La XII Settimana della Scienza: La scienza per la consapevolezza ambientale

L'ESA e' all'avanguardia negli studi di meteorologia
9 Maggio 2002

Qualche giorno fa, alcune violente alluvioni hanno messo in difficoltà le regioni del nord Italia. Eppure l’Italia si trova in una fascia climatica temperata: non ci sono fenomeni meteorologici estremi, come uragani o tornadi. Ma non si possono prevedere queste alluvioni?

Senza dubbio occorre una diffusione capillare di ottimi dati climatici e meteorologici e modelli di previsioni del tempo su piccola scala, in grado di prevedere le condizioni del tempo localmente. Tanto più che eventi come questi non sono certo rari: Dalla fine degli anni ’50 a oggi, ci sono state oltre 150 alluvioni, e ogni anno la grandine fa danni per quasi 1000 miliardi di lire (oltre 516 milioni di euro).

Dunque si tratta prima di tutto di migliorare la rete di rilevazione dei dati meteo - e la tecnologia satellitare può fare molto, in questo senso; in secondo luogo occorre efficienza nella trasmissione dei dati e buoni modelli per le previsioni del tempo. A monte di tutto questo, è necessaria e indispensabile una politica di salvaguardia del territorio.

Ma su che cosa sono basate le previsioni del tempo e i modelli che prevedono variazioni del clima terrestre?

Innanzi tutto occorre distinguere tra tempo meteorologico e clima. Il tempo si riferisce a una condizione atmosferica momentanea. Il clima, invece, è l’insieme delle condizioni meteorologiche medie su archi di tempo molto lunghi. Condizioni di tempo molto diverse fra loro sono compatibili con il clima di uno stesso luogo, proprio perché il clima si riferisce alle condizioni medie, non a quelle estreme.

Previsioni meteo a corto termine sono possibili e affidabili se si è in possesso di buoni dati, cioè di buone misure della temperatura, della pressione, dell’umidità, dei venti, della densità dell’aria. In questo caso è possibile prevedere il comportamento nelle ore immediatamente successive: e naturalmente le previsioni sono migliori in quei paesi, come l’Italia, che si trovano in regioni climatiche non soggette a fenomeni estremi, come per esempio gli uragani.

Se invece si tratta di fare delle previsioni a lungo termine, oltre ai buoni dati occorre affidarsi anche alla fisica, alla matematica e alla risoluzione di una serie di equazioni da parte di un elaboratore elettronico. A Reading, nel regno Unito, sorge il centro di europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine: un centro a cui collaborano 18 paesi, fra cui l’Italia, che è stato fondato nel 1975 e che è in grado di fornire le previsioni del tempo per 6 giorni, dando indicazioni per altri 3 giorni.

Queste previsioni su grande scala, vengono poi adattate al territorio nazionale dall’Aeronautica Militare e dai servizi meteorologici regionali, che adottano modelli che sono in grado di fare previsioni del tempo per i successivi 2-3 giorni. I limiti maggiori sono dovuti non tanto alla capacità dei calcolatori, quanto alla descrizione fisico-matematica adottata e alla difficoltà di misurare, mantenendo piccoli gli errori, le condizioni meteo, cioè alla determinazione di quel che si definisce stato iniziale del sistema.

Occorre raccogliere dati con regolarità: i satelliti meteorologici servono a questo. Ma poiché la regolarità non basta, è necessario anche investire nella tecnologia satellitare per migliorare la precisione dei rilevi. E l’ESA ha una grande tradizione in merito, a partire dai primi satelliti Meteosat fino ai satelliti più complessi, dedicati allo studio dell’intero ecosistema terrestre, come ERS1 e 2 e il satellite appena lanciato, Envisat.

Poster of the event
La locandina della XII Settimana della Scienza

Dal 6 al 12 maggio si celebra la XII “settimana nazionale della scienza”, dedicata quest’anno alla “consapevolezza ambientale”. È stata l’occasione per ricordare il ruolo dell’ESA e della tecnologia satellitare negli studi climatici e meteorologici.

La settimana nazionale della scienza è stata istituita nel 1991 e ha come scopo quello aprire le porte degli istituti scientifici alle persone comuni e agli studenti. In Italia c’è sempre stata una certa distanza fra istituti di ricerca e società, scuola compresa. E questo ha portato molte persone a vedere la scienza come un’attività un po’ esoterica, un po’ misteriosa.

Per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, bisogna riconoscere che i media sono sempre sensibili al tema: la copertura di carta stampata e televisione è sempre notevole, l’attenzione è alta. E non solo riguardo a catastrofi o eventi meteorologici specifici, ma anche, per esempio, riguardo alle attività scientifiche che vengono intraprese. Per esempio in febbraio il lancio di Envisat, il satellite ambientale europeo che promette di dare risultati importanti nei prossimi anni, è stato molto seguito. Tuttavia è vero che a questa copertura non corrisponde un livello di consapevolezza elevato. Per esempio: in Italia le emissioni nel 2000 sono state superiori del 5,4% rispetto al 1990 e secondo il trattato di Kyoto, il nostro paese deve diminuire l’emissione di sostanze inquinanti di circa il 6,5% entro il 2010. Questo comporta scelte politiche precise: per esempio il rafforzamento dei trasporti pubblici e la diminuzione dei trasporti su strada. Ma non ci sono segnali in questo senso.

Qualche settimana fa, hanno destato una certa impressione le immagini prese da Envisat della disgregazione della sezione nord del Tavolato di Larsen, una piattaforma ghiacciata in Antartide. A che cosa sono servite quelle immagini?

Lo strumento ASAR di Envisat è stato in grado di osservare la piattaforma ghiacciata a ogni orbita: dunque di controllare l’evoluzione della situazione con una frequenza molto elevata. E nel 1995, il satellite europeo ERS1, il predecessore di Envisat, aveva osservato lo scioglimento di un’altra grande frazione del Tavolato di Larsen, più a nord di quella che si è distaccata qualche mese fa. Quelle immagini sono soprattutto un documentario di quel che è accaduto, e che era atteso da tempo, visto che in quella zona negli ultimi 40 anni c’è stato un notevole aumento della temperatura media. Vale la pena di ricordare che l’Intergovernamental Panel on Climate Change dell’ONU, un gruppo internazionale di ricercatori, ha steso di recente un rapporto preoccupante sulla salute del pianeta. A rischio di essere didascalici: questo significa che ha steso un rapporto preoccupante sulla nostra salute.

La temperatura media in prossimità della superficie terrestre è aumentata di 0,6 C negli ultimi 100 anni, così come si è registrato un aumento di circa 10-15 cm del livello medio dei mari. Dal 1960 la copertura nevosa è diminuita del 10%. Insomma: ci sono molti indizi che un surriscaldamento del pianeta si in atto. Che significa, in questo caso, coscienza ambientale? Significa non solo conoscere i fatti, cioè queste conclusioni, che dopotutto sono relativamente accessibili, perché si leggono sui giornali e si ascoltano in interviste televisive. Significa anche sapere come attraverso la ricerca si è arrivati a conclusioni come queste, quali sono i dubbi e le incertezze su queste conclusioni. Questo è fondamentale: perché avendo la consapevolezza delle incertezze, conclusioni come quelle che abbiamo detto non suonano più come oroscopi da non prendere sul serio. Ma suonano piuttosto come diagnosi mediche. E di fronte a una diagnosi preoccupante, si inizia a preoccuparci sul serio. Da questo punto di vista i satelliti sono un supporto indispensabile per migliorare la conoscenza globale del clima terrestre.

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