Telemedicina oggi

20 Febbraio 2003

Nel 1999 la Commissione Europea ha approvato il Piano d’azione “e-Europe” che, fra l’altro, promuove l’assistenza sanitaria on line. A che punto siamo?

A livello base assistenza sanitaria on-line significa scambio di informazioni mediche fra medici e fra medico e paziente, in modo veloce e sicuro. In questo caso uno dei problemi da risolvere è quello relativo alla sicurezza della trasmissione delle informazioni. È un problema di carattere molto generale, quando si parla di Rete, di Internet: basti pensare ai problemi relativi allo scambio di email riservati oppure dell’utilizzo della carta di credito on-line: occorre mettere a punto una serie di codici che criptano i numeri della carta e li rendono intelligibili solo a chi è esplicitamente autorizzato al loro utilizzo.

Analoghi problemi ci sono anche quando si parla di telemedicina: due medici devono essere sicuri di potersi scambiare, per esempio, pareri diagnostici su una certa persona senza che terzi posa cogliere frammenti di “conversazione”, negando la privacy del paziente. Di questo si occupa il consorzio Telemedicine Alliance, di cui fanno parte, fra le altre, l’ESA e la Commissione Europea.

Quando si parla di assistenza sanitaria on-line si immagina un medico che può diagnosticare e quindi curare un paziente a distanza, senza che questo si muova da casa. È possibile?

Dal 1998 nelle regioni del Newfoundland e Labrador, in Canada, sono attive delle reti di comunicazione via satellite che collegano i centri rurali agli ospedali cittadini. E questo consente di prestare soccorso ai pazienti senza obbligarli a trasferimenti difficoltosi. In questo caso assistenza sanitaria on-line significa mettere in condizione un medico che si trova, per esempio a 450 km di distanza, di vedere perfettamente un paziente, di poterlo analizzare, di poterci parlare, di scambiare dati medici raccolti da strumenti che operano sul paziente. Questo presuppone una tecnologia notevole, che già possediamo, e la realizzazione di comunicazioni multimediali a banda larga, cioè la trasmissione di un numero considerevole di dati in tempi rapidissimi.

Ma le cose non si sono fermate qui: nel dicembre del 2002, una collaborazione tra ESA e diversi istituti di ricerca francesi, ha permesso a un radiologo dell’ospedale Sant’Anna di Tolone di effettuare un’ecografia su un paziente che si trovava sulla nave ospedale francese Sirocco, utilizzando un braccio robotizzato. In questo caso, quindi, non si è trattato solo di una diagnosi a distanza, ma di un esame vero e proprio fatto a distanza.

Ma il ruolo giocato dallo spazio quale è? Perché coinvolgere un’agenzia spaziale in questo genere di interventi?

Lo spazio gioca un duplice ruolo: in modo diretto, perché attraverso i satelliti per telecomunicazione si raggiungono zone altrimenti isolate. E questo permette un’estensione di qualsiasi servizio, non soltanto della telemedicina. In modo indiretto, perché le ricerche spaziali danno un contributo tecnico fondamentale per l’allargamento dei canali di comunicazione: un satellite come Artemis, per esempio, in grado di funzionare da ripetitore di dati ottenuti da altri satelliti, è alla frontiera della tecnologia.

Dunque lo spazio ha un ruolo di promotore e di operatore tecnologico. L’applicazione alla telemedicina discende immediatamente da queste considerazioni. Un esempio per capirsi: nel corso del 2001 l’ESA ha attrezzato alcune autoambulanze con un’unità “Mobimed”, con la quale si controlla il funzionamento cardiaco attraverso un elettrocardiogramma. Inoltre Mobimed misura il battito cardiaco, la pressione e l’ossigenazione del sangue. I dati sullo stato di salute del paziente trasportato vengono inviati direttamente all’ospedale verso cui l’ambulanza si sta dirigendo, anch’esso attrezzato opportunamente. Questo permette due cose: il controllo diretto dello stato di salute del paziente da parte dei medici ospedalieri e la preparazione della struttura di soccorso e delle cure necessarie. La comunicazione fra la struttura mobile utilizza non solo segnali radio, ma anche segnali satellitari, che raggiungono quei luoghi nei quali non vi è copertura sufficiente per le vie tradizionali.

Queste possibilità possono essere utili anche negli eventi che producono disastri, quando le infrastrutture di terra sono danneggiate. Sono in atto collaborazioni con la Protezione Civile?

Un sistema per l’intervento medico a distanza è stato avviato nel 1996, nell’ambito del piano di pace nei Balcani, a supporto del Reparto di Sanità “Centauro” della Difesa italiana in Bosnia Erzegovina e al Centro Clinico dell’Università di Sarajevo. Il progetto utilizzava il satellite II-F4 dell’operatore europeo Eutelsat per lo scambio di dati (raggi X, esempi grafici di patologie) tra un camion attrezzato mobile e gli operatori fissi. Questo progetto, modificato con l’esperienza acquisita, è stato impiegato anche dalla Protezione Civile italiana, per esempio nel corso del terremoto che ha colpito l’Appennino umbro-marchigiano nel 1997. Le sperimentazioni proseguono, anche perché, per fortuna, è un campo che si modifica e migliora a grandi velocità.

Copyright 2000 - 2014 © European Space Agency. All rights reserved.