A proposito dell'ESA

"Per l'Europa lo spazio è già diventato una realtà, soprattutto grazie all'ESA. Ora si tratta di sapere cosa vogliamo farne" dichiara Antonio Rodotà, Direttore Generale dell'Agenzia Spaziale Europea. "E' nostro compito assicurarci che siano state prese in considerazione tutte le opportunità e raccolte tutte le sfide."

Visione e strategie

Mr Antonio Rodotà, Director General of ESA
Mr Antonio Rodotà, Director General of ESA

L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) offre una visione di quel che sarà l'Europa spaziale del futuro e dei vantaggi che i satelliti procurano all'uomo della strada. Inoltre, essa elabora le strategie necessarie a tradurre questa visione in realtà, grazie a progetti di cooperazione nel campo della scienza e della tecnologia spaziale.

Lo sviluppo di lanciatori potenti e di nuovi veicoli spaziali è uno dei metodi operativi dell'ESA. Un altro metodo è l'interazione creativa con le agenzie spaziali nazionali e con le industrie aerospaziali dei suoi 15 Stati membri. E, nell'epoca in cui la corsa allo spazio della guerra fredda fra gli Stati Uniti e la Russia ha ceduto il passo alla cooperazione internazionale nello spazio, l'ESA parla e agisce in nome dell'Europa sulla scena mondiale.

I successi conseguiti dall'ESA nell'ultimo quarto di secolo hanno modificato il suo ruolo. Nel 1975, quando fu creata l'Agenzia, l'Europa aveva un disperato bisogno di colmare il suo ritardo. Un primo tentativo di sviluppare un razzo per lanciare satelliti andò a monte. Gli scienziati europei avevano già un programma multinazionale interessante, ma dovevano generalmente rivolgersi agli Americani o ai Russi per lanciare i loro esperimenti spaziali o i loro piccoli satelliti.

Oggi le cose stanno in modo ben diverso! Con i programmi dell'Agenzia nel campo dei lanciatori, della scienza, delle telecomunicazioni, dell'osservazione della Terra e dei voli abitati l'Europa ha dimostrato la sua grande competenza. I progetti spaziali e le loro applicazioni sono diventati normali attività quotidiane per gli Stati membri dell'ESA. Le industrie spaziali europee impiegano già 40.000 persone direttamente e 250.000 indirettamente; cifre, queste, che non possono che aumentare.

L'ESA, pertanto, non è solo un'istituzione tecnica, ma fa parte integrante del tessuto economico e sociale dell'Europa e della sua cultura del sapere e del know-how. Per sostenere questo successo nel XXI° secolo, gli Stati membri contano sul fatto che l'ESA continui a proporre loro progetti spaziali multinazionali opportuni e accuratamente elaborati per aiutarli a migliorare la competitività delle loro industrie. Inoltre, l'ESA coordina il profondo impegno di riflessione necessario per raccogliere le nuove sfide – alcune delle quali vengono descritte nella prossima sessione.

Dieci sfide per l'Europa

Galileo system
Galileo system

"Qualsiasi elenco che intenda enumerare le sfide su cui va diretta la nostra attenzione in termini di strategia può essere citato solo a titolo esplicativo" afferma Antonio Rodotà, Direttore Generale dell'Agenzia Spaziale Europea. "Siamo solo agli albori dell'era spaziale e, per me, il campo d'azione dell'ESA ha per limiti solo l'immaginazione umana".

Satelliti di navigatione. I sistemi di navigazione spaziale sono indispensabili alla scienza e all'industria. Stiamo incominciando ad utilizzarli persino nelle automobili. Ma in alcuni settori strategici, come il trasporto aereo, le applicazioni sono ristrette perché il sistema americano e quello russo sono posti sotto controllo militare. Nei periodi di crisi gli operatori ne riducono deliberatamente le prestazioni. L'Unione europea ha espresso la propria costernazione di fronte a questo stato di cose. Per questo motivo l'ESA attualmente si affretta a sviluppare satelliti di navigazione civili, necessari all'Europa per assicurarsi la propria autonomia.

Voli spaziali semplificati. Oggi per lanciare nello spazio satelliti, astronauti e rifornimenti si ricorre a missili a propulsione chimica di tipo classico. Si tratta di sistemi pesanti, dispendiosi in termini di tempo e denaro. Quindi, pur continuando a promuovere il miglioramento della serie dei lanciatori Ariane ed un nuovo piccolo lanciatore chiamato Vega, l'Agenzia e l'industria spaziale europea considerano con il massimo interesse soluzioni radicalmente diverse che possono offrirsi a lungo termine, particolarmente in termini di lanciatori riutilizzabili. Questi ultimi potrebbero, per esempio, decollare ed atterrare orizzontalmente. In orbita, i satelliti saranno provvisti di altri mezzi propulsivi: potrà trattarsi dei motori elettrici alimentati dall'energia solare, che l'ESA sta già sviluppando, e fors'anche di sistemi che sfruttano il vento solare per propellere veicoli interplanetari.

Nanosatelliti. Il primo satellite americano Explorer 1, lanciato nel 1958, pesava appena 8 kg; eppure ha scoperto la cintura di radiazione attorno alla terra mediante un semplice contatore Geiger. Satelliti con una massa di centinaia o migliaia di chili sono poi diventati una norma, ma oggi ci si interessa a piccolissimi dispositivi ultraintelligenti che pesano meno di 10 kg. Il primo nanosatellite europeo, sviluppato da un'università britannica, è stato lanciato nel giugno del 2000. SNAP-1 pesa 7 kg e si avvale dei quarant'anni di progressi compiuti nel campo della tecnologia microelettronica e micromeccanica dal lancio di Explorer 1. Inviati in orbita sia a solo, per missioni veloci e poco costose, che a sciami, per l'osservazione della Terra, questi satelliti in miniatura offrono ai piccoli paesi e alle piccole istituzioni o società la possibilità di competere con i giganti dell'industria aerospaziale.

Quota di mercato. Lo spettacolare successo dei missili Ariane, che ha permesso all'Europa di conquistare una larga fetta del mercato del lancio di satelliti civili, non ha trovato corrispondenza nella fabbricazione e nella vendita di questo tipo di satelliti. I servizi di telecomunicazioni non europei, per esempio, preferiscono tuttora rivolgersi a fornitori americani. L'industria spaziale statunitense beneficia di cospicui finanziamenti pubblici e dello stimolo tecnologico procurato dal settore spaziale militare, un settore che in Europa è relativamente ridotto. L'ESA cerca con sollecitudine mezzi più efficaci per sostenere l'industria spaziale civile europea, particolarmente attraverso la dimostrazione di nuove tecnologie con piccoli esperimenti di breve durata nello spazio.

Controllo del clima. In tutto il mondo vengono attualmente compiuti intensi sforzi diplomatici per definire politiche volte ad attenuare i cambiamenti climatici. I satelliti di osservazione della Terra e di ricerca dell'ESA contribuiranno alla verifica dei fondamenti scientifici di queste politiche e al controllo della loro attuazione e dei loro risultati. Tutto questo non impedirà probabilmente il verificarsi di cambiamenti climatici, siano essi il risultato dell'azione dell'uomo o fenomeni naturali. A lungo termine, la tecnologia spaziale potrebbe fornire mezzi per regolare il tempo, per esempio con enormi riflettori messi in orbita che potrebbero ridurre od aumentare le radiazioni solari in determinate zone. L'Europa ha bisogno di tenersi al corrente delle tecnologie che vanno sviluppandosi in questo campo e di valutarne attentamente i complessi risvolti politici e giuridici.

Impatti cosmici. Nel 1996, il Consiglio d'Europa ha sollecitato maggiori sforzi per rilevare gli “asteroidi e le comete potenzialmente pericolosi per l'umanità”. Gli impatti di asteroidi e di comete hanno causato, in passato, catastrofi su scala regionale e mondiale; le ricerche avviate mirano a rilevare la presenza di oggetti poco visibili che seguono orbite potenzialmente pericolose. L'ESA finanzia il progetto Spaceguard (a Roma) che coordina 80 centri di caccia agli asteroidi nel mondo. Rosetta, la sonda spaziale dell'ESA che andrà incontro alla cometa Wirtanen nel 2003, permetterà di capire meglio la natura fisica di questa minaccia. Due progetti dell'ESA attualmente allo studio promettono di essere ottimi cacciatori di asteroidi: BepiColombo, che dovrà raggiungere il centro del Sistema Solare per osservare il pianeta Mercurio, e GAIA, un nuovo satellite di cartografia stellare.

Compiti delicati. Molti dei progetti spaziali relativamente semplici sono già stati portati a termine, ma le nuove scoperte ed applicazioni richiedono spesso nuove tecnologie spaziali. Per esempio, gli scienziati specialisti della Terra come pure gli specialisti dello spazio vogliono satelliti che siano in grado di compensare automaticamente le forze non gravitazionali, che si tratti delle forze esercitate dagli strati alti dell'atmosfera terrestre o dalla pressione della luce solare nello spazio profondo. L'uso di fasci laser a grandi distanze è un'altra tecnologia molto complessa con importanti applicazioni, particolarmente nell'ambito del progetto LISA, che l'ESA studia attualmente per rilevare l'ipotetico tremore dello spazio, e utilizzerà navicelle distanziate le une dalle altre 5 milioni di chilometri. Sul piano strategico, si pone la questione di sapere quando l'Europa deve impegnarsi da sola in progetti di tale difficoltà e quando deve invece cercare una collaborazione a livello mondiale.

Materie prime e energia dello spazio. La Luna e gli asteroidi sono ricchi di materiali che potrebbero essere teoricamente sfruttati per fabbricare oggetti o produrre ossigeno e acqua. La difficoltà di lavorare nello spazio è parzialmente compensata dalla bassa gravità di questi corpi celesti rispetto a quella della Terra. A lungo termine, per esempio, si potranno probabilmente costruire più facilmente grosse stazioni spaziali o razzi interstellari in ambiente a bassa gravità. L'ESA incoraggia gli ingegneri e i ricercatori europei a studiare eventuali soluzioni in questo campo, nonché a valutare la possibilità di alimentare la Terra con energia pulita proveniente dallo spazio. Un'altra idea, sempre nel lungo periodo, sarebbe che le stazioni orbitali possano generare elettricità a partire dalla luce del Sole o elettricità naturale dell'ambiente spaziale e irradiarla al suolo.

Claude Nicollier spacewalk
Claude Nicollier repairing Hubble

Robot o astronauti? La memorabile missione condotta nel 1993 per riparare il Telescopio spaziale Hubble NASA-ESA, alla quale partecipò l'astronauta dell'ESA Claude Nicollier, ha contribuito a far tacere le critiche rivolte ai voli spaziali abitati. Tuttavia, i veicoli spaziali non abitati e i robot diventano sempre più intelligenti e non richiedono i sistemi di sopravvivenza o il "biglietto di ritorno" necessari all'essere umano. Per i pianificatori di voli spaziali, determinare i rispettivi ruoli dei robot e degli astronauti nelle stazioni spaziali, nelle basi lunari o nell'esplorazione di Marte è una delicata questione di strategia. L'ESA si è pienamente impegnata nei voli abitati con la Stazione spaziale internazionale, ma il fatto che metta a punto, per la stessa missione, un braccio telemanipolatore e un veicolo di trasferimento automatizzato dimostra il sostegno che essa apporta anche alle soluzioni robotizzate. Parallelamente, nell'ambito del suo programma scientifico, l'ESA sviluppa veicoli spaziali robotizzati capaci di eseguire operazioni complesse in modo autonomo, lontano dalla Terra.

Rimanere in testa. Quando Ariane 4 confermava ancora il suo successo come lanciatore degli anni '90, l'ESA sviluppava già il missile Ariane 5, più potente. Nel 2005 un'Ariane 5 migliorata sarà in grado di porre in orbita 11 tonnellate. Quando si può contare su team di ingegneri capaci di realizzazioni eccellenti, è logico continuare a proseguire i lavori in determinate direzioni per mantenere il proprio anticipo. Analogamente, i team scientifici possono giocare le loro migliori carte in alcuni campi precisi. Per esempio, l'immenso successo che è stato l'osservatorio spaziale ISO dell'ESA (1995) per le ricerche nell'infrarosso sarà seguito nel 2007 dai progetti FIRST e Planck (2007) della stessa famiglia. La sfida, per l'Europa, consiste nel determinare con avvedutezza quando il consolidamento degli attuali orientamenti dei suoi lavori e quando il lancio di nuove attività rappresentano il miglior modo di rimanere in testa.

Dopo 25 anni di successo

Europe's access to space
Europe's access to space

"Diciamo pure che sinora è andato tutto bene", commenta Antonio Rodotà, Direttore Generale dell'ESA. "Ma i pionieri dell'ESA erano ingegneri e scienziati dotati di un'immaginazione e di un dinamismo straordinari. E' esattamente quel che ci occorre se vogliamo riuscire altrettanto bene di loro".

L'Agenzia Spaziale Europea ha iniziato le sue attività nel 1975. Era stata inventata due anni prima, durante una riunione dei ministri di dieci paesi europei, per combinare gli obiettivi delle ex-organizzazioni europee ELDO (European Launcher Development Organisation) e ESRO (European Space Research Organisation), che datano ambedue dell'inizio degli anni '60. L'ESA conta attualmente 15 Stati membri in Europa, più il Canada, che ha stretto un accordo di cooperazione con l'Agenzia per alcuni programmi.

Durante i suoi primi 25 anni di esistenza, l'ESA ha elevato l'Europa dal rango di attore minore a quello di protagonista di primo piano, che gode di un alto grado di autonomia nella maggior parte dei settori della tecnologia spaziale e di una capacità innovativa di statura mondiale. La svolta si è prodotta nel 1986, quando la sonda Giotto dell'ESA, costruita dall'industria europea, che imbarcava strumenti messi a punto da scienziati europei e lanciata da un missile europeo, ha effettuato il più audace volo di avvicinamento alla cometa di Halley che sia mai stato tentato da un'agenzia spaziale.

Fra le maggiori realizzazioni dell'ESA si annoverano:

  • I missili Ariane sviluppati dall'Agenzia controllano oggi il mercato dei lanci spaziali civili, soprattutto per quanto riguarda i satelliti di telecomunicazioni, nonostante l'intensa concorrenza mossa da Stati Uniti, Russia, Cina e Giappone. E' un'industria che si valuta oggi in miliardi di euro.

  • Le norme mondiali dell'attuale generazione di satelliti di telecomunicazioni sono basate su tecniche di cui l'ESA ha fornito la dimostrazione; più di 50 satelliti di telecomunicazioni sono stati costruiti dalle società aerospaziali europee, il che rappresenta – anche in questo caso – un'industria valutabile in miliardi di euro.

  • L'ESA è all'avanguardia, sul piano mondiale, per quanto riguarda il controllo del buco di ozono, delle calotte glaciali, delle correnti e dei venti oceanici e di altri fattori che influiscono sulla salute del nostro pianeta. Meteosat, che fornisce giornalmente sequenze animate - oggi ormai familiari - del tempo che fa in Europa e in Africa, è stato anch'esso sviluppato dall'ESA.

  • I satelliti scientifici costruiti dall'ESA hanno svolto un ruolo di primo piano nello studio del Sole e dei suoi effetti sulla Terra, nelle ricerche sulle comete, nell'elaborazione della cartografia del cielo dallo spazio e nell'esplorazione dell'Universo con la luce infrarossa e i raggi X.

  • Gli astronauti dell'ESA hanno volato nello spazio partecipando a dieci missioni dello Shuttle ed effettuato diversi soggiorni a bordo della stazione spaziale russa Mir. Saranno pronti a svolgere il loro ruolo a bordo della Stazione spaziale internazionale, a cui l'Agenzia partecipa da vero e proprio partner.

Progetti spaziali in corso e futuri

Huygens on Titan
Huygens parachutes onto Titan

"Avreste un'impressione molto più forte di quello che facciamo se poteste veder passare sopra la vostra testa i nostri satelliti", commenta Antonio Rodotà, Direttore Generale dell'ESA. "O, naturalmente, in volo stazionario sopra l'Equatore, in stazione eliosincrona o in viaggio verso Saturno".

La seguente lista elenca i veicoli spaziali dell'Agenzia spaziale europea che sono attualmente operativi o il cui lancio è previsto entro la fine del 2004 (per ordine di lancio approssimativo), ossia, nell'insieme, più di venti progetti. Sul presente sito Web si troveranno informazioni su questi progetti e su quelli che li hanno preceduti e che li seguiranno.

Telescopio spaziale Hubble (NASA & ESA) 1990.
Gli astronomi europei hanno la sicurezza di poter utilizzare questo famoso telescopio spaziale che opera nel visibile, grazie al partenariato e ai contributi pratici dell'ESA a questo progetto.

Ulysses (ESA & NASA, costruita in Europa) 1990.
Questa sonda spaziale, la prima ad aver mai sorvolato i poli del Sole, ha trasformato le conoscenze degli scienziati circa il vento solare ed il suo magnetismo, che riempiono lo spazio che ci circonda.

ERS-2 1995.
Proseguendo lo studio della Terra mediante radar, iperfrequenze e luce infrarossa intrapreso da ERS-1, i cui risultati sono stati tanto conclamati, ERS-2 osserva il buco dell'ozono grazie ad un nuovo strumento.

SOHO (ESA & NASA, costruito in Europa) 1995.
L'Osservatorio del Sole e dell'eliosfera SOHO ha fatto numerose scoperte sull'interno del Sole e sulla sua atmosfera esplosiva, e sorveglia le tempeste solari 24 ore su 24.

Huygens (contributo dell'ESA alla missione Cassini della NASA) 1997.
Nel novembre del 2004 la sonda Huygens si paracaduterà nell'atmosfera brumosa di Titano, la più grossa luna di Saturno, per rivelare i segreti chimici di questo mondo enigmatico.

XMM-Newton 1999.
Tre straordinari telescopi, ciascuno provvisto di 58 specchi accuratamente sagomati in modo da incastrarsi gli uni negli altri, ne fanno l'osservatorio spaziale più sensibile che sia mai stato costruito per l'osservazione astronomica dei raggi X.

Cluster (ESA & NASA, costruito in Europa) 2000.
Questi quattro satelliti operano di concerto per fornire una visione tridimensionale senza precedenti della battaglia che si sferrano il vento solare e il campo magnetico della Terra, e delle tempeste spaziali che l'accompagnano.

Artemis (ESA e Giappone) 2001.
Questo satellite di telecomunicazioni innovativo farà la dimostrazione di collegamenti diretti con utenti terrestri mobili, raccoglierà dati trasmessi da altri satelliti mediante fasci laser e fornirà dati di navigazione a EGNOS (vedi oltre).

Envisat 2001.
Con un peso di 8 tonnellate, questo grosso satellite di telerilevamento europeo sorveglierà la Terra mediante versioni perfezionate degli strumenti adoperati da ERS-2, e con diverse altre apparecchiature nuove.

Braccio robotizzato europeo 2001.
E' uno dei contributi dell'ESA alla Stazione spaziale internazionale; il braccio deve essere montato sul modulo russo, ma servirà a progetti europei condotti a bordo della stazione.

Integral 2002.
Fratello dell'XMM-Newton, questo satellite ricorrerà ad ingegnosi telescopi e a sensibili rilevatori per osservare i raggi gamma sprigionati dai violentissimi fenomeni che si producono nello spazio cosmico.

MSG-1 (ESA & Eumetsat) 2002 e MSG-2 circa 18 mesi dopo.
Questi satelliti Meteosat di seconda generazione forniranno informazioni meteorologiche molto più precise di quelle trasmesse dai satelliti della prima generazione, che operano sopra l'equatore dal 1977.

SMART-1 2002.
Questo piccolo veicolo spaziale sperimentale farà la dimostrazione dell'uso della propulsione solare-elettrica e imbarcherà una serie di strumenti scientifici per ispezionare la Luna.

Rosetta (ESA, più un modulo d'atterraggio sotto direzione franco-tedesca) 2003.
L'obiettivo è la cometa Wirtanen, che Rosetta accompagnerà per diversi mesi osservandola da un'orbita ravvicinata e rilasciando un modulo di atterraggio sulla sua superficie.

EGNOS in servizio nel 2003.
EGNOS (European Geostationary Navigation Overlay Service) utilizzerà gli strumenti di tre satelliti geosincroni ed una rete di stazioni terrene per rendere più precisi e più affidabili i sistemi di navigazione americano e russo.

Mars Express (ESA, più il modulo di atterraggio sotto direzione britannica) 2003.
Nel corso dell'esame più dettagliato che sarà mai stato tentato sul pianeta rosso, Mars Express cercherà la presenza di acqua o di ghiaccio sotto la superficie di Marte e sgancerà un modulo di atterraggio che potrà rilevare segni di vita.

Cryosat 2003.
Primo della nuova serie Earth Explorer dell'ESA, Cryosat utilizzerà due radar per rilevare le modifiche delle calotte glaciali e dei banchi di ghiaccio della Terra con una precisione ineguagliata.

METOP-1 (ESA & Eumetsat) 2003.
Mentre Meteosat e MSG osservano le condizioni meteorologiche sorvolando l'equatore, METOP volerà sopra i poli e disporrà di strumenti perfezionati per sondare l'atmosfera.

Veicolo di trasferimento automatizzato 2003.
Questo ingegnoso sistema di trasporto porterà rifornimenti alla Stazione spaziale internazionale, agganciandovisi automaticamente, ne correggerà l'orbita e terminerà la propria vita come inceneritore.

Galileo 2004-2008.
I primi satelliti del sistema di navigazione europeo, Galileo, saranno qualificati nello spazio nel 2004, mentre l'insieme della costellazione, composta da 30 satelliti, sarà operativo nel 2008.

Columbus 2004.
Il più grosso elemento realizzato dall'Europa per la Stazione spaziale internazionale è un laboratorio cilindrico lungo 6,7 metri, nel quale gli astronauti sorveglieranno ogni anno centinaia di esperimenti.

La geografia dell'ESA

MCR at ESOC
Main Control Room at ESOC

"In qualsiasi centro dell'ESA andrete, vi troverete team di esperti di diversi paesi che lavorano insieme con successo su progetti difficili" dice Antonio Rodotà, Direttore Generale. "E' assolutamente straordinario. Pensare che i loro nonni si sparavano addosso!

L'Europa è un mosaico di paesi relativamente piccoli. Il suo passato bellicoso inorridisce gli storici e la diversità delle sue culture incanta i turisti. Dai filosofi greci alla rivoluzione industriale e più in là ancora, questo piccolo continente ha spesso fatto scuola nel campo delle arti, delle scienze e dell'esplorazione, nonché della tecnologia.

Nella seconda metà del ventesimo secolo, prima ancora che i politici imboccassero la via dell'unione europea, gli scienziati dell'Europa occidentale ragionavano sul fatto che alcune costose infrastrutture necessarie per le ricerche di punta erano fuori dalla portata dei budget dedicati alla scienza dai diversi paesi. Il primo grande progetto di collaborazione portava sulla fisica delle particelle (CERN, creato a Ginevra nel 1953). Il secondo è stato l'Organizzazione europea per la ricerca spaziale (ESRO, 1962) la cui sede era a Parigi, che è stato uno dei precursori dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA, 1975).

I dieci membri fondatori dell'ESA comprendevano i più grandi paesi d'Europa occidentale (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna) nonché il Belgio, la Danimarca, i Paesi Bassi, la Svezia e la Svizzera. Successivamente, altri cinque paesi sono diventati membri dell'Agenzia: Irlanda, Austria, Norvegia, Finlandia e Portogallo. Il Canada partecipa a titolo di cooperazione.

La maggior parte degli Stati membri appartengono anche all'Unione europea, ma non tutti. Viceversa, alcuni membri dell'Unione europea non sono ancora membri dell'ESA. Le due istituzioni sono indipendenti l'una dall'altra, ma cooperano in modo costruttivo per elaborare la politica spaziale dell'Europa. Esiste anche una partecipazione incrociata con il Consiglio d'Europa, il CERN e l'Organizzazione europea per le ricerche astronomiche nell'emisfero australe con la quale l'ESA ha stretto legami scientifici. La diversità degli Stati membri dell'ESA è fonte di vitalità e di polivalenza, poiché ogni paese conferisce le tradizioni scientifiche, il know-how tecnologico, le priorità politiche e lo stile culturale che gli sono specifici.

Ogni volta che un nuovo veicolo spaziale dell'ESA viene messo in orbita, sono un migliaio di uomini e donne che giubilano negli stabilimenti e nei laboratori disseminati in tutto il continente e che esclamano orgogliosamente nelle loro diverse lingue “Abbiamo contribuito alla sua costruzione!” Nel caso di XMM-Newton (1999), ad esempio, gli elementi e gli strumenti scientifici provenivano da 14 paesi europei. Si adattavano tutti perfettamente ed hanno tutti funzionato bene. La tecnologia chiave dei telescopi a raggi X è venuta da una cittadina della campagna lombarda.

L'industria aerospaziale europea, che fornisce all'ESA i mezzi per realizzare i suoi obiettivi, si evolve rapidamente secondo schemi multinazionali. Società che prima erano portabandiera dei loro rispettivi paesi hanno costituito grandi gruppi internazionali. Queste fusioni creano una nuova geografia per la politica dell'ESA in materia di gare d'appalto e di aggiudicazioni dei contratti negli Stati membri proporzionalmente al loro contributo al budget dell'Agenzia. Questa politica contribuisce a garantire che i piccoli Stati membri e le piccole società non vengano eclissati dai grandi paesi e dai colossi dell'industria aerospaziale.

L'ESA possiede stabilimenti e stazioni terrene in tutta l'Europa e degli avamposti ancora più lontani.

ESA (Sede dell'Agenzia Spaziale Europea) Parigi, Francia. Qui si svolgono le riunioni dei ministri, dei funzionari o degli esperti tecnici degli Stati membri che formulano le grandi decisioni, sulle quali il Direttore Generale e i Direttori esprimono il loro parere prima di metterle in opera. I direttori dei programmi dell'Agenzia per la scienza, le applicazioni e i lanciatori sono basati a Parigi, come pure i responsabili della strategia, della politica tecnologica, delle finanze e dell'amministrazione.

ESTEC (European Space Research and Technology Centre) Noordwijk, Paesi Bassi. L'ESTEC, il più grande centro dell'ESA, è la sua interfaccia tecnica con l'industria e la comunità scientifica europea. Le sue équipe di ingegneri e di ricercatori studiano le proposte e controllano lo sviluppo dei satelliti. Il Centro ospita i dipartimenti delle scienze dello spazio e delle scienze della Terra dell'ESA, nonché il direttorato dei voli abitati e della microgravità. L'ESTEC possiede i propri laboratori tecnologici ed importanti impianti destinati al collaudo dei veicoli spaziali e dei loro elementi nelle condizioni cui saranno sottoposti al momento del lancio e quando si troveranno nello spazio.

ESOC (European Space Operations Centre) Darmstadt, Germania. E' il centro di controllo delle missioni per la maggior parte dei progetti spaziali dell'ESA. Ne gestisce generalmente una mezza dozzina per volta grazie ad una rete mondiale di stazioni di inseguimento. Durante la pianificazione di un progetto, l'ESOC fornisce il proprio parere sulle orbite e i collegamenti al suolo. Ed è l'ESOC che ha incominciato ad utilizzare le immagini di Meteosat per le previsioni meteorologiche e le ricerche sul clima, sino a quando è stato creato Eumetsat, dall'altra parte della strada. I pericoli provenienti dai rifiuti spaziali (ossia le migliaia di frammenti di materiale spaziale che orbitano attorno alla Terra) sono un altro settore del quale si occupa l'ESOC.

ESRIN (European Space Research Institute) Frascati, Italia. E' il principale centro dell'ESA per l'osservazione della Terra. Raccoglie le immagini e i dati dei satelliti ERS dell'ESA e li raggruppa con le osservazioni dei satelliti SPOT controllati dalla Francia e dei satelliti americani, russi e giapponesi. Questo compito richiede l'elaborazione di un'enorme mole di dati, che sarà ancora maggiore dopo il lancio del primo grosso satellite Envisat, previsto nel 2001. L'ESRIN è anche il canale attraverso il quale circola l'informazione pubblica in merito all'ESA sul Web, ivi comprese le pagine che state leggendo!

EAC (European Astronaut Centre) Colonia, Germania. Qui fa base il corpo degli astronauti dell'ESA, 16 in tutto, provenienti dai sette Stati membri. Dal 1990 l'EAC si incarica dell'addestramento e del supporto medico degli astronauti dell'ESA a terra e durante le missioni spaziali. In futuro, gli impianti dell'EAC serviranno non solo agli astronauti dell'ESA, ma anche a quelli di altre regioni del mondo che contribuiranno allo sfruttamento della Stazione spaziale internazionale, tra cui il laboratorio Columbus.

CSG (Centre Spatial Guyanais) Kourou, Guiana Francese. Creato e gestito dal CNES, l'Agenzia spaziale francese, il porto spaziale dell'Europa è stato notevolmente ingrandito sotto l'egida dell'ESA per i lanci sperimentali e commerciali di Ariane. Il CSG è collocato in una posizione ideale sulla costa settentrionale del Sudamerica, che permette di svolgere lanci senza rischio sopra l'Oceano Atlantico. Inoltre, approfitta della rotazione della Terra nelle vicinanze dell'equatore per guadagnare il 10 % o più di massa utile da poter essere lanciata in orbita rispetto alla base americana di Cape Canaveral.

Stazioni terrene a Salmijärvi (vicino Kiruna) in Svezia, Redu in Belgio, Villafranca Del Castillo in Spagna e Kourou, nella Guiana Francese. La stazione di Salmijärvi vicino Kiruna, ad alta latitudine, funziona con i satelliti ESA che osservano la Terra seguendo orbite polari, mentre quella di Redu opera soprattutto con i satelliti di telecomunicazioni che orbitano sopra l'equatore. Villafranca è nota per le sue attività relative ai satelliti astronomici dell'ESA (attualmente XMM-Newton) e riceve gli scienziati che pianificano le osservazioni e che ne elaborano ed archiviano i risultati. Il principale ruolo della stazione terrena di Kourou è di comunicare con i satelliti poco dopo il loro lancio. L'ESA usa anche una stazione di inseguimento situata a Perth, in Australia, ed ha accesso ad altre stazioni in tutto il mondo, secondo le necessità delle missioni.

Altri avamposti. L'ESA ha anche assegnato alcune persone del suo staff ai centri operativi delle missioni ESA-NASA Ulysses e SOHO, rispettivamente al laboratorio JPL della NASA, in California, e al centro Goddard della NASA nel Maryland, nonché all'Istituto scientifico del telescopio spaziale di Baltimora, situato anch'esso nel Maryland. Il Centro europeo di coordinazione per il Telescopio spaziale Hubble NASA-ESA ed il Telescopio spaziale della prossima generazione si trovano presso la sede dell'Organizzazione europea per le ricerche astronomiche nell'emisfero australe di Garching, in Germania. L'ESA possiede uffici di collegamento permanenti a Bruxelles, Toulouse, Washington e Mosca.

Servire l'Europa e i suoi cittadini

Low levels stratospheric ozone
ERS-2/GOME map of ozone thinning over Europe

"Conduco la mia crociata personale in nome della gente", afferma Antonio Rodotà, Direttore Generale dell'ESA. "Voglio essere sicuro che i progetti spaziali dell'Europa vadano direttamente a favore dei contribuenti, che permettono di realizzarli".

Va di moda, nelle nuove aziende, preferire gli investimenti privati a quelli pubblici eppure, paradossalmente, nella cittadella del capitalismo americano la spesa pubblica destinata a sostenere la tecnologia spaziale nel settore privato è maggiore. La popolazione dell'Europa e il prodotto lordo della sua economia superano quelli degli Stati Uniti, ma i fondi destinati alla ricerca e alla tecnologia spaziale sono di gran lunga inferiori. Per alcuni Europei, lo spazio è una stravaganza, senza nesso con i veri problemi del mondo. Anche quando ci si entusiasma per lo spazio e se ne riconosce la potenziale utilità, lo si mette in concorrenza con gli altri usi dei fondi pubblici, particolarmente a favore di una scienza e una tecnologia al suolo, peraltro eccellenti.

In un continente in cui predomina la democrazia, l'Agenzia Spaziale Europea si allinea sulle decisioni dei rappresentanti dei governi eletti dei suoi Stati membri. Ma i progetti spaziali prendono generalmente più tempo per giungere a maturità di quanto non durino i governi. In qualità di fonte di visione e strategie per gli sforzi concertati dell'Europa, l'ESA mancherebbe al suo dovere se non difendesse, sempre e comunque, la causa dello spazio e delle proprie attività.

Si può fare una distinzione fra il programma scientifico “obbligatorio” ed i servizi generali dell'ESA, per i quali tutti gli Stati membri devono pagare proporzionalmente alla loro ricchezza nazionale, e i programmi “facoltativi”, per i quali i paesi sono invece liberi di scegliere se fornire un contributo e in quale misura. Ma le correlazioni e la continuità che esistono fra questi due tipi di programmi fanno sì che sia più facile riepilogare i vantaggi forniti dall'ESA all'Europa in un unico elenco.

I vantaggi per il pubblico
I vantaggi pratici che i programmi dell'ESA possono procurare ai cittadini europei comprendono migliori previsioni meteorologiche, telecomunicazioni personali più perfezionate e una navigazione spaziale più sicura.

I fondi pubblici destinati, tramite l'ESA, alla lotta contro l'inquinamento, all'osservazione delle catastrofi e alle operazioni di soccorso, alle attività di ricerca e di salvataggio, etc., vanno ampiamente al di là del campo d'azione delle aziende private.

L'esplorazione spaziale è appassionante. L'ESA si adopera affinché il pubblico possa partecipare all'avventura spaziale tramite la stampa, la televisione e il Web.

Lo spazio assume anche un immenso valore educativo: colpisce le giovani immaginazioni e può incoraggiare gli studenti a voler approfondire le loro conoscenze della fisica e dell'ingegneria.

Ognuno si chiede quale sia il suo posto nello spazio e nel tempo, e quale sia la nostra relazione con l'universo. Le missioni spaziali scientifiche dell'ESA contribuiscono molto a chiarire queste questioni.

Vantaggi ambientali
In Europa, come altrove, la protezione dell'ambiente è diventata un obiettivo fondamentale. Da questo punto di vista, i grandi programmi di osservazione della Terra dallo spazio svolti dall'ESA sono puramente e semplicemente indispensabili.

Il nuovo programma Esplorazione della Terra (Earth Explorer) dell'ESA contribuirà a colmare le lacune della nostra conoscenza dell'evoluzione del globo; per far questo, occorreranno veicoli spaziali più intelligenti, atti ad analizzare adeguatamente le cause e gli effetti.

Il Sole, che fornisce l'energia dell'ambiente terrestre, e le sue tempeste che influiscono sui nostri sistemi tecnologici - e forse anche sul tempo - sono uno dei principali centri d'interesse delle attività dell'ESA in materia di scienze spaziali.

Per capire meglio le qualità particolari della Terra, come culla della vita, bisogna confrontarla ad altri pianeti. Oggi l'ESA svolge un ruolo importante anche in questo campo.

Si osserva, fra il pubblico e negli ambienti politici, una sempre maggiore consapevolezza della minaccia rappresentata dagli impatti cosmici. L'ESA sostiene progetti di ricerca al suolo e nello spazio sugli asteroidi "erranti".

Al servizio dell'Europa
L'ESA risponde alle necessità che si manifestano, che si tratti di missioni spaziali scelte dalla comunità scientifica europea o del sistema autonomo di navigazione spaziale reclamato dall'Unione europea.

Tutti i progetti ed i programmi dell'ESA sono il frutto di scambi liberi con gli esperti tecnici di tutto il continente, nonché con i costruttori e gli utilizzatori potenziali.

Nuove "eurosocietà" rilevano le applicazioni lanciate dall'ESA; tra di esse si distinguono Arianespace per i lanci, Eutelsat per le telecomunicazioni, e Eumetsat per i satelliti meteorologici.

Gli stretti rapporti con le agenzie spaziali nazionali degli Stati membri, che hanno le proprie priorità e i propri progetti, sono reciprocamente utili e ricchi di scambi di idee.

L'ESA partecipa costantemente agli sforzi del Gruppo di coordinazione spaziale della Commissione europea, destinato a definire per il futuro una strategia ed una politica dello spazio coerenti.

L'Organizzazione europea per le ricerche astronomiche nell'emisfero australe, il CERN (Laboratorio europeo per la fisica delle particelle) e la Fondazione europea della scienza mantengono rapporti fruttuosi con il programma scientifico dell'ESA.

Le agenzie dei Paesi membri e dell'Unione europea che si occupano di aiuti e l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari relativi allo spazio extra-atmosferico apprezzano l'aiuto attivo dell'ESA mirato a far beneficiare i paesi in via di sviluppo dei frutti dell'attività spaziale.

Vantaggi economici e tecnici
Come hanno dimostrato i lanciatori Ariane, lo spazio può essere una fonte di reddito, e questo è il tipo di alta tecnologia di cui l'Europa ha bisogno per mantenere la propria potenza industriale.

L'ESA stimola e sostiene l'innovazione nelle industrie spaziali europee prima ancora che entrino in concorrenza e crea nuovi mercati e nuovi posti di lavoro nella prospettiva di una prosperità commerciale sul piano mondiale.

La maggior parte dei contributi dei Paesi membri al budget dell'ESA ritorna loro direttamente sotto forma di contratti assegnati alle loro industrie, ed in tal modo protegge e crea nuovi impieghi.

Tutti i progetti spaziali dell'ESA sono innovativi, e i progetti scientifici più complessi contribuiscono a spingere più lontano le frontiere del know-how della tecnologia spaziale europea.

La politica contrattuale dell'ESA favorisce una stretta cooperazione fra le industrie europee dei diversi paesi pur assicurando, nel contempo, la necessaria concorrenza per ogni contratto.

Un'iniziativa speciale favorisce l'accesso delle piccole e medie imprese ai programmi dell'ESA e dà la precedenza alle società ad alta tecnologia ricollegate alle università.

L'ESA ed i suoi subappaltatori promuovono attivamente le applicazioni tecnologiche delle attività spaziali. Un esempio è l'uso di un radar messo a punto per l'esplorazione di Marte che serve al rilevamento delle mine sotterranee.

Vantaggi culturali e politici
Nel campo dell'esplorazione dello spazio, altrettanto presente sulla scena culturale e politica di quanto lo fosse l'esplorazione degli oceani 400 anni fa, l'Europa ha scelto di agire da protagonista, e non da semplice spettatrice.

Grazie all'ESA gli Stati membri hanno fatto molto di più per l'esplorazione dello spazio e del suo uso a fini pratici di quanto la maggior parte di essi avrebbero potuto mai fare o cercato di fare da soli.

Le attività dell'ESA contribuiscono ad evitare un esodo catastrofico dei cervelli in materia di scienza ed ingegneria verso altre regioni del mondo dove esistono programmi spaziali attivi.

L'esplorazione dello spazio ha una grande capacità riunificatrice del sapere e delle capacità dell'Uomo, e si oppone alla tendenza verso un'eccessiva specializzazione grazie a progetti sostanzialmente multidisciplinari.

Il più importante aspetto politico è il desiderio di preservare la pace nello spazio e l'impegno dell'ESA a favore di questo obiettivo è descritto nella prossima sessione.

Per scopi esclusivamente pacifici

International Space Station
International Space Station

Nel corso di questo secolo, il genere umano farà scelte decisive sull'uso dello spazio e dell'intero sistema solare", dice Antonio Rodotà, Direttore Generale dell'ESA. "Dobbiamo essere abbastanza forti da poter garantire che l'Europa sia presente quando sarà giunto il momento di prendere le decisioni".

L'esplorazione dello spazio è incominciata sotto forma di un intenso antagonismo fra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti, quando cercavano di predominare l'uno sull'altro ai tempi della guerra fredda. Satelliti di sorveglianza militari erano allo studio prima ancora che fosse lanciato, nel 1957, il primo Sputnik. Sono stati adattati dei missili nucleari per farne dei lanciatori. Le realizzazioni nei campi della scienza spaziale civile, dell'esplorazione della Luna, dell'osservazione della Terra e delle telecomunicazioni derivano per buona parte dai programmi militari o sono il risultato della volontà delle superpotenze di dimostrare la loro superiorità in materia di tecnologia spaziale. La guerra fredda e la corsa allo spazio sono culminate nella “Star Wars”, l'iniziativa di difesa strategica degli Stati Uniti lanciata negli anni '80, che mirava a distruggere in volo i missili nucleari.

Questo era il mondo in cui è nata l'Agenzia Spaziale Europea. La promessa, contenuta nella convenzione che l'ha creata, di promuovere la cooperazione nello spazio "per scopi esclusivamente pacifici" aveva una maggiore risonanza negli anni '70 di quanto non ne abbia adesso. Tuttavia, sarebbe ingenuo pensare che la fine della guerra fredda abbia posto termine agli usi militari dello spazio. Gli Stati Uniti, la Russia, la Cina ed alcuni membri dell'ESA stessa proseguono importanti programmi militari.

Più lo spazio sembra prezioso, maggiore è il rischio di un conflitto. Un attacco su un satellite essenziale potrebbe provocare una guerra a terra. Lo scenario da incubo sarebbe l'estensione nello spazio interplanetare delle guerre navali e delle lotte per appropriarsi territori, risorse e vantaggi strategici che sono infuriate sugli oceani del nostro pianeta dal XVI° al XX° secolo. Più benigna nell'intento, ma comunque da non prendere alla leggera, è la proposta di lanciare nello spazio potenti armi nucleari per deviare o frantumare un asteroide che si diriga verso la Terra.

Il carattere multinazionale dell'ESA ed il suo vincolante impegno di intraprendere soltanto attività scientifiche le fanno un posto a parte fra le agenzie spaziali del mondo. Un modo di cercare di evitare i conflitti dello spazio consiste nel promuovere la collaborazione in materia di attività spaziali civili a livello mondiale. L'ESA coopera bilateralmente con altre agenzie ad una tale quantità di missioni spaziali diverse che le occorrono uffici permanenti a Washington e a Mosca, uffici che di fatto sono vere e proprie ambasciate spaziali.

Durante la guerra fredda, l'ESA ha preso l'iniziativa di uno scambio quadrilaterale con le agenzie spaziali degli Stati Uniti, della Russia e del Giappone nell'ambito dell'Inter-Agency Consultative Group for Space Sciences, creato in Italia, a Padova. Il suo primo compito è stato, nel 1986, di coordinare le osservazioni delle cinque sonde spaziali che dovevano andare incontro alla cometa di Halley. Attualmente esiste una intensa collaborazione nel quadro di un secondo programma interagenzia sulle scienze del Sole e della Terra. Nel 1999 si è presentato un terzo tema di cooperazione: l'ulteriore esplorazione delle comete e degli asteroidi. L'ESA partecipa anche alla Stazione spaziale internazionale, che si può considerare come una celebrazione, da parte delle varie agenzie, della fine della guerra fredda nello spazio.

Esiste un quadro di legislazione spaziale internazionale volto a limitare la militarizzazione dello spazio e a minimizzare i litigi sui suoi usi civili. Si può citare in merito il Trattato sullo spazio extra-atmosferico, il Trattato sulla Luna, una serie di risoluzioni e di principi dell'ONU ed una giurisprudenza in fase di sviluppo. Nel 1989 l'ESA ha creato il Centro europeo di legislazione spaziale per migliorare la ricerca, l'insegnamento e la pratica in questo campo di relazioni internazionali sempre più importanti e più complesse.

La forza con la quale l'ESA potrà far sentire la sua voce nella diplomazia spaziale dipende dal suo impegno pratico negli argomenti in questione. Il pianeta Marte è un caso tipico: un giorno si solleveranno questioni in merito agli eventuali rischi che vi saranno nel riportare campioni di Marte sulla Terra e alla creazione di stazioni abitate sulla sua superficie piuttosto che considerare il pianeta rosso come una riserva naturale. Sinora solo gli Stati Uniti e in minor misura la Russia hanno inviato sonde esplorative verso Marte. Una nuova era si aprirà quando la sonda Mars Express dell'ESA vi giungerà nel 2003. Se da un lato fornirà al programma internazionale di esplorazione scientifica del pianeta i rilevanti contributi che ci si aspetta, dall'altro Mars Express darà all'ESA una maggiore autorità quando si tratterà di dibattere in nome dell'Europa sulle questioni relative a Marte.

Ultima modifica: 8 Luglio 2003

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