Per uno spazio più sicuro: congresso della IAASS a Roma

Il poster della Conferenza IAASS "Building a Safer Space Together"
17 Ottobre 2008

INTERVISTA 23-2008. Gli ultimi decenni hanno visto un forte incremento delle attività spaziali. Da una parte, sono divenuti indipendenti paesi ormai emersi come la Cina e l’India, dall’altra si sta premendo da più parti per l’incremento di attività private, come per esempio il turismo spaziale su voli sub-orbitali.

E accanto a questo fiorire di attività, emerge con forza anche il tema della sicurezza, che viene affrontato a Roma, dal 21 al 23 ottobre, nell’ambito del congresso “Costruire insieme uno spazio più sicuro”.

Quali sono i temi?

La questione della sicurezza è molto ampio e riguarda tutte le fasi legate all’utilizzo dello spazio, dalla fase industriale al lancio, dalla gestione delle attività in orbita alla fase di rientro. Per fare qualche esempio, si consideri che a ogni lancio è ovviamente associata una possibilità di fallimento, che può avvenire sulla rampa oppure dopo il lancio, quando il razzo-vettore è appena partito o quando sta già sorvolando paesi diversi da quello da cui è partito.

In effetti quando un satellite viene portato in orbita da un lanciatore attraversa spazi aerei internazionali e sorvola molti paesi che possono avere niente a che fare con il lancio o con le attività successive del satellite. In che misura e, soprattutto, quali garanzie è possibile richiedere a un paese i cui lanci possono causare danni a paesi diversi? Qual è il rischio accettabile a cui si può chiedere a un Paese di sottoporsi?

Siccome in nessun campo esiste una sicurezza assoluta, i valori accettabili di rischio sono stabiliti da norme. Di qui appunto la necessita’ di norme internazionali condivise per le attivita’ spaziali.Per fare un esempio recente, nel settembre 2007, poco dopo il lancio dalla base di Baikonour, un Proton M russo è esploso: conteneva circa 200 tonnellate di propellente tossico, che ha contaminato un’area molto estesa del Kazakhistan.

Un altro caso recente, con conseguenze diverse: nel febbraio 2008, gli USA hanno fatto precipitare un satellite spia (US 193) colpendolo con un missile lanciato da una corvetta. La ragione ufficiale è che il satellite era danneggiato ma conteneva ancora 0,5 tonnellate di propellente tossico, che se fosse caduto in una zona popolata sarebbe stata pericolosa.

Il missile ha colpito il satellite, lo ha frammentato e parte dei frammenti è rimasta in orbita ad aumentare il problema dei rifiuti spaziali. Si stima che siano state create oltre 2300 detriti di dimensioni superiori a 10 cm, oltre 35000 pezzi fra 1cm e 10 cm e 1 milione di frammenti di dimensioni fra 1mm e 1 cm.

Ma quali sono le regole internazionali per la sicurezza dell’utilizzo dello spazio?

Il problema è proprio questo. Mentre nel settore aereo esiste un’unica organizzazione a livello mondiale per la sicurezza del volo, la ICAO (International Civil Aviation Organization), per quanto riguarda le attività spaziali tutti i Paesi lavorano seguendo le loro norme in materia di sicurezza. La situazione ricorda un po’ i controlli delle automobili nei vari paesi europei: sono controlli simili, ma non seguono gli stessi protocolli, non hanno gli stessi livelli di tolleranza.

Nello spazio la situazione è più estrema: nonostante si realizzino missioni in collaborazioni internazionali – vedremo un esempio il 22 ottobre con il lancio della prima sonda lunare indiana Chandrayaan-1 – con una forte partecipazione dell’ESA - o come dimostra la presenza della Stazione Spaziale, oggi le incompatibilità nelle navicelle spaziali di paesi diversi sono enormi.

Per esempio i portelloni hanno modalità di attracco diverso, le prese elettriche per esempio non sono compatibili: se un astronauta cinese fosse in difficoltà e “bussasse” alle porte della Stazione Spaziale, ci sarebbero seri problemi per aiutarlo.

IAASS: Spaceflight's legal and regulatory framework evolves
IAASS, delineare e far progredire la cultura globale sulla sicurezza spaziale

Insomma, c’è una tale assenza di cultura negli aiuti reciproci che se fra 10 anni, nel caso in cui andassimo sulla Luna con missioni diverse, potremmo addirittura non essere in grado di aiutarci uno con l’altro.

Per modificare la situazione e arrivare a una set comune di regole di sicurezza, puntando a una situazione equivalente a quella dell’ICAO, è stata fondata la International Association for the Advancement of Sapce Safety (IAASS), di cui fanno parte gli specialisti di sicurezza e della qualità di molti i paesi che hanno la capacità di lanciare satelliti.

Naturalmente anche molti ingegneri e managers della NASA ed ESA fanno parte di questa associazione professionale. l’ESA – prima agenzia al mondo – ha separato nettamente le proprie attivita’di progettazione da quelle di controllo e certificazione di sicurezza fondando recentemente un ufficio indipendente che si occupa proprio delle valutazioni relative alla sicurezza (Independent Flight Safety and Planetary Protection Office, Product Assurance and Safety Department) il cui responsabile Tommaso Sgobba è anche vice presidente della IAASS.

Quali sono le attività della IAASS?

La IAASS chiama tutte le nazioni alla collaborazione per migliorare e rendere più sicuro l’accesso allo spazio, per il beneficio di tutti. In particolare, la IAASS agisce per promuovere lo stesso livello di protezione in tutti i paesi rispetto ai rischi legati all’uso dello spazio; dare vita a un set di base di regole da rispettare per la sicurezza in tutte le fasi legate all’uso dello spazio (progetto, costruzione, operazioni in orbita ecc.); stabilire regole di controllo del “traffico satellitare”, per esempio attraversi un archivio completo dei satelliti esistenti; assicurare la protezione ambientale (aria, acqua, terra); mettere al bando operazioni distruttive nello spazio ed assicurare il mutuo soccorso in caso di pericolo fra tutti gli utilizzatori dello spazio, senza nessuna discriminazione.

Sono azioni di base, estremamente complesse nella realizzazione, ma del tutto necessarie per un utilizzo pacifico dello spazio, in totale coerenza con lo spirito e la carta fondante dell’ESA.

Sources of space debris - energy sources
Monitorare la concentrazione dei detriti spaziali è fondamentale in materia di sicurezza

Torniamo brevemente all’episodio del satellite statunitense fatto esplodere in orbita. Quanto preoccupante è la presenza dei rifiuti spaziali?

È piuttosto preoccupante, sia oggi che in prospettiva. Già oggi uno Shuttle che viene lanciato a una probabilità di qualche decimo percento di impattare con un detrito più o meno grande. Non è una percentuale trascurabile.

La situazione potrebbe andare fuori controllo negli anni a venire, in particolare per quanto riguarda i voli umani a causa della cosiddetta Sindrome di Kessler, apparentemente paradossale, ma che rischia di divenire del tutto realistico. Don Kessler sarà premiato, fra l’altro, proprio nell’ambito del congresso di Roma, per essere stato il primo ad aver lanciato l’allarme sui detriti spaziali.

La sua argomentazione è semplice e allarmante: se la concentrazione di detriti spaziali raggiunge un certo limite, un satellite che venga lanciato avrà la certezza di essere distrutto entro qualche tempo, rilasciando a sua volta altri detriti: è chiaramente un effetto a catena che ha la sua conclusione logica nell’impossibilità di utilizzare lo spazio.

In realtà già oggi possediamo la conoscenza sufficiente non solo per limitare la produzione di detriti, ma anche e soprattutto per iniziare a ripulire lo spazio delle orbite basse, per esempio attraverso procedure di rientro controllato. Si tratta di meccanismi che, prima o poi, dovranno essere necessariamente realizzati, sebbene anche all’interno delle Agenzie spaziali non siano molte le persone che sentono il problema come imminente.

Tuttavia, basti pensare che la Stazione Spaziale è protetta per urti con detriti di dimensioni fino a un centimetro, mentre da Terra possiamo identificare solo detriti con dimensioni maggiori di 10 centimetri. Tutti gli oggetti da 1 a 10 cm sono invisibili e potenzialmente pericolosi: le stime attuali suggeriscono una presenza di oltre 300 mila corpi del genere.

Le interviste

Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

I giornalisti della Rai, Lorenzo di Las Plassas, Stefano Masi, Marco Dedola si alternano nel discutere con il giornalista scientifico che collabora con l'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Dieter.Isakeit@esa.int.

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