Nuove missioni per il programma Pianeta Vivente

Pianeta Vivente
17 Marzo 2005

INTERVISTA 10-2005. Da qualche giorno l’ESA raccoglie nuove proposte per una serie di satelliti dedicati alle osservazioni della Terra. Che tipo di proposte interessano?

Vogliamo selezionare proposte per quattro satelliti dedicati alla ricerca di base in quattro aree specifiche: il ciclo dell’acqua, il ciclo del carbonio, la relazione fra chimica atmosferica e clima e, infine, il ruolo dell’uomo all’interno del sistema-Terra.

Le nuove missioni si aggiungeranno ad altre tre che sono già state approvate. La prima ad essere realizzata è GOCE, per lo studio della gravità terrestre e la circolazione degli oceani, che verrà lanciato nel corso del 2006. Poi con scadenza biennale verranno lanciate la missione ADM-Aeolus, che studia la dinamica atmosferica e EarthCARE, dedicata alla osservazione delle nubi e degli aerosol.

Si tratta di quattro questioni chiave per comprendere il funzionamento del sistema-Terra e che riteniamo di dover coprire in modo più puntuale rispetto al passato.

Le missioni fanno parte del programma Pianeta Vivente (Living Planet) dell’ESA, il progetto europeo per delle osservazioni della Terra e che si caratterizza per un aspetto molto preciso: l’uso di piccole missioni dedicate a questioni specifiche. Accanto alle missioni che ho nominato e che costituiscono l’impalcatura portante del programma, il nucleo, ve ne sono altre più piccole, le “opportunità”, di costo minore, facili da realizzare e che rispondono a situazioni che richiedono un intervento rapido. Ne sono già state selezionate tre, una delle quali, Cryosat, sarà lanciata nel corso del 2005.

Cryosat

E in questi giorni gli scienziati europei si sono riuniti proprio per discutere come interrogare i ghiacciai attraverso il satellite Cryosat. Quali sono gli obiettivi di Cryosat?

Cryosat è dedicato, come suggerisce il nome, allo studio dei ghiaccia perenni della Terra.

In passato sono stati identificati diversi episodi drammatici di ghiacciai in corso di scioglimento ai poli terrestri, come quello dell’iceberg B-15, monitorato da Envisat nel gennaio scorso.

Tuttavia oggi non sappiamo quantificare la risposta complessiva delle calotte polari al riscaldamento globale in atto. La Terra è un sistema estremamente complesso e non è scontato inferire l’assottigliamento complessivo della calotta dallo scioglimento di alcuni ghiacciai periferici.

Secondo i dati a disposizione, infatti, mentre l’Antartico in questi anni sembra avere un bilancio positivo, cioè si aggiunge più ghiaccio rispetto a quanto se ne scioglie, la tendenza nei ghiaccia della Groenlandia meridionale è opposta. E anche i ghiacciai atlantici del polo nord danno segnali di assottigliamento. E questo, a sua volta potrebbe influenzare le correnti oceaniche.

Vicino ai bordi dei ghiacciai SIRAL ha la possibilità di lavorare ad alta risoluzione, attraverso la tecnica dell’interferometria

Ma perché Cryosat aggiunge qualche cosa di nuovo a satelliti come Envisat o ERS-2?

Cryosat è stato equipaggiato di un altimetro radar multi-modale, il SIRAL (SAR/Interferometric Radar Altimeter) che per tre anni sarà in grado di misurare le fluttuazione dello spessore dei ghiacciai marini e di determinare l’altimetria dei ghiacciai perenni terrestri.

Il SIRAL è composto da due antenne: con una delle due Cryosat manda un segnale radio verso terra, mentre l’eco viene ricevuto da entrambe le antenne.

In mare aperto avremo sia eco da parte dei ghiacciai che eco da parte della superficie oceanica. In questo modo si determina la frazione di ghiaccio che emerge dalle acque e questa informazioni ci è sufficiente per calcolare lo spessore totale.

A differenza dei satelliti del passato, per i quali era agevole fare misure altimetriche solo in mare aperto o su superfici di ghiaccio omogenee, SIRAL ci può fornire informazioni relative a superfici ghiacciate irregolari. Infatti, vicino ai bordi dei ghiacciai SIRAL ha la possibilità di lavorare ad alta risoluzione, attraverso la tecnica dell’interferometria.

Acqua in Africa

Un miliardo e mezzo di persone non hanno accesso ad acqua potabile, 2 miliardi e mezzo non possono contare su sistemi sanitari appropriati. Ma questi studi scientifici hanno cambiato qualche cosa nella gestione del territorio?

Personalmente credo che solo attraverso studi di questo genere, oltre che a un generico principio di precauzione, la gestione delle acque e del pianeta nel complesso possa cambiare veramente: da una parte attraverso la quantificazione dei fenomeni, dall’altra attraverso la fornitura di servizi da usare.

Un progetto interessante in questa chiave è l’iniziativa TIGER, che l’ESA conduce in Africa dal 2002 con lo scopo di dar vita a un programma di gestione delle acque a lungo termine.

TIGER è articolato in vari progetti: da una parte (progetto Aquifer) si cerca di mappare la presenza di acqua sul territorio, il suo utilizzo, il suo consumo e la sua evoluzione in Algeria, Libia, Mali, Niger, Nigeria e Tunisia; dall’altra si cerca di usare le informazioni acquisite sulla presenza di acqua anche per prevedere, per esempio, l’esplosione di epidemie di malaria. Questo sembra essere possibile, perché la diffusione della malattia segue alla diffusione di zanzare che, a loro volta, è consentita dall’aumento del ristagno delle acque. La catena si può percorrere a ritroso: evidenziando l’aumento del ristagno delle acque è possibile prevedere, anche se su base ipotetica, un aumentato rischio di epidemia. E dare un preallarme.

TIGER fino a ora ha avuto il pregio di mobilitare la comunità scientifica e politica africana e di iniziare alcune azioni concrete: insomma, si sta cercando di rendere fertile il terreno. Ma poi, naturalmente, la coltivazione del terreno fertilizzato è tutta politica.

Nota:

Le interviste

Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

Il giornalista della Rai, Lorenzo di Las Plassas, passa cinque minuti con il rappresentante dell'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Simonetta.Cheli@esa.int.

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