Osservare la Terra per salvaguardare la biodiversità

Il Conference of Parties, organo guida della Convenzione della diverità biologica, si è riunito a Bonn, in Germania
16 Giugno 2008

INTERVISTA 17-2008. Nel 1992, a Rio de Janeiro, circa 150 nazioni dell’ONU sottoscrissero la Convenzione della diversità biologica, che le vincola ad agire in modo che il tasso di riduzione della biodiversità diminuisca entro il 2010 rispetto ai ritmi attuali.

Quale è il contributo dei satelliti?

L’occasione per fare il punto è stato il nono incontro del COP (Conference of Parties), l’organo di guida della convenzione, che si è recentemente tenuto a Bonn e a cui hanno partecipato circa 7000 partecipanti di 191 paesi.

L’ESA e il programma europeo di satelliti per le osservazioni della Terra aderiscono e contribuiscono a vari programmi delle Nazioni Unite, fra i quali la Convenzione di Ramsar sulle terre umide, la Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione, la Convenzione dei Patrimoni comuni dell’umanità dell’UNESCO e ovviamente la convenzione sul cambiamento climatico.

Il contributo satellitare può essere descritto in molti modi, a seconda dello specifico settore. Mi limito a due osservazioni molto generali ma illuminanti: in primo luogo le osservazioni da satellite hanno il pregio di raccogliere informazioni su vaste aree in breve tempo; in secondo luogo la copertura delle aree stesse può essere ripetuta a in modo molto regolare e sistematico, spesso indipendente dalle condizioni meteo sulla zona che viene osservata.

In questi termini diventa chiaro, allora, che il supporto satellitare sia cruciale per tutte le aree difficilmente accessibili. Un esempio è il progetto GlobWetland dell’ESA, iniziato nel 2003, che si riferisce alle terre umide: il monitoraggio a terra dei cambiamenti di queste aree (paludi, terreni fluviali eccetera) è praticamente impossibile per l’inaccessibilità delle zone.

Le osservazioni satellitari ci permettono di ottenere una mappa completa che ci dice in che modo le terre vengono utilizzate e quali sono state le variazioni in merito, e che può essere aggiornata con una frequenza molto alta. GlobWetland utilizza i dati di tutti i satelliti che possono contribuire al progetto e non solo di quelli europei.

Heat map around Galapagos and Cocos Island
Mappa della temperature di superficie del mare intorno alle Isole Galapagos e Cocoa nell'oceano pacifico.

Uno degli aspetti più inquietanti sulla perdita di biodiversità è che è molto difficile capire se le misure prese sono efficaci o meno. Lo scorso anno l’ESA ha avviato il progetto Diversity. Di che si tratta?

L’ONU ha messo a punto una serie di indicatori misurabili per capire se stiamo intervenendo in modo corretto o meno: per esempio l’estensione delle terre aride. È un fatto noto, per esempio, che il deserto del Sahara si stia espandendo verso sud. Questa espansione è un chiaro marcatore di perdita di biodiversità osservabile da satellite.

Diversity ha proprio lo scopo di tenere sotto costante controllo questi “indicatori” del tasso di perdita della biodiversità. Alcuni altri esempi, applicabili al Centro America, sono l’osservazione delle strutture coralline delle coste cubane e giamaicane, che sono oggi le uniche isole con coralli vivi dell’Atlantico, e i processi di migrazione degli animali marini dalle Galapagos alle isole Cocoa, “misurabili” attraverso la correlazione tra la loro posizione individuata da satellite (grazie all’uso del sistema satellitare Argos) e parametri ambientali quali la temperatura della superficie del mare o il colore oceanico determinato dal fitoplancton.

Gli studi più recenti sostengono che sia in corso una vera e propria estinzione di massa, che non è segnalata dalle le specie note che si trovano in pericolo di estinzione, come le tigri o gli orsi polari.

Si tratta, invece, di specie sconosciute al grande pubblico, per esempio di insetti o di piante: secondo le stime, ogni giorno si estinguono circa 100 specie diverse, soprattutto a causa di effetti antropici.

La varietà e la ricchezza degli ecosistemi garantisce in gran parte il nostro benessere sulla Terra, che è fatto di cibo, di energia, di salute. Per le necessità primarie, per esempio, l’80% della popolazione mondiale si affida alla medicine estratte direttamente dalla vegetazione oppure ottenute dagli animali.

Gorilla
La tutela della biodiversità necessità di mappe dettagliate di zone e habitat a rischio, come quello dei gorilla di montagna.

L’ESA collabora con l’UNESCO anche in settori molto particolari, come per esempio, la tutela dei siti dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità. Perché lo spazio, in questo caso?

Gran parte degli oltre 851 siti dichiarati patrimonio dell’umanità si trovano in paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. Decine di siti sono giudicati in condizioni allarmanti e diversi in grave pericolo. Le ragioni sono varie, antropiche e non: guerre, saccheggi, inquinamento, una cattiva gestione dei flussi turistici, ma anche disastri naturali.

Per tornare alla tutela della biodiversità, si consideri che molti siti non esistono neppure mappe geografiche dettagliate. È il caso per esempio, dell’habitat dei gorilla di montagna, una popolazione ormai ridotta a meno di 700 unità.

Si tratta di una zona di confine fra Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, in cui sono stati istituiti cinque parchi nazionali. Come è facile immaginare, anche solo ricordando le guerre etniche e civili degli anni passati non esistono mappe di queste regioni riconosciute dai vari paesi. Le mappe disponibili sono del tutto incoerenti fra loro.

Attraverso le osservazioni satellitari si riesce a dare alle autorità locali e all’ONU stesso le informazioni indispensabili per la gestione delle emergenze, legate per esempio alla pressione antropica dovuta ai rifugiati politici. Dunque si tratta di uno strumento non solo utile in senso generale, ma anche molto concreto per gestire al meglio una situazione potenzialmente molto pericolosa.

Le interviste

Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

I giornalisti della Rai, Lorenzo di Las Plassas, Stefano Masi, Marco Dedola si alternano nel discutere con il giornalista scientifico che collabora con l'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Dieter.Isakeit@esa.int.

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