Satelliti con vista sulla terra

Envisat
26 Ottobre 2000

Dal 16 al 20 ottobre si è tenuto a Goteborg, in Svezia, un importante simposio organizzato dall’ESA sui risultati ottenuti negli anni passati dai satelliti europei ERS-1 ed ERS-2, dedicati all’osservazione della terra dallo spazio. Al simposio hanno partecipato non soltanto la comunità scientifica, ma anche organizzazioni industriali e commerciali.

Lo Spazio è diventato in questi anni un nuovo ambiente alla portata dell’umanità. Oggi l’osservazione della Terra dallo Spazio permette di compiere una serie di misure fondamentali per la comprensione del clima, per la conservazione dell’ambiente.

I satelliti europei ERS–1 e ERS–2 sono in grado di osservare la Terra indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, di notte e di giorno. Permettono di studiare anche la direzione e la velocità dei venti oceanici e la temperatura della superficie dei mari. Questo fornisce informazioni scientifiche importanti per capire il legame tra mare e atmosfera, per tenere sotto controllo il livello dei mari, che è soggetto a cambiamenti a seconda dello scioglimento dei ghiacci polari. Di seguire l’insorgere e l’evoluzione di un fenomeno come El Niño.

Ma i risultati ottenuti in questi anni non interessano soltanto la comunità scientifica. Per esempio, conoscere il comportamento dei ghiacci polari permette di progettare nel miglior modo possibile le piattaforme oceaniche per l’estrazione del petrolio e dei gas naturali, aumentando la sicurezza dell’investimento e del lavoro. Lo stesso può dirsi per la programmazione della navigazione in acque pericolose. O, ancora, è stato dimostrato che dallo spazio è possibile identificare le perdite di olio dalle condutture marine, svolgendo un’importante funzione per la salvaguardia ambientale. Si tratta quindi di un investimento con ricadute sull’intera società, non certo ristrette alla comunità degli esperti.

L’ESA rafforza il suo impegno

Envisat at Gothenburg

Il congresso di Goteborg è stato l’occasione anche per parlare del nuovo satellite europeo, Envisat, il successore di ERS-1 e ERS-2 che sarà lanciato la prossima estate in completa continuità con i satelliti che lo hanno preceduto.

Envisat studierà gli oceani, le terre emerse, l’atmosfera. In particolare ci si aspetta un grande contributo per quanto riguarda la biologia marina, i gas atmosferici e gli aereosol, cioè le particelle in sospensione nell’atmosfera.

Envisat approfondirà gli studi già compiuti da ERS-2 riguardo al comportamento dello strato di ozono. In questi anni è stata dimostrata la presenza di un assottigliamento nello strato di ozono che protegge il pianeta dai raggi ultravioletti del Sole. A questo fenomeno con una buona dose di enfasi, i mezzi d’informazione si riferiscono come al 'buco nell’ozono'. E tuttavia lo strumento GOME di ERS–2 ha mostrato non solo che il 'buco' esiste, ma che la limitazione nelle emissioni di cluorofluorocarburi, considerati tra le principali cause del fenomeno, non ha prodotto benefici di sorta, almeno nei tredici anni trascorsi dal Protocollo di Montreal che cercava di limitarne le emissioni.

Lo strumento GOME, a bordo di ERS-2, ha addirittura mostrato un assottigliamento record dello strato di ozono sopra il Polo Sud nel corso del mese scorso.

Queste indagini saranno intensificate e migliorate con Envisat. L’ozono, infatti, non è l’unico gas in grado di assorbire i raggi ultravioletti. Envisat sarà in grado di misurare la presenza di un gran numero di queste specie chimiche. In questo modo, non si valuterà solo la presenza o meno dell’ozono, ma la consistenza reale dello scudo atmosferico che protegge la Terra da questa radiazione tanto energetica da 'bruciare' le nostre cellule.

Iniziative di collaborazione internazionale fra agenzie spaziali

Mosaic image of the Siberian forest
Mosaic image of the Siberian forest

Un’iniziativa interessante è stata avviata tre anni fa in collaborazione con il Centro Aereospaziale della Germania e l’Agenzia Spaziale Giapponese, la NASDA. I dati di tre satelliti, ERS-1, ERS-2 e JERS-1, un satellite giapponese, sono stati raccolti durante l’autunno del 97 e l’estate del ’98. Lo scopo era quello di avere una mappa dettagliata di una regione di importanza ecologica enorme: la foresta siberiana.

Il progetto, denominato SIBERIA, è stato finanziato dalla Commissione Europea. SIBERIA era basato sull’applicazione di una tecnica radar interferometrica, che si basa, in sostanza, sul confronto tra due o più osservazioni della medesima area.

La mappa forestale siberiana così ottenuta si è dimostrata poi di aiuto per le istituzioni forestali russe, per seguire, per esempio, lo stato di deforestazione.

Competizione internazionale Envisat

Envisat competition

È importante promuovere la conoscenza delle attività spaziali dell’ESA presso i cittadini europei. In particolare è importante rivolgersi ai ragazzi, ai bambini, che mostrano uno spiccato interesse per lo spazio. La competizione Envisat è dunque aperta ai bambini dagli 8 ai 12 anni.

I bambini devono raccogliere una piccola sfida: disegnare una bandiera che rappresenti la Terra, accompagnandola con una breve descrizione, 300 parole al massimo. Tutto entro fine marzo del 2001. C’è tempo per informarsi, per provare, per parlarne con gli amici, i compagni.

Qual è il premio? I vincitori nazionali della competizione, uno per ogni nazione membro dell’ESA più il Canada, avranno un computer multimediale con una stampante a colori e un sacco di programmi per continuare la loro esplorazione dello spazio. E il vincitore assoluto sarà invitato per tre giorni, con i genitori, a Kourou, nella Guyana francese, per assistere al lancio di Envisat, la prossima estate. E in più la sua bandiera sarà disegnata sull’Ariane5 che porterà il satellite nello spazio.

L'ESRIN

ESRIN building
ESRIN building

Presso l’ESRIN, il centro ESA di Frascati, si è sviluppato un centro che acquisisce dati, li processa, li archivia e li distribuisce alla comunità scientifica internazionale, rendendone semplice l’utilizzo. L’ESA, attraverso l'ESRIN, lavora i dati con gli scienziati di tutto il mondo, ottenendo importanti risultati scientifici. E questa è veramente la chiave di volta del successo di una missione scientifica.

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