Satelliti a servizio della ricerca dell’origine del virus Ebola

Operatori sanitari indossano protezioni contro il virus Ebola altamente infettivo
16 Luglio 2003

I microscopi non rappresentano l’unico strumento disponibile per studiare le malattie. Un nuovo progetto ESA impiega i satelliti per prevedere e contribuire alla lotta contro i focolai epidemici e partecipare così alla ricerca dell’origine del letale virus Ebola.

La febbre emorragica Ebola miete ogni anno un numero elevato di vittime in Africa Centrale. Può provocare emorragie spontanee interne ed esterne negli esseri umani e nei primati. Rimane tuttora sconosciuto l’organismo ospite del virus che abita la giungla.

Dall’anno prossimo, per sostenere gli sforzi della ricerca, verranno elaborate mappe dettagliate sulla vegetazione del Congo e del Gabon con immagini satellitari, nell’ambito del nuovo progetto ESA Data User Element (Elemento Utilizzatori Dati) Epidemio, che sviluppa i servizi di Osservazione della Terra (EO) a servizio degli epidemiologi.

Il Centro Internazionale di Ricerche mediche di Franceville in Gabon (CIRMF) integrerà i dati di osservazione della Terra ai risultati raccolti sul campo in un sistema informativo geografico (GIS). La speranza è quella di identificare particolari caratteristiche ambientali associate ai siti infettati nei quali sono stati scoperti animali morti o indigeni che hanno sviluppato gli anticorpi contro Ebola.

I primati, compresi questi gorilla di montagna, sono anch’essi vittime dell’Ebola

“Attraverso il confronto con i siti accertati come infetti, il telerilevamento contribuirà a definire altri siti sospetti” ha dichiarato Ghislain Moussavou del CIRMF. “Non è possibile sottoporre ad analisi ematica gli animali dell’intera area in esame, costituita da circa 400 km quadrati di giungla; sarà tuttavia utile concentrare gli sforzi dei team che raccolgono gli animali in questi siti.” Il sangue di questi ultimi può essere poi analizzato, alla ricerca di elementi che segnalino la presenza del virus Ebola.

I dati satellitari saranno aggiornati mensilmente per raccogliere maggiori indicazioni; Moussavou ha poi aggiunto: “In Gabon e Congo abbiamo osservato una periodicità annuale dei focolai di Ebola. Ciò suggerisce che l`habitat in cui si annida il virus è caratterizzato da particolari condizioni ecologiche”.

Le immagini satellitari saranno inoltre messe a disposizione del programma Public Health Mapping (Mappatura della Salute Pubblica) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e saranno inserite nel software GIS HealthMapper di WHO. Tale programma, infatti, viene utilizzato dai funzionari della sanità pubblica di oltre 70 Paesi.

“In definitiva, il nostro sistema dipende dai dati raccolti sul campo, ma il telerilevamento potrebbe rappresentare un’utile integrazione” ha affermato Jean-Pierre Meert di WHO. “ Spesso le mappe locali risalgono a 30 anni addietro, pertanto abbiamo richiesto immagini ad alta risoluzione di diverse città, da Casablanca in Marocco a Vientiane in Laos, per aiutarci ad ottimizzare l’intervento medico, come ad esempio la localizzazione degli ospedali urbani. Speriamo inoltre di realizzare un miglior monitoraggio delle popolazioni nomadi e di poterci organizzare meglio per assisterle in caso di emergenza medica.”

La mappatura satellitare consente la previsione delle epidemie di malaria trasmessa da zanzare

La lotta alla malaria, che affligge 300 milioni di persone nel mondo e miete fino a 1,5 milioni di vittime l’anno, rappresenta un tema particolarmente importante per diversi utenti del progetto Epidemio. L’acquisizione dei dati meteorologici rilevati via satellite suscita, infatti, grande interesse. Alto tasso di umidità e precipitazioni di livello elevato rappresentano spesso segni premonitori di focolai di malaria, a causa dell’aumento del numero di zanzare.

“Dati affidabili a livello continentale sulla temperatura in superficie sarebbero una vera manna” ha dichiarato Simon Hay del Dipartimento di zoologia dell’Università di Oxford. “Questi dati, infatti, costituirebbero un utile ausilio nella differenziazione di quelle precipitazioni che si verificano in una zona particolarmente favorevole alla generazione della malaria.”

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