Un primo passo dell’ESA verso la missione Mars Sample Return

Impressione artistica della Mars Sample Return
13 Novembre 2003

Che può esserci di meglio per gli uomini che atterrare su Marte ed esplorare le meraviglie del Pianeta Rosso? Risposta: toccare, fotografare e analizzare alcuni campioni di roccia marziana, prelevati con cura, in un laboratorio sulla Terra.

Se tutto procede secondo i piani, questo è esattamente quello che il Programma a lungo termine dell’ESA Aurora per l’esplorazione del Sistema solare permetterà di fare entro una decina d’anni, tempo in cui i primi campioni di materiale marziano saranno sigillati in una capsula speciale e rispediti sulla Terra per essere analizzati.

Il primo passo per far compiere questo grande salto alla conoscenza umana fino a divenire realtà è stato percorso alla fine dello scorso ottobre, quando sono state annunciate le industrie che parteciperanno alla realizzazione della missione Mars Sample Return (MSR), ovvero la missione per il rientro di campioni da Marte, seconda missione robotizzata ammiraglia facente parte di Aurora.

Accordi paralleli per gli studi della Fase A che portino a una completa iterazione di design della missione MSR sono stati pianificati con due team industriali.

Un gruppo, guidato da Alenia Spazio (Italia), vede la partecipazione di Alcatel (Francia), Dutch Space (Olanda), ELV (Italia) e MDR (Canada).

L’altro team, con a capo EADS Astrium (Gran Bretagna), include Astrium SAS (Francia), EADS ST (Francia), Galileo Avionica (Italia), RAL (Gran Bretagna), SAS (Belgio), SENER (Spagna) e Utopia Consultancies (Germania).

“Le proposte che abbiamo ricevuto sono state di eccellente qualità, frutto dell’entusiasmo e dell’impegno dei team industriali che le hanno studiate” ha detto Bruno Gardini, Project Manager di Aurora.

Portare indietro Marte sulla Terra

MSR ascent module
Visione artistica del modulo di risalita lanciato dalla superficie di Marte con i campioni di terreno marziano

Secondo le attuali previsioni, MSR sarà una missione a due fasi. Dapprima, una sonda con la capsula di ritorno sarà lanciata nel 2011 e immessa nell’orbita marziana. Poi, due anni dopo, una seconda sonda con un modulo per la discesa e un veicolo per la risalita da Marte sarà lanciato su una traiettoria simile.

In questa seconda fase di avvicinamento a Marte, il modulo di discesa e il veicolo di risalita da Marte si staccheranno dalla sonda ed effettueranno un atterraggio controllato sul pianeta. Una trivella robotizzata prenderà campioni di suolo ad una profondità che varia dal metro e mezzo ai due metri e li sigillerà in una piccola scatola sul veicolo per la risalita. Altri campioni di suolo e di aria marziani possono essere raccolti e conservati nella stessa scatola.

Con a bordo il prezioso carico, il veicolo di risalita da Marte decollerà dalla superficie, incontrando in orbita la sonda e agganciandosi ad essa. Dopo aver ricevuto la scatola con le rocce marziane, la sonda farà ritorno alla Terra con una capsula di rientro che conterrà i campioni e che si getterà direttamente nell’atmosfera.

Grazie ad un paracadute o a un dispositivo gonfiabile che ne rallenterà il rientro, la capsula atterrerà dolcemente prima di esser presa in consegna da una squadra che la porterà dal luogo dell’atterraggio a un laboratorio assolutamente protetto dove i campioni saranno sottoposti alle analisi da parte degli scienziati.

Il design della capsula assicurerà l’integrità strutturale del container, anche nel caso che il paracadute non si apra e che l’atterraggio sia quindi durissimo.

“La Mars Sample Return è una delle missioni più impegnative mai progettate dall’ESA – ha ammesso Gardini.

"Non solo prevede l’utilizzo di molte tecnologie innovative e di quattro o cinque veicoli spaziali, ma ha anche un’importanza scientifica cruciale ed è la prima missione robotizzata con un profilo simile ad una probabile spedizione umana su Marte”.

Parte delle tecnologie richieste per il successo di questo ambizioso tentativo devono ancora esser sviluppate in Europa, ad esempio il rientro di un veicolo che proviene a tutta velocità dallo spazio profondo.

Come primo passo nello sviluppo di un veicolo che possa portare indietro campioni da Marte, occorre quindi che sia sviluppata questa tecnologia di rientro e dimostrata la sua accuratezza come parte del Programma Aurora. In proposito, sono stati annunciati da poco alcuni studi di fattibilità grazie alla missione Arrow, detta EVD (Earth re-entry Vehicle Demonstrator) per il rientro della sonda.

Allo stesso modo, la missione ExoMars, la prima missione ammiraglia del Programma Aurora, compirà un esperimento sulle complesse manovre di rendezvous e di agganciamento. Lo scorso settembre sono cominciati gli accordi per lo studio industriale della Fase A della missione ExoMars.

Per ulteriori informazioni:

Bruno Gardini
Aurora Project Manager
ESTEC
The Netherlands
Tel: +31-71-565-3849
E-mail: Bruno.Gardini@esa.int

Copyright 2000 - 2014 © European Space Agency. All rights reserved.