Perché 'Eneide'?

"His ego nec metas rerum nec tempora pono"
(A costoro, io non pongo traguardi alle imprese né limiti di tempo)
(Eneide, I, 278).

Il volo di Roberto Vittori con una navicella Soyuz verso l'ISS è stato dedicato al ricordo di Enea, il cui lungo viaggio alla ricerca di una patria condusse alla fondazione di Roma.

Eneide è il titolo del poema epico scritto da Virgilio, uno dei più grandi poeti dell’età augustea (I secolo a.C.), dedicato alle vicende mitiche che hanno preceduto la fondazione di Roma.

Ispirato all’Odissea e all’Iliade, l’Eneide narra il viaggio e le battaglie del figlio di Anchise e di Venere Afrodite, Enea, a cui il Fato ha riservato il compito di perpetuare la stirpe troiana. Da questa sarebbe poi disceso Romolo, fondatore della città di Roma.

Fuggito da Troia incendiata e spinto dal volere degli dei, Enea, capo e sacerdote della sua gente, intraprende un lungo viaggio, che a tratti gli appare insensato e vano, alla ricerca di una nuova patria nella terra del tramonto, l’Esperia.

Giunto nel Lazio, Enea è costretto a intraprendere una furiosa serie di scontri con le popolazioni locali, nonostante l’iniziale accoglienza benevola di Latino, che regna su quei luoghi. Il poema si chiude con la definitiva sconfitta di Turno, re dei rutuli e il più accanito fra i rivali di Enea.

Guidato da un senso di fatalità coraggiosa, Enea è un eroe moderno, che accetta il suo destino con rassegnazione, pietà, fermezza, rattristandosi per le dolorose rinunce che il suo sacrificio comporta, ma consapevole delle conseguenze: la nascita di Roma, apice della storia e inizio dell’età dell’oro e della pace augustea.

Ultima modifica: 28 Marzo 2005

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