La mappa termica della superficie del Mediterraneo

Francia, Italia, e il nord del Mediterraneo. Immagine MERIS del 9 Agosto del 2003
19 Maggio 2005

INTERVISTA 17-2005. Sono stati resi pubblici i primi risultati del progetto Medspiration, che ha realizzato la mappatura della temperatura superficiale del Mar Mediterraneo. Ci sono cattive notizie in agguato?

Nessuna cattiva notizia. Al contrario, abbiamo uno strumento potente per capire di più il mare e lo scambio fra mare e atmosfera. Ogni giorno, grazie al progetto Medspiration, viene prodotta una mappa della temperatura superficiale del Mediterraneo, che ha una superficie di 2 965 500 km2: questo ci permette di seguire con un notevole dettaglio temporale e, soprattutto spaziale, l’evolversi del suo stato termico.

Significa, in altre parole, che –per esempio- negli ultimi sei mesi abbiamo potuto assistere prima al raffreddamento delle acque, fino al raggiungimento del pieno inverno, e successivamente al riscaldamento graduale della superficie man mano che l’estate si avvicina.

Ma, a parte la pittura globale, sono i dettagli che si rivelano interessanti: la temperatura del mare viene misurata suddividendo idealmente la superficie con una griglia. La dimensione delle tessere che compongono la griglia è ciò che viene definita “risoluzione” e dipende dalla precisione strumentale. Progetti come questi come questi, ci permettono di passare da una copertura con una risoluzione spaziale di circa 10 km2 a una risoluzione di circa 2 km2. In pratica è come se riuscissimo a piazzare un un termometro in ogni fetta di 2 km2 di superficie marina.

In questo modo riusciamo a identificare strutture relativamente piccole, come vortici o fronti o pennacchi di temperatura minore o maggiore delle acque che li circondano. Oppure, per esempio, di identificare come anomalia termica lo scarico del Po nell’Adriatico, che origina correnti lungo la costa del mare. Tutto questo ci consente di studiare meglio la dinamica della circolazione delle acque.




Quali sono i vantaggi dell’utilizzo dei satelliti?

Innanzi tutto la copertura globale omogenea: non potremmo in nessun modo raggiungere una risoluzione così elevata con boe o altri metodi in situ.

In totale, per il progetto Medspiration, vengono impiegati due satelliti dell’ESA, Envisat e Meteosat-8 che raccolgono informazioni nell’infrarosso e nelle microonde; due satelliti dell’agenzia statunitense NOAA e due strumenti giapponesi, uno dei quali vola sulla missione Aqua della NASA, mentre l’altro su un satellite realizzato in collaborazione tra NASA e JAXA, l’Agenzia Spaziale Giapponese.

Nel complesso, per questo progetto, il Mediterraneo è monitorato da strumenti sensibili alla radiazione visibile, all’infrarosso e alle microonde. Le ultime due sono particolarmente importanti perché portano con sé le informazioni relative allo stato termico degli strati superficiali dei mari.

Questa strategia ci permette di utilizzare strumenti che hanno caratteristiche complementari. Per esempio: Envisat ha la capacità di determinare la temperatura con un’accuratezza di 0,2°C, ma lo strumento che utilizza lavora nell’infrarosso e non è in grado di penetrare la copertura nuvolosa.

Caratteristica che hanno, invece, altri strumenti sensibili alle microonde, ma che sono meno precisi nella misura della temperatura.

Envisat

Ma quali sono i risultati concreti che ci si aspettano?

Nel complesso Medspiration rientra nel progetto di mappatura globale ad alta risoluzione della temperatura superficiale dei mari (GHRSST-PP). Si tratta, appunto, di dar vita a una mappatura delle temperature superficiali dei mari di tutto il mondo che possa essere rinnovata ogni sei ore e con una risoluzione spaziale minore di 10 km2.

È un traguardo molto ambizioso, considerando che si tratta degli oceani dell’intero globo e non di una nicchia come il Mediterraneo, ma che è alla portata della collaborazione internazionale che vi partecipa. Mappe di questo genere sono fondamentali per migliorare le previsioni del tempo, perché entrano nello studio di un meccanismo chiave: lo scambio di calore e materia tra oceani e atmosfera.

Naturalmente questo uno strumento è utile anche per la gestione del rischio legato ad attività umane.

Sempre di più, inoltre, la temperatura superficiale dei mari è vista come uno dei parametri chiave per lo studio del cambiamento climatico.

East Mediterranean
Mediterraneo est - Immagine MERIS del 21 Luglio del 2004

Come è coinvolta l’ESA nel progetto di mappatura globale della temperatura dei mari?

Medspiration è la componente europea del progetto di mappatura globale ad alta risoluzione della temperatura superficiale dei mari. L’ESA è il fondatore di Medspiration, a cui partecipano anche il CNR italiano e molti altri centri della Gran Bretagna, della Francia, della Norvegia.

Il Mediterraneo è un ottimo soggetto per un progetto pilota, perché pone molte sfide da affrontare: per esempio risulta essere complicato dal punto di vista dinamico. In estate il riscaldamento diurno è intenso e molto variabile e, infine, le polveri del deserto del Sahara complicano la raccolta dei dati nella regione dell’infrarosso. Inoltre è una mare con una copertura nuvolosa irregolare. Oltre all’utilizzo di satelliti opportuni, sono stati sviluppati anche metodi per ricavare una buona stima della temperatura delle zone di mare “in ombra”, utilizzando i valori di temperatura delle zone adiacenti. In definitiva, come al solito, confrontarci con i problemi è certamente faticoso, ma ci dà la possibilità di aumentare in modo considerevole le nostre capacità.

Nota:

Le interviste

Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

Il giornalista della Rai, Lorenzo di Las Plassas, passa cinque minuti con il rappresentante dell'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Simonetta.Cheli@esa.int.

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