La macchia rossa di Titano

La macchia rossa di Titano sconcerta gli scienziati

2 Giugno 2005

Una strana macchia brillante su Titano, la maggiore delle lune di Saturno, sta sconcertando gli astrofisici. La macchia, identificata dalla navicella Cassini (NASA/ESA/ASI), è grande all’incirca come l’Irlanda e si trova a sud-est della regione brillante Xanadu.

La regione che si estende per circa 483 chilometri, potrebbe essere un’area calda, probabilmente riscaldata da un recente impatto di un asteroide o piuttosto dal mescolamento di ghiaccio d’acqua e ammoniaca proveniente dall’interno caldo e che da un vulcano di ghiaccio si rovescia sul terreno circostante più freddo.

Altre possibili spiegazioni per questa inusuale macchia, includono le caratteristiche del territorio, che potrebbero favorire lo stazionamento delle nubi, oppure materiale insolito sulla superficie. La macchia brillante potrebbe essere dovuta anche un impatto, a uno smottamento, a vulcanismo nascosto oppure a processi atmosferici.

La strana macchia di Titano osservata da diversi strumenti

Quando la Cassini ha sorvolato Titano il 31 marzo e il 16 aprile, lo strumento VIMS (Visual and Infrared Mapping Spectrometer) ha inizialmente rilevato la macchia nell’infrarosso, identificandola come l’area più brillante che sia mai stata osservata su Titano.

Le fotocamere di Cassini hanno poi evidenziato, nella stessa zona, un semicerchio brillante nel visibile, esteso circa 550 chilometri. Il suo colore e la sua brillantezza suggeriscono che si sia formato di recente.

In passato altre macchie brillanti erano state identificate sulla superficie della luna di Saturno, ma si è sempre trattato di fenomeni transitori, che si muovevano o che scomparivano nel giro di qualche ora e che, rispetto alla macchia rossa, avevano caratteristiche spettrali (colori) molto diversi. La macchia rossa sembra invece possedere posizione e colori che si mantengono costanti nel tempo.

È possibile che VIMS stia osservando una nuvola, controllata in qualche modo da caratteristiche sulla superficie della luna, e che sia piuttosto la struttura semicircolare a causare la nuvola stessa, che potrebbe essere il risultato dello scorrimento atmosferico attraverso rilievi relativamente poco elevati oppure del degassamento dovuto ad attività geologica.

Secondo altre ipotesi, la macchia rossa potrebbe essere soltanto la luce riflessa da materiale esotico della superficie sottostante. Poiché la superficie di Titano sembra consistere soprattutto di ghiaccio sporco, la macchia brillante potrebbe risultare da una regione con una composizione superficiale diversa, o anche da un sottile deposito superficiale di materiale non ghiacciato.

Gli astrofisici considerano anche la possibilità che si tratti di catene montuose. Se così fosse, si tratterebbe montagne ben più alte delle colline di circa 100 metri che il radar altimetrico a bordo di Cassini ha visto finora. Ma gli scienziati sono restii a credere che la crosta superficiale di Titano sia in grado di sostenere montagne elevate.

Lo strumento VIMS avrà l’opportunità di mettere in discussione le varie ipotesi il 2 luglio 2006, nel corso del passaggio ravvicinato con la luna di Saturno, quando raccoglierà immagini notturne della medesima area. Se la macchia risultasse brillante anche in quel caso, i ricercatore avranno la conferma del fatto che si tratta veramente di un’area calda.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a:

Jean-Pierre Lebreton, ESA Huygens Mission Manager
E-mail: jplebret @ rssd.esa.int

Copyright 2000 - 2014 © European Space Agency. All rights reserved.