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    La missione Esperia termina nel corso della Settimana del rischio geologico

    La Terra vista dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS)
    9 Novembre 2007

    INTERVISTA 32-2007. Con l’atterraggio dello Space Shuttle Discovery a Cape Canaveral, in Florida, nel tardo pomeriggio di ieri termina una delle missioni di assemblaggio più complesse nella storia della Stazione Spaziale Internazionale.

    Oltre alla presenza dell’italiano Paolo Nespoli, astronauta dell'ESA, alla installazione del Nodo 2, di costruzione italiana, che cosa ricorderemo della Missione Esperia?

    È stata una missione importante ed emozionante da molti punti di vista. Intanto perché l’installazione del Nodo 2 è un’operazione cruciale per la crescita della ISS e per il lancio del laboratorio europeo Columbus, atteso per dicembre. Ricordiamo anche che l’installazione del Nodo 2 non è ancora completata: si trova infatti in una posizione temporanea, collegato al Nodo 1 e in attesa di essere riposizionato nelle prossime settimane nella sua posizione definitiva, sul portellone frontale del laboratorio statunitense Destiny. A questo punto, almeno per quanto riguarda la Stazione, tutto sarà pronto per il lancio di Columbus.

    Ma ricorderemo questa missione anche per un altro aspetto: per la prima volta da quando la Stazione è in orbita si è avuta netta la sensazione di una “casa” autonoma, nella quale gli astronauti, certamente aiutati dai centri di controllo di terra, hanno dovuto e potuto improvvisare parte delle proprie attività.

    Quando nel dispiegamento del pannello solare P6 si è scoperto lo squarcio fra due celle solari, è scattata una procedura che ha richiesto agli astronauti la completa revisione delle proprie attività. Tutto è funzionato alla perfezione, segno che la “casa orbitante” sta diventando sempre di più una prova generale di una base spaziale in parte autosufficiente.

    Il laboratorio europeo Columbus al KSC, Florida

    A bordo della stazione, Nespoli ha giocato un ruolo da regista nel corso delle quattro passeggiate spaziali. Nonostante le numerosissime attività Nespoli ha condotto anche un piccolo programma di esperimenti scientifici. Di che cosa si è trattato?

    Questa missione era soprattutto dedicata all’assemblaggio della Stazione, ma ogni presenza nello spazio deve essere sfruttata al massimo. Gli esperimenti erano semplici ma interessanti.

    Hand Posture Analyser (HPA), sponsorizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana, per esempio, si trova a bordo della ISS fin dall’agosto 2003. Ha lo scopo di studiare gli effetti dell’assenza di gravità sul movimento umano. Ha già raggiunto alcuni risultati che hanno originato diversi protocolli per la rieducazione degli arti in caso di incidenti traumatici.

    FRTL-5, invece, era esperimento di biologia che intendeva studiare l’effetto di microgravità e radiazioni ionizzanti su culture in vitro di particolari cellule tiroidee. Approfondire il comportamento della tiroide può rivelarsi importante per la comprendere il fenomeno dell’invecchiamento umano.

    Altro esperimento interessante era neocitolisi, sponsorizzato dall’ESA, che riguarda gli effetti della microgravità sui meccanismi di produzione ed eliminazione dei globuli rossi negli astronauti impegnati in un volo spaziale di breve durata. Questo fenomeno, noto fin dagli anni ’80, si manifesta come una leggera anemia, una carenza cioè di globuli rossi, in misura dipendente dalla singola persona.

    Ci sono stati anche diversi esperimenti con scopi didattici: SPORE era stato ideato da studenti delle scuole superiori e sponsorizzato dall'ASI; ARISS è consistito in due radiocontatti fra Nespoli e le scuole. Ecco questo è un altro aspetto che ricorderemo: l’attenzione alle nuove generazioni, l’importanza della quale è stata sottolineata anche dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, nel corso del suo dialogo con Paolo Nespoli, nel corso della missione.


    Anche Paolo Nespoli, come molti astronauti si è detto affascinato dalla vista del nostro pianeta dallo spazio. Paolo ha messo in evidenza quanto fragile e bella appaia la Terra, ricordandoci la necessità di averne cura. E l’osservazione della Terra dallo spazio è uno dei principali campi di attività dell’ESA. Che novità ci racconti da questo punto di vista?

    Proprio in questi giorni, per esempio, ESRIN - la sede dell’ESA in Italia, a Frascati nei pressi di Roma – ospita la Settimana Internazionale del Rischio Geologico, che rientra nelle manifestazioni dell’Anno Internazionale del Pianeta Terra. L’ESRIN è, fra le altre cose, il Centro dell’ESA specializzato nelle Osservazioni della Terra.

    Per quanto riguarda il rischio geologico, negli anni la comunità internazione ha riconosciuto la necessità elaborare strategie condivise per mitigare gli effetti e la prevenzione dei disastri naturali, vuoi per la registrazione di eventi eccezionali, come lo tsunami indonesiano del 2005, vuoi per una pressione antropiche crescente. Mi riferisco in particolare a eventi come frane, terremoti, eruzioni vulcaniche, tsunami.

    L’ESA ha una triplice strategia: da una parte fornisce i dati in banda C raccolti dei SAR dei suoi satelliti, come ERS e Envisat. Questo è importantissimo per il monitoraggio continuo delle deformazioni del suolo. L’ESA garantisce una continuità di dati fin dal 1991, con il suo primo satellite ambientale, ERS-1. La stessa continuità è proiettata anche verso il futuro, con i satelliti della serie Sentinel, che fanno parte del programma Living Planet, il lancio del primo dei quali è previsto per il 2012.

    In secondo luogo l’ESA partecipa a iniziative internazionali come il Trattato Internazionale sullo Spazio e i disastri naturali (International Charter on Space and Major Disasters).

    Infine, l’ESA ha sviluppato progetti dimostrativi che esplorano le necessità della comunità degli utenti. Un comunità vasta, che va dalla protezione civile ai governi nazionali, ma che coinvolge anche le associazioni non governative.

    La complessità del sistema Terra

    Tra i progetti sviluppati dall’ESA troviamo anche Terraferma e GlobVolcano. Ci puoi dire di più?

    GlobVolcano (Satellite monitoring in support to early warning of volcanic risks) è un progetto di monitoraggio dei vulcani per comprendere meglio i sintomi che tradiscono una eruzione. È un progetto sviluppato nell’ambito del Data User Element (DUE), un’azione nata per trasferire risultati di ricerca in applicazioni richieste dall’utente.

    TERRAFIRMA, invece, è un servizio di gestione del rischio geologico legato al progetto GSE, GMES Service Element. L’obiettivo è lo sviluppo di reti europee che forniscano un accesso a informazioni aggiornate e affidabili sullo stato dell’ambiente terrestre e sulla sicurezza dei cittadini. Ricordiamo che il GMES è uno dei cardini della politica spaziale europea e che l’ESA è incaricata dello sviluppo dell’intero segmento spaziale.

    TerraFirma e GlobVolcano sono due esempi delle principali linee programmatiche dell’ESA nella applicazione dei dati relativi alle osservazioni della Terra. Oltre a quelle che abbiamo visto, occorre ricordare che l’ESA fornisce supporto alle industrie, per lo sviluppo di servizi legati alla gestione del rischio geologico e al monitoraggio dei movimenti del terreno.

    Le interviste

    Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

    I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

    I giornalisti della Rai, Lorenzo di Las Plassas, Stefano Masi, Marco Dedola si alternano nel discutere con il giornalista scientifico che collabora con l'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

    Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Franca.Morgia@esa.int.

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