Dentro la Stazione Spaziale Internazionale

The Expedition one crew
11 Gennaio 2001

È appena iniziata l’undicesima settimana di permanenza del primo equipaggio sulla Stazione Spaziale Internazionale. Ma come è stato vissuto sulla Stazione Spaziale Internazionale l’arrivo del nuovo millennio?

Anche per i tre astronauti, l’americano Shepherd e i due russi Gidzenko e Krikalev, è stata l’occasione per una piccola celebrazione. Nella marina, quando inizia nuovo anno, si inaugura il diario di bordo con una riflessione, un messaggio beneaugurante, che naturalmente può essere anche scherzoso e originale. E tre mesi nello spazio hanno inspirato al comandante Shepherd una poesia di otto quartine in rima piuttosto divertente, dal respiro suggestivo, che è stata resa nota insieme ai saluti rivolti a tutto il mondo.

Per esempio si descrive come, mentre in ciascun luogo della Terra la mezzanotte dell’ultimo dell’anno è ben definita, anche se diversa da fuso orario a fuso orario, a bordo della Stazione questo non accade. La Stazione Spaziale, infatti, percorre un’intera orbita in 90 minuti, e dunque nel giro di 24 ore sorvola così ben 15 volte luoghi della Terra che stanno festeggiando la mezzanotte.

Gli astronauti hanno poi potuto salutare le loro famiglie, con un colloquio personale per ciascuno di loro. E questo è stato senz’altro il regalo più gradito che potesse essere loro fatto.

Sergei K. Krikalev and William M.  Shepherd at work in the ISS
Sergei K. Krikalev and William M. Shepherd at work in the ISS

La vita a bordo della Stazione Spaziale è scandita da un elenco quotidiano molto fitto di impegni. Ma che spazio c’è per il tempo libero?

Ad alcuni giornalisti che gli avevano rivolto una domanda simile, qualche tempo fa l’astronauta europeo Frank de Winne ha risposto “la Stazione viene usata 24 ore al giorno per 7 giorni la settimana. Immaginate in che stato sarebbe la vostra macchina dopo un trattamento del genere”.

Con questo De Winne intendeva dire che una certa fetta di tempo deve essere impiegato dagli astronauti per la manutenzione della Stazione Spaziale. In realtà questa domanda tocca un aspetto molto delicato delle missioni nello spazio: l’equilibrio tra lavoro e tempo libero, o se vuoi, tempo per la cura di se stessi. È vero che gli astronauti sono scienziati che lavorano nello spazio, ed è loro richiesto di sfruttare al massimo l’occasione, ma ci sono anche aspetti psicologici di cui tenere conto. Da una parte, avere molte cose da fare ogni giorno è importante perché gli astronauti devono dividere fra loro uno spazio vitale molto piccolo. Se gli astronauti sono concentrati sul lavoro, l’angustia dei locali e la peculiarità delle condizioni di lavoro in cui si trovano per lungo tempo si fa sentire meno. Inoltre è dimostrato che un carico di lavoro insufficiente fa crescere la tensione e lo stress.

L’altra faccia della medaglia è che, astronauti o no, l’equipaggio è composto da uomini e donne che hanno la necessità di prendersi cura di loro stessi, di pensare per proprio conto. Insomma, di prendersi della pause. Parte del tempo, d’altronde, deve essere impiegata per gli esercizi fisici: la permanenza prolungata nello spazio, oltre a problemi di tipo cardiovascolare, porta a una perdita del tono muscolare e una decalcificazione ossea. Per limitare questi effetti e mantenersi in forma è importante che gli astronauti eseguano esercizi fisici con continuità. È anche un’occasione per compiere studi sulla reazione dell’organismo umano a certi stimoli nello spazio. Si pensa, ad esempio, ad applicare alcuni esercizi fisici messi a punto per le attività spaziali nei programmi di riabilitazione fisica di persone che sono portatrici di handicap.

STS-98 Shuttle Mission Imagery
Atlantis docking with the ISS

Il 19 gennaio è prevista la partenza dello Shuttle Atlantis, che segnerà un altro momento fondamentale nella storia della Stazione Spaziale: Atlantis porterà sulla Stazione il laboratorio americano Destiny, segnando l’inizio della fase matura della vita della Stazione stessa.

Dall’arrivo del primo equipaggio, agli inizi di novembre dello scorso anno, a oggi la Stazione Spaziale ha acquistato in dicembre un paio di grandi ali: in realtà dei pannelli solari di 73 metri, che forniscono alla stazione l’energia sufficiente per far funzionare anche il laboratorio americano di prossimo arrivo.

Fino a oggi la Stazione Spaziale è controllata dal cervello elettronico di Zvedza, un sistema di elaborazione dati fornito dall’Agenzia Spaziale Europea. Quando Destiny, un modulo cilindrico di alluminio lungo 8 metri e mezzo e dal diametro di 4 metri e 30, sarà funzionante, allora prenderà sotto il proprio controllo la Stazione Spaziale, mentre il sistema di elaborazione dati di Zvedza continuerà a fornirgli importanti indicazioni per la rotta e l’orientazione della Stazione nello spazio.

Soprattutto, con l’arrivo di Destiny ci si avvicina alla fase “scientifica” della vita della stazione, quando saranno eseguiti un gran numero di esperimenti in condizioni di assenza di peso. Una curiosità: anche se siamo ancora alle fasi iniziali della costruzione, già ora la Stazione Spaziale è il quinto oggetto più brillante del cielo notturno.

Columbus - cutaway view
ESA's Columbus laboratory

Anche l’Agenzia Spaziale Europea fornisce un laboratorio alla Stazione Spaziale Internazionale, il laboratorio Columbus, l’elemento chiave della partecipazione europea al progetto.

L’Europa costruisce per la Stazione Spaziale Internazionale un numero notevole di elementi, come per esempio i Veicoli Automatici di Trasferimento (ATV), o i moduli Raffaello, Donatello e Leonardo, costruiti dall’AleniaSpazio.

In aprile, toccherà proprio al modulo Leonardo a inaugurare la presenza europea e italiana sulla Stazione Spaziale, insieme all’astronauta italiano Guidoni, che sarà il primo europeo a entrare nella casa spaziale.

Il contributo più importante è però il laboratorio per esperimenti scientifici Columbus, il cui lancio è previsto alla fine del 2004 e che è in grado di ospitare 10 esperimenti scientifici contemporaneamente attivi, più altri tre “in attesa Come il laboratorio americano, anche Columbus ha forma cilindrica. Sarà lungo 6 metri e 60 centimetri e avrà un diametro di 4 metri e mezzo.

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