianeta. L’ESA da oltre 500 giorni sta investigando Venere con una sonda, la Venus Express. Con quali risultati?

Venus Express è una missione progettata soprattutto per studiare l’atmosfera del pianeta, che ci riserva una sorpresa dopo l’altra. Per esempio, la sua estrema variabilità, che ne modifica la struttura molto rapidamente, rendendo fra l’altro la meteorologia molto “capricciosa”.

Una delle caratteristiche più interessanti che Venus Express sta studiando sono i numerosi vortici che dominano le regioni polari. Sia al polo sud che al polo nord di Venere sono stati identificati dei “doppi vortici”: al polo nord ruotano in senso orario, al polo sud in senso antiorario. I vortici del polo sud, per complicare la situazione, modificano la loro forma da un’orbita all’altra, nel giro quindi di poche ore.

Quel che si sa è che, a differenza dei cicloni terrestri, che sono causati da aria umida che si muove verso l’alto e che viene avvolta in un vortice dalla forza di Coriolis - una forza legata alla rotazione della Terra intorno al proprio asse – i vortici polari si formano a causa di un’area di bassa pressione che richiama l’atmosfera dagli strati superiori. Nella discesa, il gas inizia a formare un gorgo. Ciò che dei vortici di Venere colpisce è che siano doppi, che abbiano due “occhi”, un fenomeno ancora in gran parte da capire.

Le interviste

Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

I giornalisti della Rai, Lorenzo di Las Plassas, Stefano Masi, Marco Dedola si alternano nel discutere con il giornalista scientifico che collabora con l'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Franca.Morgia@esa.int.

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