Segni e Sogni della Terra

Jean Mansel, Les Fleurs des Histoires: The three Sons of Noah.
The three Sons of Noah, XV secolo
27 Settembre 2001

Si è inaugurata ieri, nei locali di Palazzo Reale a Milano, la mostra "Segni e sogni della Terra" che celebra i 100 anni di attività della casa editrice De Agostini. La mostra è un percorso assai suggestivo nelle rappresentazioni della Terra nel corso dei secoli e in diverse civiltà. E tra gli sponsor troviamo anche l'Agenzia Spaziale Italiana, l'Alenia, Telespazio e l'Agenzia Spaziale Europea. Perché tanti sponsor legati a imprese spaziali?

L'osservazione della Terra dallo spazio, naturalmente, si realizza utilizzando la tecnologia satellitare. E questo settore oggi costituisce una delle attività di maggior rilievo delle agenzie spaziali.

In "Segni e sogni della Terra", il filo conduttore è la mappatura della Terra, cioè la sua descrizione mediante carte geografiche. E dunque è questo l'aspetto "spaziale" che è stato messo in evidenza: la capacità di ottenere vere e proprie carte topografiche utilizzando i dati da satellite.

Per esempio, usando i dati radar dei satelliti europei ERS, si è potuta realizzare una vera e propria mappa tridimensionale della superficie emersa della Terra. E ci sono state diverse sorprese, come ad esempio la scoperta che alcune catene del Sudan, che erano state segnalate in precedenza, non esistono affatto.

Ma i satelliti, in realtà, possono raccogliere una quantità di informazioni enorme, che danno una descrizione molto complessa del nostro pianeta. Per esempio, Envisat, il satellite dell'ESA che sarà messo in orbita nel gennaio del 2002, sarà in grado di misurare la quantità di gas serra nell'atmosfera, di misurare la temperatura superficiale degli oceani.

E il radar che utilizza è in grado di scandagliare anche gli strati che giacciono diversi metri sotto la superficie terrestre. E uno delle tante applicazioni prevede l'utilizzare di questa caratteristica per andare a caccia di reperti archeologici.

ENVISAT (Artist's view)
Envisat, artist's impression

Spedire satelliti in orbita per guardare in basso, verso la Terra, è un’idea che a prima vista stupisce. In genere si pensa invece a sonde che esplorano lo spazio, gli altri pianeti. Come nasce l’idea di osservare la Terra dallo spazio?

L'idea originaria nasce come applicazione militare, tant'è vero che la conquista dello spazio fu uno dei campi in cui si è combattuta la guerra fredda dalla fine degli anni '50 fino ai primi anni '80.

I primi satelliti non militari dedicati all'osservazione della Terra furono satelliti meteorologici, che catturavano immagini del suolo terrestre coperto da nubi. Tra l'altro è proprio grazie a satelliti di questo genere a cui si devono le prime immagini del globo terrestre a larga diffusione. Dopo millenni di progressi scientifici, per la prima volta, la Terra appare sferica in vere e proprie immagini fotografiche.

L'impatto visivo della Terra vista dallo spazio è sempre enorme. Basti pensare che un astronauta esperto come l'italiano Guidoni, al ritorno dal suo viaggio sulla Stazione Spaziale Internazionale, ha raccontato di quanto appaia fragile la Terra vista dallo spazio. Un messaggio che andrebbe tenuto a mente, specialmente in tempi come questi.

L'Agenzia Spaziale Europea, dal canto suo, contribuisce ininterrottamente dal 1991 all'osservazione della Terra, prima grazie al satellite ERS1, e poi grazie ad ERS2. E nei prossimi mesi il lancio di Envisat, sul quale il 29 novembre si terrà una conferenza a Milano, garantirà la continuità dei rilevamenti per un altro decennio.

Size comparison between Earth and Mars
Size comparison between Earth and Mars

Ma esistono altri pianeti di cui si conoscano le caratteristiche superficiali così come conosciamo quelle terrestri?

Da questo punto di vista il pianeta meglio conosciuto è senza dubbio Marte, che a partire dai primi anni ’60 è stato tempestato di sonde, una trentina in tutto, specialmente da parte dell’ex URSS e della NASA. Uno sforzo che è culminato nel primo atterraggio su Marte da parte delle sonde statunitensi Viking 1 e 2 nel 1976.

Ma vale la pena ricordare che il primo a realizzare una mappatura scientifica di un pianeta extraterrestre fu l’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli, nel 1878, quando era direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera, a Milano.

Schiaparelli, a differenza di chi lo aveva preceduto, non si limitava ad osservare Marte con un potente telescopio, e a disegnarne l’immagine. Ma aveva fissato sul disco del pianeta certi punti di riferimento che gli erano serviti come griglia per tracciare un sistema di latitudini “precisamente come il geografo compie la descrizione di un paese della Terra”, come lui stesso descrive.

Osservazioni che porteranno alla scoperta dei celebri canali di Marte, rivelatisi poi frutto di un'illusione ottica, ma che per diverso tempo suggerirono l'ipotesi di una vita marziana intelligente, ipotesi quest'ultima che solo l'epoca spaziale ha indotto a scartare in modo definitivo.

Storicamente le osservazioni della superficie di Marte sono state facilitate anche dal fatto che l'atmosfera del pianeta è estremamente rarefatta. Non ci sono, per esempio, le formazioni nuvolose che invece impedirebbero a un marziano di osservare con la stessa semplicità la superficie terrestre.

Mars Express with MARSIS antenna unfurled
Mars Express in orbit around Mars with the MARSIS antenna unfurled

Il programma di esplorazione marziana sta conoscendo in questi anni un nuovo boom. Che ruolo ha l'Europa in questa impresa scientifica?

In questa fase l'Europa gioca un ruolo centrale: dopo la missione della NASA Mars Odyssey, toccherà a una sonda europea raggiungere il pianeta rosso, la Mars Express, che sarà lanciata nell'estate del 2003 e che nel giro di 6 mesi giungerà a destinazione.

Lo scopo principale della Mars Express, che fra l'altro prevede un notevole contributo italiano, è la ricerca dell'acqua nascosta sotto il suolo marziano. A questo contribuirà anche il lander Beagle 2, il primo robot europeo che metterà piede su Marte. "Piede" per modo di dire, visto che il Beagle 2 ricorda un'ostrica.

Ma è l’intero programma di esplorazione del sistema solare che ha ripreso vigore. Per esempio mentre Marte viene frugato da cima a fondo, la Cassini-Huygens, una missione congiunta ESA/NASA, è in viaggio per il sistema di Saturno, dove si propone di studiare la superficie di Titano, una delle lune del pianeta gassoso che secondo gli scienziati potrebbe avere la composizione atmosferica giusta per ospitare i mattoni fondamentali per la costruzione di organismi primitivi.

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