Un anno sulla Stazione Spaziale Internazionale

L'equipaggio della missione STS-100
29 Novembre 2001

Il 2 novembre abbiamo festeggiato un anno di permanenza continua dell'uomo sulla Stazione Spaziale Internazionale. E in questi giorni è in arrivo il quarto equipaggio, guidata dal russo Yurj Onufrienko. Quale è il bilancio di questo primo anno?

In un anno di attività umana nello spazio si sono succeduti tre equipaggi, 9 persone in tutto che hanno fatto esperienza di una lunga permanenza in assenza di gravità. Ma dalla prima "pietra" posata per la casa spaziale fino a oggi, i visitatori sono stati ben 79, fra i quali il nostro Umberto Guidoni.

La base nello spazio è stata visitata in questi 12 mesi da 14 navette spaziali, di cui 6 shuttle americani e 3 Soyouz Taxi, uno dei quali ha condotto a bordo anche l'astronauta francese Claudie Hagnere, la prima donna europea a visitare la stazione. E in 12 mesi sono state fatte ben 18 passeggiate spaziali. Ma a parte i numeri, da diversi mesi la vita scientifica della stazione spaziale ha definitivamente affiancato tutte le attività che riguardano la costruzione della base.

Durante la missione del quarto equipaggio sono previste ben 500 ore di attività da dedicare esclusivamente agli esperimenti. Ma non bisogna dimenticare che gran parte degli esperimenti sono automatizzati e che molti di essi sono permanentemente seguiti da scienziati che operano dalle basi di terra, collegati con la stazione. Dunque il tempo dedicato agli esperimenti è molto di più di quanto non sembri.

STS-100 First spacewalk
Prima passeggiata spaziale per STS-100

Uno degli aspetti più affascinanti dell'attività umana nello spazio sono le passeggiate spaziali. E alcune uscite sono previste anche per il quarto equipaggio della stazione. Quali saranno i loro compiti?

Nei cinque mesi di permanenza a bordo della stazione spaziale sono previste almeno due uscite nello spazio, che potrebbero diventare quattro in corso d'opera. Il comandante russo parteciperà ad entrambe le uscite: è un vero esperto di passeggiate spaziali, avendone già portate a compimento 6 durante le precedenti missioni sulla Mir. Dovranno istallare varie componenti per trasmissioni radio e televisive e per esperimenti che studiano l'ambiente all'esterno della stazione spaziale.

Il termine "passeggiata" nello spazio è un po' fuorviante: sembra suggerire una gita fuori porta, una scampagnata. In realtà si tratta di 6-8 ore di lavoro pesantissimo. In parte i loro movimenti sono impacciati e innaturali a causa della microgravità. Inoltre la tuta non è leggera: si tratta di circa 100 kg di strati protettivi, di strumentazione, che offrono una certa resistenza al movimento. Anche spostare un braccio, per esempio, è faticoso. Per questo parte dell'allenamento di un astronauta consiste nel lavorare sott'acqua.

Ma quali sono le caratteristiche principali di una tuta spaziale?

Jean-Pierre Haigneré, Astronaut of the European Space Agency
La tuta spaziale

Uno degli aspetti meno noti, a mio avviso, è questo: la composizione chimica del gas all'interno della tuta non è quella atmosferica, che contiene ossigeno solo per il 20% circa. All'interno di una tuta invece gli astronauti si trovano immersi in un'atmosfera di ossigeno puro alla pressione di circa un terzo di atmosfera. È proprio la pressione ridotta che rende possibile respirare ossigeno puro che, invece, respirato a pressione atmosferica sarebbe tossico.

Lo spazio vuoto, anche a una quota di soli 400 km, come quella della stazione è un ambiente decisamente ostile per l'uomo. Innanzi tutto la rarefazione dell'atmosfera rende la respirazione impossibile. Ma anche le escursioni termiche sono estreme: si va da oltre 100 gradi centigradi quando si è esposti al Sole, a temperature di -100 gradi centigradi quando si è in zone d'ombra. Sono escursioni che il corpo umano non può sopportare.

Ma ci sono anche altri aspetti: per esempio il corpo dell'uomo è composto per la maggior parte di acqua, e le nostre cellule contengono un'altissima percentuale di fluidi: nello spazio non c'è pressione atmosferica e se i fluidi corporei fossero esposti al vuoto evaporerebbero. In pratica ci metteremmo a bollire istantaneamente.

Se questo non bastasse, c'è anche il problema dell'esposizione alla radiazione ionizzante del Sole. Insomma: in definitiva, l'unico modo sicuro per sopravvivere nello spazio è quello di non andarci: e, paradossalmente, è proprio quello che accade.

La tuta dell'astronauta conserva l'uomo all'interno di un ambiente in cui può sopravvivere: è piccola astronave costruita in modo tale da permettere all'uomo di lavorare, di stringere un bullone, di manovrare… ma l'uomo, in un certo senso, non è mai veramente esposto allo spazio.

Quali sono i prossimi appuntamenti dell'Europa con la Stazione Spaziale Internazionale?

Claudie waves from inside the cramped Soyuz
Claudie nel Soyuz

L'ESA ha confermato nei giorni scorsi, nel corso della conferenza ministeriale di Edimburgo, il suo pieno impegno nell'impresa in corso d'opera. La NASA, al momento, ha qualche perplessità in più, dovuta principalmente a un redistribuzione più razionale dei fondi, anche in considerazione delle vicende internazionali.

Dopo il viaggio di Umberto Guidoni a bordo dello Shuttle della NASA, ottobre ha visto l'arrivo della prima donna europea sulla Stazione, la francese Claudie Haigneré. La missione Andromede di cui Claudie faceva parte è la prima di una serie di missioni a bordo sui Souyz russi, secondo un accordo firmato fra ESA e Rosaviakosmos, l'ente spaziale russo. LA prossima missione avrà come protagonista di nuovo un italiano, Roberto Vittori, che raggiungerà l'equipaggio permanente della stazione spaziale il prossimo aprile, sempre con un volo di tipo taxi, ovvero con una missione della durata di circa 10 giorni.

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