Quel pianeta lontano, gemello della Terra

Pianeta OGLE-2005-BLG-390Lb
27 Gennaio 2006

INTERVISTA 04-2006. Un team internazionale di scienziati ha scoperto un pianeta simile alla Terra, che orbita intorno a una stella lontana 25 mila anni-luce. La Terra ha trovato il suo gemello?

Le sue caratteristiche fisiche e orbitali bastano a farne il pianeta più simile alla Terra che sia mai stato scoperto, tra quelli che orbitano intorno a stelle diverse dal Sole. Il pianeta ha una massa circa 5 volte maggiore di quella della Terra e ha una distanza dalla stella intorno alla quale orbita circa 3 volte maggiore della distanza Terra – Sole. Si trova a circa 25 mila anni-luce dal nostro sistema solare, nelle vicinanze del centro della nostra Galassia. Questa distanza è colmata dalla luce in 25 mila anni: se anche quel pianeta fosse abitato da una civiltà intelligente, e non c’è niente che ce lo faccia pensare, una corrispondenza con noi sarebbe impossibile: quegli ipotetici extraterrestri oggi vedrebbero la Terra di 25 mila anni fa, che non portava tracce di civilizzazione. In ogni caso, basandoci sulla distanza dalla stella che lo riscalda, è probabile che sia un mondo ghiacciato, con una temperatura in superficie di oltre 200 gradi sotto lo zero. È solo un’ipotesi, perché nulla sappiamo circa l’esistenza di una atmosfera, che potrebbe dare luogo a un effetto serra e innalzare la temperatura superficiale.

Finora sono stati scoperti circa 170 pianeti che non fanno parte del Sistema solare, ma che orbitano intorno ad altre stelle. Eccetto l’ultimo arrivato sono tutti pianeti con una massa simile a quella di Giove (oltre 300 volte quella della Terra) o ancora maggiore, che orbitano molto più vicino alla loro stella di quanto la Terra non sia dal Sole.

Newly Found Exoplanet
Immagine artistica del nuovo pianeta simile alla Terra

Il 2005 è stato l’anno celebrativo di Albert Einstein. E il metodo con il quale è stato scoperto il nuovo pianeta è dovuto proprio alla teoria della relatività. È possibile descriverlo in modo semplice?

È possibile provarci. Con la teoria della Relatività, Einstein ha suggerito che il tragitto della luce venga deflesso dal campo gravitazionale. Quindi, per esempio, nel corso di un’eclisse totale di Sole le stelle molto vicine al bordo oscurato del Sole appaiono in posizione leggermente diversa da quella reale. Una osservazione di questo tipo, condotta da Eddington nel 1919, ha fornito una delle prove più forti a favore della Relatività di Einstein.

In certi casi fortunati, come il nostro, questa proprietà della luce origina un effetto “lente”. Supponiamo, cioè, di stare osservando una certa stella, che ha una determinata luminosità. A un certo punto un secondo corpo si interpone tra noi e la stella che osserviamo. In certi casi fortunati, il secondo corpo si comporta da lente: concentra sul nostro strumento la luce che proviene dalla stella che osserviamo, che appare temporaneamente più luminosa.

È stato proprio un caso di questo tipo che ha originato la scoperta: la luce di una stella lontana prima è stata concentrata e amplificata dalla stella intorno alla quale orbita il pianeta e successivamente dal pianeta stesso, che si è quindi improvvisamente rivelato.

One of Darwin's telescopes
Uno dei sei telescopi di Darwin

Ci aspettiamo di scoprire altri pianeti simili alla Terra?

Tutto ci fa pensare che questa sia solo la prima di una serie di scoperte.

In primo luogo perché siamo sicuri che la formazione di sistemi solari sia un fenomeno universale e nella nostra galassia ci sono oltre 100 miliardi di stelle. Dunque è molto probabile che esista un numero consistente di pianeti simili alla Terra.

In secondo luogo, bisogna considerare che questa scoperta è stata effettuata con telescopi terrestri: nel corso del 2006 sarà lanciato Corot, il telescopio spaziale dell’ESA dedicato proprio alla ricerca di pianeti di questo tipo. Ci aspettiamo che Corot, che è stato progettato per essere molto sensibile a minime variazioni di luminosità, sia in grado di scoprire diversi pianeti con caratteristiche piuttosto vicine a quelle della Terra, nonostante sia un telescopio con uno specchio di appena 30 centimetri. Un telescopio terrestre di queste dimensioni sarebbe un medio telescopio amatoriale, ma nello spazio, grazie all’assenza dell’atmosfera, la sua sensibilità sarà sufficiente a far rilevare decine di pianeti rocciosi simili alla Terra e molti altri di dimensioni maggiori.

L’esperienza di Corot sarà poi messa a frutto da una missione ESA, Darwin, il cui lancio non è previsto prima del 2015. Darwin sarà una flotta di 8 telescopi che saranno piazzati oltre l’orbita lunare e che osserveranno il cielo con tecniche innovative.

Four terrestrial planets
Spettro dei diversi pianeti

Missioni come Corot o Darwin hanno gestazioni piuttosto lunghe: 10 anni o più dalla prima idea alla messa in orbita. È la norma o si è trattato di un’anomalia?

In generale le missioni spaziali prevedono tempi lunghi, tanto che tanto che nel 2004 ha avuto avvio il processo che porterà alle missioni spaziali dell’ESA della decade 20015-2025.

Programmi di questo genere hanno un pregio enorme: indicano una strada da seguire e indicano anche quali tecnologie mancano affinché possano essere realizzati. Sono un’enorme spinta all’innovazione tecnologica, anche se da oggi al momento della loro definizione finale, le missioni saranno largamente ripensate, alla luce dell’avanzamento tecnologico reale e delle scoperte dell’astrofisica dei prossimi anni. Ma anche le modifiche fanno parte di un processo del tutto fisiologico, quando si fanno programmi scientifici a lunga scadenza.

Ci sono casi “fortunati”, missioni che nascono e vengono realizzate rapidamente per sfruttare specifiche occasioni. È il caso per esempio della sonda Venus Express, che è stata assemblata riadattando parte della strumentazione di riserva delle missioni Rosetta e Mars Express, che erano state lanciate con successo. Anche Venus Express è stata lanciata con esisto positivo e l’11 aprile prossimo entrerà in orbita intorno a Venere. Ma questa è l’eccezione piuttosto che la regola.

Nota:

Le interviste

Dal maggio 2000, con cadenza settimanale, RAI NEWS 24 - canale televisivo digitale della RAI dedicato all'aggiornamento in tempo reale - riserva all'ESA uno spazio di approfondimento di 5 minuti: un'intervista su una notizia di attualità legata alle attività nello spazio.

I servizi vengono ritrasmessi ulteriormente su RAI International e RAI 3. Si va dagli approfondimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, alle scoperte scientifiche dei satelliti dedicati all'astronomia, alle applicazioni concrete legate alle osservazioni della Terra dallo spazio.

Il giornalista della Rai, Lorenzo di Las Plassas, passa cinque minuti con il rappresentante dell'ESA, Stefano Sandrelli, per dare un'idea dell'argomento e per approfondirne un aspetto, in modo che, leggendo di seguito le interviste relative a uno stesso settore se ne abbia uno spaccato sempre più ampio, venendo a conoscenza di cose sempre nuove.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi a: Simonetta.Cheli@esa.int.

Copyright 2000 - 2014 © European Space Agency. All rights reserved.