La partecipazione svizzera alla missione Venus Express

Venus Express
24 Ottobre 2005

L’Università di Berna è da sempre presente in ogni missione planetaria ESA. Ora, alla vigilia della partenza di Venus Express, abbiamo chiesto a due ricercatori di illustrarci il loro coinvolgimento in questo progetto.

I professori Nick Thomas e Peter Wurz hanno gentilmente risposto alle nostre domande, informandoci sulla loro partecipazione a questa nuova missione planetaria. Nick Thomas e Peter Wurz sono attivi presso la Divisione di Ricerca Spaziale e Scienze Planetarie, all’Istituto di Fisica dell’Università di Berna.

L’intervista a Nick Thomas

- Professor Thomas, lei si occupa, nell’ambito di Venus Express, dello strumento denominato VMC, Venus Monitoring Camera. Ci può descrivere com’è fatto, come funziona e cosa farà questo strumento? E qual è il suo compito?

Nick Thomas
Nick Thomas

VMC è un sistema leggero, grandangolare, per ottenere immagini ad ampio campo visivo, intorno ai 17 gradi. I suoi quattro obiettivi osserveranno il pianeta nell’ultravioletto, nel visibile e nel vicino infrarosso. VMC è in primo luogo uno strumento per lo studio dell’atmosfera di Venere. Dunque non è progettato per ottenere immagini dettagliate della superficie. Gli strati più bassi dell’atmosfera venusiana verranno indagati nell’infrarosso e sarà possibile ricavare qualche immagine della superficie, comunque difficilmente distinguibile a causa delle nuvole. Nell’infrarosso si cercheranno prove di eventuali attività vulcaniche. Per il resto, s’ indagherà sull’assorbimento nell’ultravioletto, si cercheranno emissioni di vapore acqueo e si verificherà la presenza di ossigeno. Si studierà la circolazione atmosferica e la dinamica delle nuvole. Il mio compito ha riguardato la parte ottica dello strumento.

- Dr Thomas, lei è professore di fisica sperimentale. Cosa si aspetta da VMC? Quali domande potranno trovare una risposta?

Mi aspetto, con questo esperimento, di studiare a fondo la dinamica delle nuvole di Venere. Dovremmo ottenere un’ottima visione della circolazione nell’alta atmosfera del pianeta. L’osservazione degli strati atmosferici più profondi è anche molto interessante e potrebbe riservarci qualche sorpresa, come la presenza di vulcani attivi.

L’intervista a Peter Wurz

Peter Wurz
Peter Wurz

- Professor Wurz, ci può parlare della collaborazione fra l’Università di Berna e ESA?

Per quanto mi risulta, il primo progetto nel quale il nostro gruppo è stato coinvolto fu la missione Giotto verso la Cometa Halley. La mia partecipazione col nostro gruppo iniziò con la missione Mars Express, per lo strumento ASPERA-3. Sviluppammo una tecnica speciale per il rilevamento di particelle neutrali, usata in quello strumento. E’ così possibile effettuare un telerilevamento dell’atmosfera esterna e del plasma che circonda un pianeta. E’ infatti in quest’area che il vento solare, le particelle provenienti dal Sole, interagisce con l’atmosfera, producendo vari effetti, fra i quali l’erosione atmosferica. Ciò è particolarmente importante per pianeti come Marte e Venere, che non possiedono –contrariamente alla Terra- un forte campo magnetico interno in grado di proteggere dal vento solare.

- Dr Wurz, attualmente, per Venus Express, lei si occupa dello strumento ASPERA-4. Ci vuol spiegare come è fatto, come funziona e quali sono i suoi compiti?

ASPERA-4, uno degli strumenti di Venus Express, è praticamente una copia di ASPERA-3. Studierà l’interazione del vento solare con l’atmosfera venusiana e, fra l’altro, indagherà intorno all’erosione dell’atmosfera di Venere. Il fatto di avere una sonda spaziale intorno a Venere (dunque più vicino al Sole rispetto alla Terra) e un’altra intorno a Marte (più lontano)che operano simultaneamente, ci permetterà di comparare i processi di erosione atmosferica.

- Qual è il suo compito in questa missione verso Venere?

Abbiamo costruito una parte di ASPERA-4. Quando la missione sarà entrata nella sua fase scientifica, analizzeremo i dati raccolti dallo strumento, come abbiamo fatto e ancora stiamo facendo con Mars Express.

Venus Express e i suoi strumenti

- Quali importanti risultati si attende da ASPERA-4?

Prima di tutto, l’ammontare esatto dell’erosione per l’acqua, il diossido di carbonio e altre molecole nelle attuali condizioni atmosferiche e di vento solare. In secondo luogo, informazioni dettagliate sui meccanismi dell’interazione fra le particelle del vento solare e l’atmosfera venusiana. Dai dati misurati saremo in grado, applicando modelli teorici, di scoprire quanta acqua e altre sostanze sono state portate via mediante erosione atmosferica. Attraverso ulteriore lavoro teorico, potremo calcolare quanto materiale è andato perso da un pianeta durante gli ultimi 4,6 miliardi di anni, dall’inizio del nostro sistema solare. Per esempio, secondo recenti stime, un oceano globale profondo cento metri sarebbe stato eroso dal pianeta Marte durante tutta la sua esistenza.

- Uno strumento col quale lei lavora sta per partire verso un altro pianeta, un viaggio di milioni di chilometri. Cosa le fa sentire tutto questo? Cosa si aspetta?

E vero: i nostri strumenti sono lontani da noi milioni di chilometri: a Marte, a Venere. Può sembrare molto lontano. Ma noi restiamo in collegamento radio diretto con la sonda spaziale e gli strumenti. Così il contatto è garantito. Di fronte ai lontani oggetti studiati dall’astronomia, come stelle e galassie, i pianeti sono nostri vicini. La luce che ci raggiunge dalle stelle può avere miliardi di anni: l’astronomia studia in gran parte il passato. Noi studiamo le atmosfere attuali dei pianeti e, da questo, potremo imparare qualcosa sull’evoluzione del sistema solare, dal confronto fra Venere, Marte e la nostra Terra.

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