Il diario nello Spazio di Roberto Vittori: La vita sulla Stazione Spaziale Internazionale

22 Aprile 2005

Un commento per iniziare: per certi versi, essere a bordo della Stazione Spaziale Internazionale è come vivere in un sogno. Cammini sul margine dell’orizzonte tecnologico della nostra generazione. È molto stimolante ed è un onore essere qui come europeo e come italiano. È una sfida piena di soddisfazioni, ma non è certo semplice.

Ci sono centinaia, forse migliaia di oggetti a bordo della Stazione Spaziale. È quasi per magia che l’equipaggio, con l’aiuto delle stazioni di terra, riesce a trovare quasi tutto. Bisogna davvero ringraziare di cuore tutti quanti, per l’impegno e la dedizione impiegati nel registrare la posizione di ciascun oggetto in un database.

Allo stesso tempo, può essere molto difficile organizzarsi il lavoro a bordo. Immaginatevi di dover metter su un esperimento mentre tutto vi fluttua intorno. Occorre autocontrollo e anche tenersi stretti l’equipaggiamento e tutto quel che serve e….per inciso, non c’è quasi più spazio.

A volte mi soffermo a pensare quanto sia sorprendente il modo con cui lavoriamo. Un giorno eravamo tutti in un solo modulo, il Modulo di Servizio. Sergei e Sasha erano occupati con un esperimento di medicina, Leroy si stava allenando con il tapis roulant, John mangiava uno snack e ero impegnato con gli esperimenti dell’ESA. Ti adatti presto, e impari a muoverti, a pensare e a organizzarti tridimensionalmente.

Sì: in effetti, a bordo si usa tutto l’intero spazio tridimensionale, senza fare una vera distinzione tra pavimento, soffitto e pareti. Anche se, in realtà, una differenza c’è e tutti noi preferiamo lavorare con la testa all’insù, come a terra. Ma se c’è bisogno, tiriamo fuori le nostre abilità da ragno e usiamo al meglio tutto lo spazio disponibile.

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