Una politica spaziale europea: nuove strategie per l'innovazione e la competitività

17 Maggio 2005

La complessa sfida dell’Europa del futuro si gioca, fra l’altro, sul campo dell’alta tecnologia, che richiede ricerca e innovazione.

Lo spazio riveste un ruolo di primaria importanza e, in questo contesto, da diversi anni i rapporti tra Unione Europea e ESA vanno sempre più stringendosi: da una parte per garantire un accesso indipendente allo spazio, dall’altra con lo sviluppo di una serie di progetti comuni in settori chiave, come la navigazione guidata da satellite (Galileo) e il monitoraggio per l’ambiente e la sicurezza (GMES).

Dopo il Libro Verde sulla politica spaziale europea (gennaio 2003) e il Libro Bianco sullo Spazio (novembre 2003), entrambi preparati di comune accordo tra Commissione Europea ed ESA, oggi la necessità di una politica dello spazio chiara e sicura, sia dal punto di vista dei finanziamenti che da quello della volontà politica, è ribadita anche nel trattato che istituisce una Costituzione per l’Unione europea.

“Il Libro Bianco sulla Politica Spaziale Europea, adottato nel novembre 2003, manifesta ambizioni politiche e programmatiche considerevoli,” afferma Giulio Barbolani di Montauto (ESA). “Tuttavia le risorse finanziarie allocate dalla Commissione Barroso per il periodo 2007-2013 sono assolutamente inadeguate: in termini annuali rappresentano meno del 10% delle risorse dell’ESA."

Gli attori coinvolti settore spaziale europeo sono molti ed eterogenei fra loro: istituzioni, agenzie spaziali nazionali, industrie, enti orientati alla ricerca di base, università. Ed è proprio dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) che è arrivato l’invito, subito raccolto dall’ESA, a una giornata di confronto aperto, con lo scopo di mettere a fuoco i punti in comune in vista dell’adozione del 7° Programma Quadro per la Ricerca Scientifica e Tecnologica dell'UE, dalla cui linea di budget proviene la maggior parte dei finanziamenti per lo spazio.

"Il settore spaziale ha caratteristiche peculiari"

“Il Settimo Programma Quadro è però limitato alla ricerca e all’innovazione. Sono elementi fondamentali, naturalmente,” sostiene Barbolani. “Tuttavia la competitività accademica e industriale europea deve avviare un circolo virtuoso ed evitare attività di ricerca troppo frammentate e fini a se stesse. Occorre, insomma, investire in infrastrutture, in sistemi spaziali e nelle applicazioni che ne derivano. Altrimenti il programma manca di un elemento vitale.”

L’incontro, dal titolo “Una politica spaziale europea: nuove strategie per l’innovazione e la competitività” è stato organizzato ad Ancona il 20 maggio 2005 ed è la terza tappa del “Viaggio in Italia della ricerca”. In quella sede i problemi da affrontare sono molti e diversi fra loro: si va dall’allocamento dei finanziamenti per lo spazio all’identificazione delle aree disciplinari nelle quali l’Italia è in grado di far sentire la sua voce, all’eterna questione della strategia da adottare a livello europeo per favorire i gruppi di ricerca migliori. Senza trascurare, naturalmente, una delle più gravi anomalie italiane, l’assenza del privato nella ricerca.

“Attenzione però,” ribadisce Barbolani. “Il settore spaziale ha caratteristiche peculiari: in nessun paese del mondo il privato cofinanzia la ricerca in questo settore. La ricerca e lo sviluppo industriale dei sistemi sono prevalentemente basati su finanziamenti e commesse pubbliche. Perfino per sistemi applicativi come Galileo il settore privato interviene solo nella fase finale del programma. Occorre tenere conto di questa specificità se vogliamo incrementare una politica spaziale credibile.”

Laboratory's instrument
Ricerca e innovazione

Accanto a problemi di finanziamento e di organizzazione, una delle domande chiave è quale sia il modo migliore per gestire e rilanciare la ricerca scientifica fra i giovani, valorizzandone la presenza a tutti i livelli, sia per quanto riguarda la ricerca di base che le posizioni di coordinamento e di guida.

“Nel secondo millennio gli europei sono stati audaci esploratori,” ha ricordato in occasione di un suo intervento l’on. Umberto Guidoni, membro del Parlamento europeo e primo astronauta ESA a mettere piede sulla Stazione Spaziale Internazionale. “All’alba del terzo millennio non dobbiamo dimenticarlo e continuare a guardare avanti a noi verso la nuova frontiera che non dobbiamo temere di esplorare: lo spazio”.

La conferenza, ospitata presso l’Università Politecnica delle Marche di Ancona, è stata organizzata dalla CRUI in collaborazione con Telespazio (Gruppo Finmeccanica). Tra i relatori invitati, oltre l’on. Umberto Guidoni, che fa parte della commissione ITRE (Industry, Trade, Research, Energy) del Parlamento Europeo, anche Roberto Battiston, INFN e Università degli studi di Perugia, Piero Benvenuti, presidente dell’INAF, Piergiorgio Piccozza dell’INFN.

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