La missione STS 112: nell’occhio del ciclone

Hurricane Lili on 2 October, 2002
Hurricane Lili on 2 October, 2002
3 Ottobre 2002

Il lancio della quindicesima missione di uno Shuttle per la costruzione della Stazione Spaziale è stato rimandato per l’arrivo sulle coste della Lousiana di Lili, un uragano che nei giorni scorsi ha provocato notevoli danni sulle isole caraibiche e su Cuba.

Il centro di controllo della stazione spaziale internazionale è stato temporaneamente trasferito da Houston, in Texas, a Mosca, perché il Kennedy Space Center è stato evacuato, come si fa in casi come questi. Le previsioni però sono abbastanza confortanti: Lili si sta indebolendo e dovrebbe spostarsi verso nordest. Vedremo nei prossimi giorni. In ogni caso, la partenza dello Shuttle Atlantis, prevista per il 2 ottobre, è stata rimandata a non prima di lunedì 7 ottobre, tra le 20 e le 24 ora italiana. È una missione di assemblaggio, il cui scopo principale è l’installazione di un segmento di quella che dovrà essere la travatura centrale della Stazione stessa.

Una volta completata la “spina dorsale” della stazione sarà lunga circa 100 metri e sosterrà, fra l’altro, i pannelli solari principali, cavi per la trasmissione di dati, per la distribuzione della corrente elettrica e servirà anche per le passeggiate spaziali degli astronauti. A questo proposito: l’altro obbiettivo della missione di Atlantis sarà l’installazione di una specie di carrello che dovrebbe correre sulla travatura trasportando gli astronauti stessi.

La missione dello Shuttle Atlantis sarà la prima dopo la pausa estiva che si è resa necessaria per la manutenzione degli Shuttle, dopo la scoperta di piccole crepe nelle linee di distribuzione del carburante. È anche l’occasione per fare un bilancio della situazione, prima che alla fine dell’anno la NASA renda noto il suo piano d’azione per il futuro. Allora, qual è il bilancio della stazione, a quasi quattro anni dal lancio del primo modulo?

Dal punto di vista dell’ingegneria, la Stazione Spaziale è senz’altro un successo: 30 fra lanci di Proton, Soyuz, Shuttle, 18 voli di assemblaggio senza problemi, cinque equipaggi di tre persone che sono rimaste nello spazio per diversi mesi. E tutto questo non senza difficoltà, ma senz’altro senza emergenze.

Dal punto di vista scientifico il giudizio è molto più complesso e articolato: prima di poter eseguire il primo esperimento si doveva dare una struttura minima alla stazione spaziale, cioè un modulo logistico, pannelli solari, spazio sufficienti per l’abitazione a bordo. E tutto questo ha richiesto oltre due anni dal primo lancio nel novembre del 1998. Il problema che si deve affrontare ora è legato al bilancio della NASA, che non è stato così ampio come si poteva sperare. In parte perché i costi della Stazione Spaziale sono lievitati molto oltre le indicazioni iniziali della NASA stessa, tanto che alcuni giornalisti hanno definito la stazione spaziale un buconero mangiasoldi. Ma in parte questi problemi sono legati anche all’11 settembre e alle successive scelte in materia di politica internazionale da parte degli USA.

International Space Station 20 August 2001
International Space Station 20 August 2001

Ma che cosa accadrebbe se la NASA decidesse di ridurre a 3 l’equipaggio della Stazione Spaziale?

Abbiamo fatto alcuni calcoli che mostrano le conseguenze di una scelta di questo tipo: in questo momento l’ESA ha selezionato 100 esperimenti che devono essere svolti sulla Stazione Spaziale, tra fisica dei materiali, fisica dei fluidi, scienze della vita e così. Con un equipaggio permanente di 7 astronauti, 100 esperimenti – in condizioni normali – si realizzano nel giro di circa 2 anni e mezzo, con circa 720 ore di lavoro all’anno. Se l’equipaggio viene ridotto a 6 membri, si accumula un ritardo di circa un anno, considerando circa 560 ore all’anno.

Ma se l’equipaggio permanente fosse di soli tre uomini, servirebbero quasi 24 anni per completare i 100 esperimenti. E consideriamo che si tratta solo della prima selezione di esperimenti scientifici e che ne sono previste altre. Insomma. per usare un eufemismo questo significa che il programma europeo sulla stazione spaziale sarebbe molto ridotto: gran parte del tempo degli astronauti se ne andrebbe in attività di routine.

Che tipo di esperimenti vengono fatti in questo momento sulla stazione spaziale?

Le missioni dello Shuttle servono anche a questo: a portare sulla stazione nuovi esperimenti e a riportare a terra esperimenti che devono essere analizzati dagli scienziati. Per esempio, sulla stazione spaziale si stanno conducendo diverse ricerche sulla cristallizzazione dei materiali, ricerche effettuate all’interno di un armadio-laboratorio costruito dall’ESA per la NASA, il Glovebox.

Lo Shuttle Atlantis porterà sulla stazione diversi esperimenti, fra cui uno dedicato alla crescita di piante: il compito degli astronauti sarà quello di controllare che all’interno dell’ambiente predisposto per la germinazione dei semi le condizioni di temperatura, umidità dell’aria e livello di ossigeno siano mantenuto costanti. Una volta che le piante siano maturate sarà fatto un “raccolto spaziale”, che sarà poi conservato fin quando non sarà possibile riportarlo nei laboratori di terra. Perché una cosa del genere? Perché confrontando il modo di germogliare delle piante nello spazio e con quello che mostrano sulla terra è possibile capire l’effetto della gravità sulla produzione di sostanze prodotte dal metabolismo della pianta stessa. A cosa serve? Dal punto di vista culturale serve a capire meglio come funzionano le piante. Dal punto di vista pratico, le sostanze a cui mi riferisco sono, per esempio, la nicotina, la morfina, la caffeina, la cocaina, che hanno molte applicazioni nel campo medico.

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