Pedro Duque insieme al sette ed otto equipaggio della ISS
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La concretezza della missione Cervantes

06/11/2003 221 views 0 likes
ESA / Space in Member States / Italy

Nei giorni scorsi è stato firmato a Mosca un accordo fra ESA e Rosaviakosmos, l’agenzia spaziale russa, per due voli Foton senza uomini a bordo ma ricchi di esperimenti.

I Foton sono capsule automatiche che derivano dalle navicelle Vostok usate agli inizio degli anni '60 per i voli abitati, fra cui lo storico volo di Yuri Gagarin, primo uomo nello spazio.

Fin dal 1985 le capsule Foton sono utilizzate per ospitare strumenti scientifici in assenza di equipaggio. Sono navicelle molto semplici, ma garantiscono missioni piuttosto lunghe, fino a circa 15 giorni, e una procedura rapida per la preparazione, consentendo persino cambiamenti all’ultimo momento. L’ESA partecipa al programma Foton ormai dal 1987. L’accordo di Mosca, che si inserisce dunque in una consolidata tradizione, stabilisce la realizzazione di due lanci di capsule Foton, cariche di esperimenti ideati e realizzati dall’ESA, intorno al 2005-2006.

L'accordo ci permette di riproporre gli esperimenti scientifici che sono stati persi il 15 ottobre 2002, per il fallimento di un lancio Foton sulla rampa di lancio. È anche l'occasione per riproporre alcuni esperimenti europei che erano a bordo dello Shuttle Columbia.

 

L’accordo è seguito alla conclusione della missione russa Cervantes, che ha condotto l'ottavo equipaggio sulla Stazione Spaziale. Qual è lo stato della Stazione Spaziale?

Nonostante lo stop degli Shuttle sono circa 1100 giorni che lo spazio è abitato in modo permanente. Abbiamo raccolto una notevole dose di informazioni e di conoscenze scientifiche in parecchi settori, come per esempio il comportamento dell’organismo umano nello spazio, ma anche sul modo con il quale la crescita di proteine è influenzata dall’assenza di gravità.

Questi anni, inoltre, ci hanno permesso anche di mettere alla prova le nostre capacità ingegneristiche. Teniamo conto che prima della Stazione Spaziale, l’unica vera altra base nello spazio è stata la stazione MIR, costruita e lanciata dall’ex-URSS nel 1986, nelle fasi finali della guerra fredda.

Prima della Stazione Spaziale Internazionale, al mondo occidentale non mancavano tanto le competenze teoriche legate a un progetto di questo tipo, ma quelle capacità che si mettono a punto solo grazie alla pratica. Fra l’altro l’Italia ha tratto un vantaggio notevole da questi investimenti, visto che da sola l’Alenia ha costruito oltre il 50% del volume abitabile attualmente in orbita.

La Soyuz TMA-3 si avicina della ISS prima del atracco
La Soyuz TMA-3 si avicina della ISS prima del atracco

Della missione Cervantes faceva parte anche l’astronauta spagnolo Pedro Duque. Come è stata la sua esperienza?

La missione ha avuto pieno successo: tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti. L’ottavo equipaggio ha dato il cambio al precedente, la nuova capsula Soyuz ha sostituito la vecchia, e i 22 esperimenti previsti per gli otto giorni di Pedro Duque sono stati eseguiti. Per chi fosse interessato Pedro ha scritto un diario quotidiano, pubblicato sul portale dell’ESA, all’indirizzo www.esa.int.

Duque ha potuto sperimentare sul campo le condizioni di lavoro in un laboratorio spaziale: un'esperienza di cui tener conto nella revisione finale del laboratorio europeo Columbus, che dovrà essere installato sulla stazione spaziale quando riprenderanno i voli degli Shuttle.

Nei 22 esperimenti di Duque sono comprese anche alcune attività dedicate alla didattica, attività che si stanno ritagliando uno spazio sempre maggiore sulla Stazione Spaziale e che sono preziosissime per avvicinare i giovani a questo settore.

È chiaro comunque che a causa della riduzione dell'equipaggio a due soli membri, la scienza è va a rilento. Mentre prima del disastro del Columbia i tre astronauti del il quarto e i tre astronauti il quinto equipaggio avevano eseguito rispettivamente 27 e 25 esperimenti, adesso siamo tornati a 18. Includendo in questo numero anche le iniziative didattiche.

Inoltre alcuni esperimenti che necessitavano dello Shuttle per essere installati sulla stazione spaziale sono stati rimandati. Insomma, è chiaro che la mole di lavoro scientifico si riduce. Anche se nel corso dei sei mesi di permanenza nello spazio, l’ottavo equipaggio dedicherà oltre 300 ore ad esperimenti scientifici.

 

Il prossimo astronauta europeo, l’olandese Kuipers, è atteso sulla Stazione spaziale per il prossimo aprile, sempre a bordo di una Soyuz. Ma se la scienza subisce un rallentamento, che cosa rimane dell’esperienza della Stazione Spaziale?

La stazione spaziale è un laboratorio per la ricerca scientifica, ma il senso della ricerca non è soltanto quello che si trova in laboratorio. La stessa presenza dell’uomo nello spazio permette di raffinare competenze che altrimenti è impossibile sviluppare. Ed è a questi aspetti che in questa fase bisogna guardare principalmente.

La situazione mi ha sempre ricordato quella dei primi tentativi di navigazione delle antiche civiltà. Costruire una nave ha sempre comportato delle spese e dei rischi, che non venivano certo compensati da immediati guadagni. Ma per fortuna l’uomo non è animato solo dal guadagno. Questo ha permesso all’arte della navigazione di svilupparsi. Per lo spazio è un po’ la stessa cosa.

Il progetto Aurora, per esempio, è un piano previsto dall’ESA che identifica le nuove tecnologie da sviluppare per poter, un giorno, costruire una base abitabile su Marte. Non dopodomani, ma fra decine di anni. Le ricadute, in termini di conoscenze e di applicazioni alla vita quotidiana, arriveranno. Magari in modo del tutto indiretto, ma arriveranno.

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